“La guerra contro la droga è fallita, le severe leggi contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti hanno solo penalizzato i piccoli pesci, non hanno mai scalfito i colossi del narcotraffico mondiale” a dirlo è Giuseppe Cascini segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, durante il convegno “Droga e tossicodipendenze. Il proibizionismo alla prova dei fatti”. E quali sono i fatti riportati dai relatori del convegno? Sono gli effetti delle leggi, della ex Cirielli sui recidivi che ha incrementato il numero dei tossicodipendenti dietro le sbarre, che costituiscono il 30 per cento della popolazione carceraria totale, dice Claudio Sarzotti dell’associazione Antigone che si occupa da anni di sovraffollamento penitenziario . Altra legge incriminata è la Fini-Giovanardi che ha inasprito le pene per lo spaccio e il consumo di stupefacenti, facendo finire in carcere tantissimi ragazzi che fanno uso di cocaina, cannabis e droghe sintetiche senza vivere questo come una tossicodipendenza. “In carcere ci sono circa 20mila detenuti per violazione delle norme sugli stupefacenti, i trafficanti saranno alcune centinaia, la maggior parte sono piccoli spacciatori e consumatori. Bisogna capire che il consumo di droga è mutato rispetto agli anni in cui circolava l’eroina. E la terapia per un consumatore di cannabis non può essere la comunità” sostiene l’esponente di Magistratura democratica. “Le idee espresse al convegno sono in linea con quelle ultimamente emerse dal rapporto della Global Commission on Drug Policy, firmato da grandi figure del panorama internazionale, personaggi insospettabili, mai stati legati a logiche anti-proibizioniste. Nella lista figurano i nomi di Kofi Annan, ex segretario Onu, Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve, il premio Nobel MarioVargas Llosa, George Schultz ex segretario di Stato americano. Nel rapporto si afferma esplicitamente il fallimento delle politiche internazionali contro la droga. Le dure sanzioni e le pene detentive hanno solo criminalizzato i tossicodipendenti e i consumatori, si legge nel rapporto. E la commissione ha deciso di preparare una petizione da presentare all’Assemblea generale dell’Onu per cambiare la legislazione internazionale e spingere verso un nuovo corso. Nel rapporto si apre anche alla possibilità di legalizzare alcune droghe e il consumo personale, citando alcuni casi di legislazioni nazionali che hanno funzionato, come quelle in vigore in Olanda, Canada e Portogallo. E mentre i massimi esponenti del mondo politico ed economico mondiale si interrogano, dibattono e riflettono sulla questione, il sottosegretario alle politiche sulla famiglia Carlo Giovanardi chiosa il tutto con “sono baggianate”. Servizio di Irene Buscemi

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