Ha pagato tangenti per cinque anni ad alcuni geometri comunali per timore di vedere le pratiche arenarsi. Eppure con chi lo “ricattava”, per usare le parole degli avvocati della difesa in aula, passava la domenica sulle piste da sci, si faceva ritrarre in una spensierata gara di pesca che si era premunito di sponsorizzare attraverso i propri clienti e intratteneva rapporti professionali anche di natura privata.

È il quadro che emerge dall’esame di quello che doveva essere un teste della difesa del processo a Ferrara sulla cosiddetta “Mazzettopoli”, ma che in corso di udienza è diventato il bersaglio principale delle domande delle difese.

L’inchiesta della procura di Ferrara nasce nell’agosto 2007. Viene arrestato in flagranza , mentre intasca una tangente, Gianni Gardenghi, funzionario comunale. In casa gli inquirenti trovarono qualcosa come 44mila euro nascosti nell’incavo di un muro. La sua posizione si è chiusa con una sentenza di tre anni e quattro mesi di reclusione. Un’altra condanna, nell’ambito della stessa inchiesta, è già stata inflitta in rito abbreviato anche a un altro tecnico comunale, il geometra Raffaele Turatti. Per lui due anni e otto mesi in primo grado. Dal dibattimento è emerso fino ad oggi come, per vedere le proprie pratiche andar a buon fine, le varie aziende che si interfacciavano con alcuni tecnici dello sportello edilizia privata dovevano “innaffiare i fiori”, metafora utilizzata proprio da Gardenghi per convincere uno dei malcapitati imprenditori.

Ora tocca ai tecnici che hanno scelto il dibattimento. Alla sbarra, imputato di concussione c’è Ivan Passerini, 38 anni, geometra del Comune di Ferrara. Con lui Marco Gulinelli, 50 anni, libero professionista, accusato di corruzione. Al banco dei testimoni tocca deporre ad Antonio Zucchini, geometra privato che intrattenne rapporti con l’ufficio comunale per conto del costruttore Daniele De  Giuli.

E davanti al tribunale collegiale elenca i vari soldi corrispondenti ad altrettante pratiche che era costretto a sborsare (rectius, a “far sborsare”, dal momento che a pagare era il costruttore) ai geometri dell’amministrazione, a Gianni Gardenghi prima e a Ivan Passerini poi. Dal 2003 al 2008.

Il testimone dice di non ricordare molti, moltissimi dettagli, salvo ammettere più volte che “pagavo perché altrimenti le pratiche andavano a rilento e l’iter si interrompeva; temevo ripercussioni per la mia attività”. Tocca all’avvocato Massimo Bissi, difensore di Passerini, ricordargli che pagò una tranche di una tangente anche a opera terminata, quindi quando l’iter era già positivamente concluso. In altri casi Passerini si offriva per consulenze tecniche per lavori privati di clienti di Zucchini, il quale “non ho mai rifiutato”. Anzi, in un caso è lui stesso a chiamare come consulente il geometra comunale. Che non chiederà corrispettivo.

E dopo la parole arrivano le immagini. Foto prodotte in aula dal collegio difensivo nel quale Zucchini è ritratto in compagnia dei tecnici comunali processati. Tutti sorridenti per immortale una gara di pesca, “che feci sponsorizzare – si giustifica il testimone – perché sono un patito di questo sport”. Ma alla pesca si aggiunge anche l’hobby dello sci. “Andai anche a sciare con Gardenghi e Passerini…”. Per timore? “No, perché a me piace sciare”.

Giustificazioni che fanno sbottare l’avvocato Achille Melchionda, che si lascia andare a una reprimenda fuori codice: “Cosa sarebbe il nostro Paese se tutti coloro che subiscono un ricatto si comportassero così…”. E il suo collega Bissi invece attaca la Procura e lo condotta delle indagini: “Forse è più comodo fare un processo con un imputato e tanti testimoni piuttosto che con tanti imputati e nessun testimone”

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