La condanna inflitta a due uomini di Comunione e liberazione molto vicini a Roberto Formigoni aggiunge una nuova, ulteriore ombra politica sulle attività del presidente della Regione Lombardia. È stata depositata ieri la sentenza, datata 1 febbraio, che infligge ad Alberto Villa e Alberto Perego una condanna a quattro mesi ciascuno, più il pagamento delle spese processuali, per false dichiarazioni al pubblico ministero: Villa e Perego hanno mentito sui conti riferibili al gruppo dei Memores Domini a cui appartiene anche Formigoni. Una piccola pena, ma con motivazioni durissime: appare “desolante l’atteggiamento menzognero adottato nei confronti della pubblica autorità”, scrive il giudice della settima sezione penale del tribunale di Milano Mauro Gallina, “da persone appartenenti ad ambiti sociali portatori di elevati ideali”.

Perego è l’organizzatore e il tesoriere delle campagne elettorali di Formigoni. Villa fa parte, come Perego e come Formigoni, dei Memores Domini, il “Gruppo Adulto” di Comunione e liberazione in cui si entra facendo voto di castità, obbedienza e povertà. Entrambi hanno mentito sui soldi: interrogati nel 2006, come persone informate sui fatti, durante l’inchiesta Oil for food condotta dal pm della procura di Milano Alfredo Robledo. Per quell’indagine è stato condannato in primo grado (e poi salvato dalla prescrizione) Marco Giulio Mazarino De Petro, il braccio destro di Formigoni che teneva i rapporti con l’Iraq di Saddam Hussein. La sentenza gli addebita di aver incassato tangenti dalla Cogep, l’azienda italiana a cui Formigoni aveva fatto ottenere le forniture petrolifere irachene.

Durante le indagini, Perego aveva affermato di non aver “mai usato per i suoi affari” la società Candonly; di non aver “mai avuto rapporti di nessun tipo con la Alenia Marconi Systems” (gruppo Finmeccanica); di non avere “alcun conto in Svizzera con la denominazione Paiolo”, né altri conti in Svizzera e all’estero; di non aver “mai di fatto utilizzato” la Fondazione Memalfa, basata a Vaduz.

Invece è risultato che Perego è il beneficiario del conto Paiolo, acceso presso la Banca della Svizzera italiana; che sui conti di Candonly sono affluiti più di 800 mila dollari pagati da Alenia (oltre a 700 mila versati da Cogep); e che sul conto Paiolo sono finiti, nel 2001, i soldi della fondazione Memalfa. Questa, vera e propria “cassa comune” del gruppo dei Memores, era stata creata “per costituire una riserva di fondi fuori dall’Italia”. Anche Villa ha mentito: sulla provenienza dei 10 mila euro da lui versati a De Petro, che li ha poi buttati nel tesoretto usato nel 2002 per comprare Obelix, la barca di cui risulta proprietario Formigoni, insieme a De Petro e a un gruppo di appartenenti ai Memores. Villa dichiara al pm di non ricordare bene il suo versamento (strano, per un insegnante “con uno stipendio di poco superiore ai mille euro”, osserva il giudice). Dice che i 10 mila euro provengono dal suo conto bancario. Poi precisa di averli invece prelevati in contanti “da una cassetta di legno (una di quelle che contengono le bottiglie di whisky)”. Credeva fossero la sua quota per la barca, salvo scoprire dal pm che non era tra i proprie-tari (caso unico di non-proprietario “a sua insaputa”).

Resta dunque impenetrabile, scrive il giudice, la “permanente nebulosità circa i reali motivi che ne hanno determinato la condotta”. Ma ora, dopo la condanna ai suoi due amici, Formigoni, che a loro differenza ha responsabilità politiche davanti agli elettori, potrebbe spiegare che cosa è davvero successo attorno a Obelix, a Candonly, a Paiolo, a Memalfa.

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio direttore, contrariamente a quanto scrive Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano di ieri, il dott. Alberto Perego non e’ mai stato tesoriere delle campagne elettorali del presidente Formigoni, ne’ tantomeno organizzatore. Basta poco per verificarlo, gli atti sono pubblici.

Cordialmente, Gaia Carretta Portavoce del presidente Formigoni

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