Dopo le polemiche del congresso varesino della Lega Nord, con la contestazione dei delegati all’imposizione di un candidato unico da parte di Umberto Bossi, martedì sera il ministro Roberto Maroni ha partecipato alla riunione del direttivo cittadino. Da parte sua nessuna dichiarazione, nessun commento alle divisioni e alle spaccature che stanno agitando il Carroccio. Anzi.

Secondo quanto riferito dai militanti presenti alla riunione il ministro ha cercato di placare gli animi, di convincere i dissidenti a ricucire lo strappo con il neosegretario Maurilio Canton: “E’ lui il nuovo segretario, lasciatelo lavorare”, avrebbe detto Maroni alla presenza dello stesso Canton, passato dalla sede storica di piazza del Podestà per una visita. Se l’assemblea si è svolta in un clima allegro e conviviale, non si può dire che i partecipanti abbiano accolto a braccia aperte il neosegretario. Canton è stato ricevuto a riunione iniziata nel totale silenzio (nessun applauso per lui), qualcuno avrebbe anche imbastito un processo contro la sua nomina, tentativo stoppato dal ministro che ha interpretato a pieno il ruolo del conciliatore.

La base continua a chiedere una reazione al ministro Maroni, che per ora non sembra voler muovere alcun passo contro Bossi, e resta immobile. Chi si sta muovendo, per mettere in atto il proprio progetto per assumere il pieno controllo del partito, è il cosiddetto Cerchio magico. Dopo aver ottenuto la piena fiducia del Senatur, sembra che entro la fine dell’anno in Lombardia verrà celebrato il congresso nazionale (così si chiama il congresso regionale nel linguaggio leghista) e sono previsti nuovi colpi di scena. Protagonista della partita, probabilmente, sarà il segretario uscente Giorgetti. Al posto sono insistenti le voci che vorrebbero Rosi Mauro, fedelissima di casa Bossi.

Intanto a Varese sembra che dopo l’animato congresso di domenica sia pronta una prima lista di proscrizione per 47 nomi. Si tratta di sindaci, assessori, consiglieri comunali, personaggi di spicco del panorama politico locale che potrebbero essere presto espulsi dal movimento. Persone che a vario titolo e in modo più o meno pubblico hanno dimostrato di essere “maroniani” e soprattutto hanno criticato i fedelissimi di Bossi.

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