Debito ripagato, con sei anni di anticipo. Così Chrysler ha chiuso i conti con i governi degli Stati Uniti e del Canada, che aveva prestato alla casa automobilistica 7,6 milioni di dollari. “Una pietra miliare” ha definito il ripianamento anticipato il presidente Usa Barack Obama. E il vicepresidente Joe Biden si congratula con la Fiat. “Meno di due anni fa abbiamo preso l’impegno a ripagare completamente i contribuenti statunitensi e canadesi e abbiamo mantenuto la promessa”, è il commento di Sergio Marchionne, amministratore delegato dell’azienda italiana, che detiene il 30 per cento delle azioni della casa automobilistica statunitense.

“Stiamo dando vita a un gruppo automobilistico più forte e più competitivo, che sarà in grado di assicurare a tutte le sue persone un futuro sicuro e stimolante” scrive Marchionne in una lettera “alle persone della Fiat”. La casa automobilistica italiana dovrebbe creare “un solo gruppo” con Chrysler entro la fine dell’anno. Come nei piani, una volta ripagati i debiti, la Fiat aquisirà un altro 16 per cento dell’azienda Usa, a fronte di un pagamento di 1.268 milioni di dollari. Al superamento del terzo obiettivo – la produzione negli Stati Uniti di una vettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone – previsto entro quest’anno, Fiat acquisterà l’ultimo 5 per cento, detenendo il 51 per cento di Chrysler.

Il positivo stato di salute dell’azienda Usa “dimostra che l’innovazione e la capacità di produrre auto a basso impatto ambientale permettono alla casa automobilistica americana di concorrere sul mercato mondiale”, commenta la notizia il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. “Ci piacerebbe tanto che Marchionne facesse un discorso simile anche per l’Italia e la Fiat”, aggiunge. In una nota, Zipponi sottolinea come la Fiat “perde continuamente quote di mercato in Italia e in Europa, non produce modelli innovativi e continua a ricevere finanziamenti dallo Stato, e quindi da tutti i cittadini, attraverso un uso massiccio della cassintegrazione”. “Tra una videoconferenza e l’altra – conclude – Marchionne si ricordi che il nostro Paese è ancora in attesa del fantomatico piano di Fabbrica Italia e dei 20 miliardi di investimento più volte annunciati dai vertici Fiat”.

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