Un premio Steve Jobs. Oggi Apple è l’azienda con la maggiore capitalizzazione al mondo. Ma l’eredità del suo fondatore non è solo la più grande corporation mondiale. Il fondatore della mela lascia anche l’ispirazione per milioni di giovani imprenditori e lavoratori (tanti anche nel nostro Paese) per un ideale di eccellenza e di mission che va ben al di là del valore economico che un’idea innovativa può generare.

Non sono mai stato un grande fan di Apple. Appartengo a quella sparuta minoranza che, per viarie ragioni, giuste o sbagliate che siano, ha sempre criticato la vision e i prodotti della mela per un eccesso di chiusura (verso utenti, sviluppatori, competitor ecc.). Eppure uso regolarmente un iPhone.

L’ossessione quasi maniacale che Steve Jobs aveva per la perfezione e per la semplicità della user experience è forse stata una delle forze più potenti nella diffusione della cultura digitale nel mondo. Grazie a quell’ossessione, centinaia di milioni di persone, senza necessariamente competenze particolarmente sofisticate, hanno trovato la chiave di accesso all’informatica e a Internet, ciascuno poi libero di costruire il proprio percorso verso la piena cittadinanza digitale.

In tutto questo, Steve Jobs incarna un’idea d’impresa, lontana secoli dalle ferriere del XIX secolo, che non ha solo l’obiettivo di remunerazione degli investitori, per quanto questo sia un aspetto imprescindibile per il successo e la vita di un’azienda innovativa. Certo, anche Apple ha le sue macchie. Gli alti margini nelle vendite dei prodotti della mela, sarebbero impossibili se oggi non fossero disponibili aree geografiche di produzione manifatturiera dove le tutele per i lavoratori non sono lontane dai modelli della prima industrializzazione. Ma, dal sogno nato nel garage di un hacker della generazione degli anni ’70, che desiderava un “computer per tutti”, alla multinazionale capace di influenzare i comportamenti di centinaia di milioni di individui in ogni angolo del mondo, la costruzione di Apple sarebbe stata impossibile senza la più grande di tutte le ambizioni: cambiare il mondo in meglio.

Penso che il miglior modo che Apple avrebbe di ricordare la perdita di Steve Jobs, sarebbe proprio quello di celebrare il valore e i doveri che un’impresa ha nei confronti della collettività. Ci vorrebbe un Nobel per l’imprenditoria. Servirebbe, cioè, una fondazione indipendente che, come nel caso svedese, assegnasse un premio annuale per quegli individui che, al di là del merito di profitto, siano capaci di coniugare la grandezza di una visione con la capacità di realizzarla. Inutile dire che Steve Jobs sarebbe stato il primo a meritare il premio.

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