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P3, chiusa l’inchiesta. Verdini e dell’Utri rischiano il processo per associazione segreta

L'ex coordinatore nazionale del Pdl e il senatore avrebbero cercato di "condizionare il funzionamento degli organi costituzionali". Per l'oro anche l'ipotesi di reato di corruzione. All'ex sottosegretario all'Economia Cosentino contestata la diffamazione, al governatore della Sardegna Cappellacci l'abuso d'ufficio
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Associazione segreta e corruzione per Verdini e Dell’Utri. Diffamazione per Cosentino. Abuso d’ufficio per Cappellacci. Sono queste alcune delle accuse dei pm di Roma responsabili dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 che vede in tutto venti indagati. Il sistema messo in luce dai pm aveva al centro tre personaggi chiave, finiti agli arresti nel luglio 2010: il faccendiere Flavio Carboni, l’imprenditore Arcangelo Martino e l’ex magistrato tributarista Pasquale Lombardi.

In particolare rischiano il processo per il reato di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la costituzione di società segrete, l’ex coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello dell’Utri. Per la procura di Roma avrebbero “costituito, organizzato e diretto” un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata “di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata”. E “volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali”.

A Verdini e Dell’Ultri viene contestato anche il reato di corruzione. In particolare i pm capitolini fanno riferimento al business dell’eolico in Sardegna dove è coinvolto anche l’imprenditore Carboni. Un primo episodio si riferisce ad un assegno di cinquemila euro staccato dall’imprenditore romagnolo Alessandro Fornari, che finisce nella disponibilità del consigliere comunale sardo Pinello Cossu (altro indagato) per corrompere pubblici funzionari per avere informazioni “sulla gestione delle aree destinate ad ospitare impianti di produzione di energia eolica”, si legge nell’atto della Procura. In un altro episodio Carboni (in accordo con Verdini e Dell’Utri) promette al dirigente area ambiente del comune di Porto Torres, Marcello Garau (altro indagato) denaro “per favorire la concessione di finanziamenti pubblici destinati alla bonifica di un’area in località Calancoi di proprietà di una società partecipata dallo stesso Carboni”.

L’inchiesta sulla cosiddetta P3, coordinata dal procuratore aggiunto antimafia Giancarlo Capaldo, vede inoltre tra gli indagati eccellenti l’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, al quale si contesta il tentativo di screditare la reputazione del candidato alla regione Campania, Stefano Caldoro, diffondendo notizie false e diffamatorie per far ritirare la sua nomina. Cosentino assieme a Carboni e a Martino, ex assessore comunale di Napoli, e a Lombardi, avrebbero diffuso “a mezzo internet false notizie di contenuto diffamatorio” nei confronti di Caldoro. “In particolare facevano pubblicare un articolo su un blog che riferiva della frequentazione di transessuali da parte dell’attuale presidente della Regione Campania”, si legge negli atti.

Al presidente della regione Sardegna, Ugo Cappellacci, si contesta la nomina ai vertici dell’Arpas di Ignazio Farris, uomo vicino a Carboni. Secondo l’accusa era stato lo stesso Carboni a spingere per avere un suo uomo di fiducia a capo dell’Agenzia per l’ambiente, un posto chiave per gli affari sull’eolico, che gli avrebbe permesso di agevolare aziende amiche.

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