Avvampa la polemica sulla valutazione al ribasso che il governo ha stabilito per l’integrità fisica degli italiani. Lo scorso 7 settembre, in un’aula mezza vuota, il ministro della salute Ferruccio Fazio ha risposto al question time sottopostogli da Francesco Boccia del Pd. La tabella unica nazionale serve a “stabilire criteri risarcitori certi, uniformi, adeguati e sostenibili”. Il ministro ha ricordato una cifra, quella degli incidenti con danni alle persone, che nel 2009 sono stati il 21,8 % del totale dei sinistri contro la media europea che arriva solo al 10% (Fazio riprendeva qui la lamentela delle assicurazioni secondo cui gli italiani si inventano falsi danni fisici), e che nel 2010 ha visto erogati risarcimenti per 14 miliardi di euro. Il provvedimento, ha concluso Fazio, è stato chiesto dal Forum dei consumatori e gli importi delle tabelle non li ha decisi lui, ma Tremonti.

Bene (male, anzi). Immediatamente, Boccia ha annunciato che sarà dal Pd presentata una mozione in aula contro il Dpr, e “lì vedremo se la maggioranza avrà il coraggio di mettere la faccia su norme così codarde, inique e penalizzanti per le famiglie italiane”.

Esaminiamo gli argomenti del ministro, uno per uno.

E’ vero che, negli anni, i tribunali si erano sbizzarriti a redigere tabelle proprie, creando alla fine quello che, nell’ambiente degli addetti ai lavori, è noto come “forum shopping”, e cioè la scelta del foro più conveniente. A Firenze, ad esempio, si incardinavano cause per incidenti avvenuti in Puglia o in Calabria, giocando sul fatto che quella era la sede della Fondiaria.

Importante dunque avere un criterio uniforme. “Ma il governo non deve fare leva sull’equivoco spacciato dalle assicurazioni, ovvero che il caro polizze è dovuto ai risarcimenti esorbitanti. Il governo, se è tale, deve chiedersi come mai sono così tanto fuori della media europea”, dice Massimiliano Dona, segretario dell’Unione nazionale consumatori. La ragione, continua, è che i furbetti del colpo di frusta esistono soltanto grazie a carrozzieri che dichiarano il falso, medici legali che certificano false lesioni, liquidatori e avvocati che chiudono un occhio (o magari due). Se non si colpisce l’intera filiera, non si risolve nulla. “Perciò l’equivoco, secondo noi, è una vera e propria strategia. Del resto, si capirà subito: visto che hanno ridotto il valore del punto base circa del 50%, sono curioso di sapere se ridurranno le polizze di una pari percentuale”.

A quanto pare, non tutti i consumatori sono soddisfatti di avere il punto base a 678 euro anziché a 1134 euro come stabiliscono le tabelle del tribunale di Milano, tabelle considerate tanto “adeguate” e “congrue” dalla Cassazione, da essere estese a tutto il territorio nazionale, “anche perché le tabelle milanesi erano frutto del lavoro compiuto dagli osservatori sulla giustizia civile”, spiega il giudice Luca Minniti, del tribunale di Firenze. Minniti riflette sulla possibilità di successo di un eventuale ricorso all’alta corte. “I profili di anticostituzionalità possono essere due. Il primo dipende dal margine di discrezionalità lasciato al giudice perché possa integrare il punto del danno biologico con altre considerazioni, il secondo profilo si potrebbe evidenziare nella parte in cui si stabilisce un valore del tutto insignificante al risarcimento dell’integrità fisica della persona”.

In attesa della firma del capo dello Stato, conviene aggiungere una coda, ai vari ragionamenti, che sicuramente il ministro Fazio ha dimenticato di citare.

La fretta e la furia con cui si è approvato il Dpr, dopo la sentenza della Cassazione, dice in realtà che il provvedimento non solo è stato invocato dalle assicurazioni, ma che le compagnie (in crisi di liquidità e di trasparenza) lo hanno chiesto a puri fini di bilancio: con un punto così basso, i 14 miliardi del 2010 non solo non aumentano (ipotesi Cassazione) ma possono scendere di parecchio, quantomeno nelle voci degli accantonamenti per questo scorcio di 2011.