In qualunque momento della giornata ti capiti di accendere la radio o la televisione, su qualunque canale, digitale e non, terrestre e celeste, si leva alto nell’aria un mantra: Berlusconi l’ha voluto al governo il popolo italiano. Chi vuole che Egli faccia un passo indietro va contro la volontà del popolo”. Con l’aggravarsi dello stato di salute del berlusconismo, a recitare il mantra, sono, mi pare, sempre più spesso voci femminili.

L’implacabile Santanchè, nel suo inconfondibile tono miagolato nervosetto aggressivo. La querula Gelmini, nel tipico miagolato nervosetto lamentoso. Gatta da grondaia la prima, pelo lungo e artiglio esposto. Gatta da cesto la seconda, pelo tosato e artiglio retrattile. Entrambe disposte a immolarsi sulla pira del premier, quasi fossero vedove indiane.

Fedeli e spericolate, acritiche come le innamorate, sembrano pronte a graffiare chiunque esprima un dubbio, tenti un giudizio, produca un ragionamento. Fanno pena, povere ragazze, assunte dal nulla al cielo di carriere esagerate. È comprensibile che siano contrite e confuse. Ma perché mandano sempre avanti loro, i ragazzi di Silvio?

Il Fatto Quotidiano, 28 ottobre 2011

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