E’ intervenuto direttamente il governo di Madrid sul caso scoppiato negli ultimi giorni a Valencia, dove la protesta degli studenti medi è stata repressa con cariche della polizia e fermi di minori. Il ministro dell’Interno Fernandez Diaz ha detto che il governo è “dalla parte della polizia” ma ha precisato: “Prenderemo provvedimenti nel caso ci siano stati degli interventi eccessivi da parte di qualche agente”. Per Diaz è evidente che “nelle file degli studenti c’erano anche estremisti e violenti, responsabili dei problemi di ordine pubblico”.

La dichiarazione dal governo arriva il giorno dopo le ore di tensione vissute nel centro di Valencia, intorno alla piazza del Comune. Dalle quattro del pomeriggio fino a sera la polizia ha caricato a più riprese gli studenti medi, che insieme agli universitari e ai gruppi legati al 15M protestavano contro i tagli dei fondi destinati all’istruzione. La serata campale si è conclusa con 27 arresti, tra cui molti minorenni. Diversi i feriti tra i giovani. Le scene di violenza, anche testimoniate con video in rete, hanno provocato molte proteste. I cittadini di Valencia, moltissimi genitori, hanno cercato di proteggere i ragazzi trasformati in obiettivi delle cariche: “Stanno trattando i giovani come delinquenti – dice Maria, madre di uno degli studenti dell’istituto Lluís Vives – solo perché chiedono scuole con il riscaldamento e spazi dove poter studiare. La violenza che ho visto non era necessaria. Mi ricorda la dittatura che noi adulti abbiamo vissuto. Non era il passato?”.

“Ho raggiunto mio figlio di 17 anni in piazza, verso le 6 di sera – aggiunge Juan – l’ho portato via. Ho visto delle cariche brutali. Mancavano solo i poliziotti a cavallo come nel 1978 e poi c’era lo stesso clima di allora. Hanno pestato giovani poco più che bambini. Ora ci muoveremo con denunce a tutti i livelli”. Da più parti si chiedono le dimissioni del presidente della Generalitat Valenciana Alberto Fabra e del capo della polizia. Ma l’atmosfera che si respira in uno dei feudi del Partido Popular è fosca, tanto che dopo le prime critiche il responsabile della polizia Antonio Moreno ha dichiarato che i manifestanti rappresentano “il nemico”. Per il resto Moreno si è rifiutato di pronunciarsi sull’intervento degli agenti.

“Ieri una mia compagna – racconta Antoni, di 16 anni – stava scappando dalle cariche. Un poliziotto l’ha raggiunta e l’ha presa per il collo e l’ha insultata. Avevano una rabbia da far spavento. Ora abbiamo paura anche perché gira voce che dietro noi studenti ci siano i professori. E’ falso. Tutto è iniziato qui in questo istituto e siamo noi studenti ad aver indetto il primo sciopero”. La protesta era partita cinque giorni fa dall’Istituto superiore Lluís Vives. Un collettivo studentesco, di fronte all’assenza di riscaldamento e la prospettiva di ulteriori tagli annunciati dalla Comunità, aveva deciso di indire le prime manifestazioni.

I provvedimenti per l’istruzione e il decreto del governo del PP Alberto Fabra, prevede tagli ai salari dei 55mila docenti della scuola pubblica e dei 140mila funzionari della Generalitat. Misure che arrivano dopo le tre legislature della Comunità Valenciana nelle mani del PP, esecutivo che ha portato la regione alla bancarotta, con un debito di 62.500 milioni di euro, un buco nero che blocca i fondi destinati ai servizi educativi fondamentali. La protesta indetta dagli studenti è stata segnata fin dal primo giorno dalla repressione, seguita da una quarantina di arresti tra giovani e giovanissimi. Provvedimenti che hanno scatenato nuove proteste ed esteso le iniziative anche all’Università, in particolare alla facoltà di Storia e Geografia. Oggi a Valencia si è svolta la manifestazione più grande. Migliaia di studenti sono scesi in piazza nel pomeriggio. Universitari, professori e cittadini comuni hanno sfilato in solidarietà con gli studenti medi. In molti portavano cartelli con la scritta “Yo tambien soy el nemico” (anch’io sono un nemico). “Vogliamo poter manifestare liberamente – dice Ana, studentessa di 15 anni – sia per difendere la nostra istruzione ma anche per dimostrare che siamo persone. Siamo in un paese democratico o no?”

Contemporaneamente a Madrid, Barcellona, Siviglia e in molte altre città sono stati organizzati presidi per sostenere la protesta di Valencia. A Barcellona alcuni manifestanti si sono presentati con dei giocattoli: “Hanno scatenato una guerra contro dei bambini – dice Pau, studente di filosofia – da Valencia il nuovo governo sta mandando un messaggio a tutto il paese. Quello che abbiamo visto in questi giorni rischia di essere il nostro futuro”.