“Il posto fisso non è un tabù, anzi per un giovane può essere monotono…”, così  in modo non felicissimo, per usare un eufemismo, si è espresso Mario Monti, ospite negli studi di Matrix. Per una volta, tuttavia, lo vogliamo prendere in parola e suggerigli  di applicare questo schema, ora e subito, a quello che resta dei vertici della Rai.

Non sarà il caso di mandarli subito a casa, per impedire che monotonia e melanconia possano travolgerli e, con loro, travolgere la Rai medesima? Ci riferiamo alla “monotonia” con la quale obbediscono ai comandi di Berlusconi, alla malinconia con la quale hanno prorogato un pensionato al Tg1 violando le regole che si erano dati loro medesimi, alla monotonia con la quale hanno cacciato autori e giornalisti sgraditi…

Il presidente del Consiglio vuole porre fine anche a questa monotonia? Oppure la materia è stata inserita tra quelle che non debbono essere sfiorate, pena la caduta del governo medesimo?

L’ultimo voto del consiglio Rai, la spaccatura del consiglio, le dimissioni di Rizzo Nervo – e per fortuna che almeno lui ha sentito il bisogno di darle – sono state anche e soprattutto una sfida contro Monti e Passera, un altolà affinchè non si azzardino a sfiorare le frequenze, la pubblicità, e la Rai.

Si piegherà il governo o mostrerà i muscoli come sembra voler fare con tassisti e farmacisti?

Per queste ragioni Articolo21, e non solo, ha promosso una grande campagna affinchè il governo mandi a casa l’intero gruppo dirigente della Rai, tuteli un bene comune, e definisca una proposta che allontani ogni governo, ogni partito, ogni loggia, e la banda del conflitto di interessi, dalla gestione diretta della Rai.

Al presidente Monti chiediamo di portare nelle aule del Parlamento la sua proposta e di chiedere, anche su questo, il voto di fiducia. Sarà interessante vedere chi preferirá far cadere il governo piuttosto che rinunciare al consigliere o alla direttrice “di riferimento”.

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