Proprio in questi giorni, sul sito di Repubblica spiccava in bella mostra un link che non ha mancato di destare curiosità: “Quel ritmo di Jovanotti che omaggia il Boss”. Una notizia posta in evidenza grazie al video a corredo, il quale rivelerebbe una certa somiglianza di Ora – canzone di Jovanotti – con Streets of Philadelphia, vecchia hit di Bruce Springsteen.

Senza entrare nel merito della questione (bisognerebbe allora riesumare la similitudine di A Te con la canzone di Alejandro Sanz di qualche anno), la notizia è di per sé un motivo per scambiare “2 parole 2” sull’artista di Cortona, passato nell’arco di vent’anni da Dj a protagonista indiscusso della musica italiana.

Inutile sottolineare quanto la musica di  Jovanotti rifletta i gusti degli italiani; i suoi dischi sono da anni autentici blockbuster, i concerti rigorosamente sold out raccontano la crescita inesorabile del cantante, se possibile supportata dalla supervisione di musicisti ineccepibili a servizio di un carrozzone musicale divenuto, dopo quello di Vasco e Ligabue, il più redditizio del paese.

A differenza dei due (perlomeno per il sottoscritto), Jovanotti suscita simpatia. La sua verve, la sua energia non è di poco conto e diciamolo pure, dal punto di vista “radiofonico”, qualche pezzo gli è pure riuscito.

Molte le opinioni che cercano di definirlo, tanto che il campionario di luoghi comuni per lui spendibili suscita indubbio interesse. Gli italiani lo ritengono il ragazzo della porta accanto, quello che “ce l’ha fatta”, un riflesso contemporaneo del sogno che si avvera tanto per intenderci; qualcuno si spinge addirittura nel definirlo un artista libero e compiuto… Ecco, su questo si può dissentire, sempre che il termine venga utilizzato con cognizione di causa. Se è vero che a questa voce corrisponde una figura svincolabile dai clichè e in grado di raggiungere l’apice del proprio percorso grazie a ricerca e coerenza, allora la discussione merita un approfondimento. La parabola di Cherubini è cominciata con Gimme Five, passando per L’Ombelico del Mondo per poi arrivare a Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang.

Ora, Lorenzo sarà pur simpatico, saprà anche indurre come nessun altro alle danze più sfrenate, “illuminare i propri fans” con la Tweet Dance… ma tra l’autorevolezza della cifra stilistica di un artista libero e compiuto e l’onestà derivativa che pare governare la sua carriera, intercorre quantomeno lo spazio per una piccola indagine.

Le mode del momento ispirano storicamente usi e costumi del Nostro: rock, pop, rap, house e chi più ne ha più ne metta! I testi sono infarciti di parole-spot, in grado di creare neologismi deprimenti da utilizzare in rima. In altre parole, “paraculismo-pop”.

Restate sereni, come dice Battiato, “Niente è come sembra”. Il personaggio è trasparente – come già detto – non è antipatico e in Italia questo serve sempre. S’impegna all’inverosimile, anche nel sociale, sebbene poi i testi, nell’affrontare alcuni temi – lascino pochi spiragli, soprattutto quando è richiesta una certa profondità e, in tutta risposta, si ottiene la quiete della superficie. È riuscito a guadagnarsi nell’ambiente il rispetto, flirtando con nomi insospettabili e, ancora, la migrazione da Mediaset al Pd (Veltroni fece del pezzo “mi fido di te” l’inno del suo partito) è avvenuta per tempo.

Ma è il percorso artistico maturato a contraddistinguerlo, poiché figlio di una proposta in linea con quanto questo paese, riesce mediamente a percepire.

Rolling Stones lo cita al quinto posto nella classifica dei 100 dischi migliori della storia musicale italiana (Lorenzo 1994). Logico a questo punto associarlo ai grandi di casa nostra.

Qualche nome? In ambito cantautorale (e in termini di compiutezza), sfilano rigorosamente dietro di lui Fossati, Guccini, Tenco e, non potendo citarli tutti, rivolgiamo lo sguardo anche all’ambito rock dove, anche lì, sono soddisfazioni: Area, CSI, Afterhours, giusto per citarne alcuni, tutti in fila indiana.

Calma e sangue freddo, capire quale strano delirio possa portare un disco come Ovunque Proteggi di Vinicio Capossela indietro di posizione, non è dato saperlo. Intuire le dinamiche che hanno relegato Rimmel di De Gregori al ventesimo posto, induce quantomeno a farsi alcune domande. Anche se le risposte – a ben vedere – non sono così difficili da trovare, è sufficiente guardare quale disco cappeggia al primo posto per chiudere il cerchio.

Se è vero che la poetica di Lorenzo Jovanotti viaggia dalle parti dei generi succitati, allora il confronto con gli artisti suddetti risulta quantomeno scomodo e imbarazzante, soprattutto per quella piccola percentuale di persone non in linea con quanto l’Italia musicalmente riesce a percepire; quindi, evitando accuratamente di affondare la lama nel burro…lascio a voi ogni possibile considerazione.

9 canzoni 9 … Libere e compiute

Lato A

Misty Mountain • Silver Apples

Hallogallo • Neu!

Mushroom • Can

Ghost Rider • Suicide

Lato B

Just Like Honey • Jesus and Mary Chain

Only Shallow • My Bloody Valentine

Revolution • Spaceman 3

Into the White • Pixies

Youth Against Fascism • Sonic Youth

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