Il programma riformatore del nostro guardasigilli Nitto Palma marcia a tappe forzate. Dopo l’entrata in vigore tanto rapida quanto confusa della semplificazione dei riti civili, adesso tocca a un tasto decisamente più delicato e cioè alla responsabilità civile del giudice. La quale, come molti sanno, già esiste e ne abbiamo fatto anche un referendum, ma non piace nella formulazione attuale alla maggioranza di governo, e in particolare pare che non piaccia al ministro in questione tanto da consegnare a una testata per niente faziosa come Libero il suo pensiero in proposito: “Farò pagare ai magistrati i loro errori”, sentenzia senza mezzi termini.

La vicenda è stata ampiamente commentata anche sulle pagine di questo sito. La riscoperta, si fa per dire, del tema è avvenuta alla fine dello scorso inverno con un emendamento leghista alla legge comunitaria in cui si introduceva la responsabilità, per il magistrato, non solo in caso di dolo o colpa grave ma per manifesta violazione del diritto. L’iniziativa fu subissata di proteste ed emersero alcune perplessità persino in area Pdl. L’intento punitivo, oltretutto collegabile al deflagrare del caso Ruby, era evidente.

La sortita di Palma è dunque il primo segnale di un rinnovato giro di vite, questa volta presentato, almeno per ora, con maggior attenzione comunicativa. Si lascia cadere il passaggio sulla “manifesta violazione del diritto” (la cui introduzione significa che una pronuncia di appello diversa da quella di primo grado si porta dietro la possibilità di rivalsa sui magistrati precedenti) e si punta tutto sull’aspetto finanziario. Palma lascia intendere di essere favorevole all’ipotesi di rivalsa diretta sul magistrato (oggi il cittadino si deve rivalere sullo Stato, che a sua volta chiede il risarcimento al giudice) e dichiara apertamente che, in ogni caso, il giudice deve essere chiamato a pagare per intero (oggi lo Stato può rivalersi soltanto per un terzo dello stipendio netto del magistrato condannato). Intervistato ieri mattina da Radio24, conferma il suo pensiero nella sostanza, soprattutto sul punto della quantificazione del risarcimento, sfumando nuovamente sulla rivalsa diretta.

E’ chiaro che il ministro ha “studiato”, prima di aprire le danze. A differenza dei rozzi uomini di Bossi, Nitto Palma insiste sul fronte da cui ritiene gli vengano meno resistenze: se lo Stato paga 100 per colpa di un giudice, quello stesso giudice deve pagare anche lui 100. Lo si capisce dall’accenno al fatto che la norma attuale è stata introdotta con legge ordinaria e pertanto non necessita di riforma costituzionale per essere modificata. La faranno subito? Difficile prevederlo. Nonostante questo governo lo voglia fortemente (non altrimenti si spiega una doppia intervista del ministro in due giorni), a fermarlo potrebbe essere la sua stessa debolezza.

Nel frattempo, chiudiamo con la segnalazione di uno stile, di un metodo, decidete voi come definirlo.

Quando, a marzo, la Lega sparò la prima bordata, le ostilità vennero giustificate con una bugia piuttosto pericolosa. “Ce lo chiede l’Europa”, dissero i parlamentari leghisti e scrissero molti quotidiani, il Foglio per primo. Non era vero, come ricostruì benissimo un blogger buon conoscitore delle Commissioni Europee.

Ultimissima notizia, il Dpr sulle nuove (tremende) tabelle del danno biologico da incidente stradale sono arrivate al Consiglio di Stato per il parere (consultivo), numero di protocollo 4318 e saranno discusse nella seduta del collegio del prossimo 8 novembre. Chi è interessato, le tenga d’occhio.

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