NEW YORK – Robert Gates, il ministro della Difesa sotto i presidenti George W. Bush e Barack Obama, va in pensione. Al suo posto arriva l’attuale capo della Cia, l’italo-americano Leon Panetta, che ha guidato le spie degli Stati Uniti fino all’eliminazione di Osama bin Laden. Al posto di Panetta, all’agenzia d’intelligence, andrà il generale David Petraeus, considerato da molti come un abile comandante che ha risollevato le sorti dell’America sia in Iraq, sia in Afghanistan.

Il valzer di poltrone arriva a circa un anno e mezzo dalle elezioni presidenziali che Obama spera di vincere. Ma il cambio di guardia non è dovuto a motivi politici: Gates ha 68 anni, deve andare in pensione. Il ministro uscente è un repubblicano, seppur moderato. Idem per il generale Petraeus. Solo Panetta è un uomo del partito di Obama, della corrente Clinton: è stato alla Casa Bianca quando quest’ultimo era presidente.

Tutti e tre sono sicuramente ambiziosi, ma nessuno è malato di protagonismo. Anzi, si tratta di validi professionisti, amministratori sgobboni che portano avanti in maniera fidata ed efficace l’ordine della Casa Bianca. Obama aveva dato compiti precisi a ognuno. Gates doveva impostare la chiusura di due guerre, Iraq e Afghanistan. Petraeus doveva fare la stessa cosa, ma sul terreno. A Panetta era stato chiesto di concentrare gli sforzi della Cia su Osama bin Laden. E così è stato.

L’italo-americano, comunque, arriva al Pentagono non solo con l’obiettivo di portare a termine la missione afgana, con lo smantellamento di Al Qaeda e il ritiro Usa che dovrebbe correre parallelo alla riconciliazione di Kabul. Ma arriva alla Difesa anche con l’obiettivo di tagliare le spese militari che l’America non può più permettersi. Nella conferenza stampa di mercoledì scorso, Obama ha lodato i primi tagli del Pentagono, ma ha detto che ne serviranno altri. Molti si erano stupiti della prima nomina dell’italo-americano, all’agenzia: eppure, anche se non aveva esperienza d’intelligence, si è rivelato un abile amministratore.

Petraeus, che sostituirà Panetta alla Cia, è prima di tutto un soldato, ma l’esperienza lo ha trasformato in un abile proconsole di Washington in terre lontane. Tanto in Iraq quanto in Afghanistan, il generale ha portato avanti una strategia abbastanza efficace nell’arginare i combattenti che si opponevano a truppe americane e ricostruzione. Quando Obama ha annunciato il ritiro dal teatro afgano, qualche giorno fa, molti hanno sottolineato che la decisione andava contro i consigli del generale, il quale ha però smentito. Il generale – dice chi lo conosce – cerca di raggiungere gli obiettivi anche con poche risorse. E così sarà anche alla Cia.

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