Dunque per la gran parte dei commentatori politici, anche l’avvocato Mills è una nipote di Mubarak. E per una volta surclassano i loro colleghi deputati. Perché anziché dirlo in coro e con il solo dito indice, nella baraonda della Camera dei deputati, in quella penombra di senso in cui “tutte le vacche sono nere”, lo scrivono in prima persona singolare. Lo argomentano.

Fanno finta di non sapere, come Vittorio Feltri, che quel galantuomo di Mills confessò spontaneamente il proprio incasso e per questo venne condannato (e prescritto) nei tre gradi di giudizio a una pena di anni 4 e 6 mesi, più un risarcimento alla Presidenza del Consiglio, per non farci mai mancare almeno un corto circuito semiotico, di 250 mila euro. Dunque corrotto. Sebbene da un corruttore inesistente.

E occultano negli spazi bianchi, tra le proprie righe, quel curioso accanimento che gli eserciti berlusconiani, da un giorno all’altro, mossero contro i tempi della prescrizione per tagliarli con qualunque mezzo, come fossero il nodo della Giustizia che imprigionandola la soffocava. Né vogliono arrendersi alla lineare semplicità che un innocente prescritto, in natura, è infinitamente più raro di un colpevole furbo.

Il Fatto Quotidiano, 28  Febbraio 2012