Quindi, se i calcoli sono giusti, 359 mila euro per lauree e diplomi di Renzo Bossi, di Rosi Mauro e del suo fidanzato Piermosca. Ce n’é abbastanza perché il Cepu si costituisca parte civile contro la Lega per concorrenza sleale.
Ma ce n’è anche perché la storia di “The Family”, e quella dei leader celoduristi in lotta contro Roma ladrona (e soprattutto contro la grammatica) diventino un piccolo apologo esemplare.

In mezzo a tanti dettagli grotteschi, infatti, emergono particolari surreali: Manuela Marrone, demiurga della scuola leghista Bosina, che dorme circondata di libri. Per preparare le sue lezioni? No, per impratichirsi di magia e di cartomanzia.  E che dire del leader padano commosso mentre gli raccontano i mirabolanti (e falsi) successi educativi del Trota nelle università del Nord Europa? E cosa pensare del tenero Renzo, quello che secondo il padre aveva dato tre volte la maturità per colpa dei presidenti di commissione “terroni”, costretto a vergognarsi perché non sa cosa rispondere alla domanda che nessun adolescente italiano potrebbe temere: “Dove ti sei diplomato?”.

Nel tempo dell’Italia supercafona, dei tesoretti e delle tangenti, gli analfabeti di (in) successo e i loro tentativi grotteschi di taroccare “il pezzo di carta” a pagamento, fanno pena. Ma ci regalano anche una piccola soddisfazione: la Porsche e la Smart si possono comprare. Il diploma e la cultura no.

Il Fatto Quotidiano, 8 Aprile 2012

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