Uno dei romanzi migliori che ho letto nel 2011 non si trova nelle librerie o nei centri commerciali addobbati per le festività natalizie. Il testo in questione è Chiunque cerca chiunque di Francesco Forlani, stampato in tiratura limitata dall’autore e consegnato da lui stesso, a domicilio, ad amici e lettori.

Di fronte a un mercato editoriale cocciutamente capace di non rinnovarsi (e quando lo fa, spesso esprime il peggio che un buon lettore si possa augurare), Chiunque cerca chiunque è una meravigliosa testimonianza delle potenzialità della letteratura. Una prosa autentica e viva, trenta capitoli in una Parigi che diventa cornice perfetta dei tanti personaggi che si susseguono e si ritrovano nello scorrere delle pagine. Un romanzo che riesce a trasformare in non comuni i luoghi più comuni della capitale francese e dell’immaginario a essa legato.

Dopo averlo fatto uscire a puntate quest’estate su Facebook, Chiunque cerca chiunque a novembre è stato stampato in duecento copie, numerate e dedicate. Un regalo di dignità, un regalo per i duecento lettori scelti dallo stesso Forlani, scrittore a domicilio o, come si è definito lui stesso “scrittore ai domiciliari”.

La scelta dell’autoproduzione può essere vista come un gioco o come una provocazione ludica verso quell’editoria capace di trasformare in best seller aberrazioni fenomenali, di diseducare i lettori in modo molto più capillare di quanto i Khmer Rossi erano riusciti a fare con la gioventù dell’Anno Zero, di promuovere scrittore ogni essere umano disposto a pagare migliaia di euro per vedersi pubblicato il proprio libro, quasi sempre tonnellate di carta da riciclare.

Ironia, umorismo, bellezza, eleganza, antropologia di una città, filosofia della strada, dialoghi serrati, sintesi, ricerca. Il libro è questo e rischia di diventare, suo malgrado, un caso letterario. Io lo spero, meglio parlare di casi letterari davanti a un’opera bella e importante come questa piuttosto che davanti a libri tremendi e illeggibili.

Il concetto di scrittore a domicilio mi ha fatto venire in mente l’idea avuta qualche anno fa da Federico Pazzi, responsabile redazionale di Linea BN Edizioni, che agli albori della casa editrice aveva proposto una nuova modalità di distribuzione dei libri in catalogo: il portalibri. Il lettore, in quest’ottica, poteva telefonare al numero segnalato sul sito di Linea BN e ordinare direttamente a casa i volumi in catalogo che gli interessavano. In giornata, lo stesso Pazzi, avrebbe consegnato i libri a domicilio.

Ovviamente è un’idea che può avere un respiro solamente cittadino, una modalità per una piccola casa editrice che allora navigava ancora nel mare della non-editoria, che ignorava bellamente i canali tradizionali di distribuzione e che ancora doveva entrare nel grande e caotico mercato del mondo editoriale vero e proprio. La purezza dell’alba.

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