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Preso Gbagbo, miracolo in Costa d’Avorio

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Un commento a caldo in un giorno che resterà impresso nella mia memoria con le immagini di Al Jazeera da cui ho appreso la notizia. Con la cattura di Laurent Gbagbo nella Costa d’Avorio squassata dalla guerra civile, finisce un altro dei regimi africani guidati da delinquenti, che grazie all’ingresso in politica hanno compiuto un gigantesco salto di qualità servendosi della legge e delle istituzioni per perseguire i propri crimini e accumulare ricchezze incalcolabili insieme ai loro accoliti.

Non che questo fenomeno sia limitato all’Africa, come le vicende italiane degli ultimi decenni ci dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio. Per questo oggi è un giorno speciale. E per me lo è ancora di più perché ho avuto modo di conoscere il presidente ivoriano democraticamente eletto e riconosciuto dall’Onu e dalla quasi totalità della comunità internazionale. Alassane Ouattara era, come Deputy Managing Director, uno dei miei capi durante l’ultimo anno che ho lavorato al Fondo Monetario Internazionale.

Per quel che conosco dell’Africa, Ouattara è uno degli uomini migliori oggi in circolazione in quel continente. Una personalità integgerrima, un economista di grandissima esperienza, e soprattutto un funzionario pubblico con la schiena dritta di fronte a ogni genere di pressioni, anche quando si esponeva a ritorsioni. Aveva percorso tutta la carriera interna al Fondo da semplice assistente fino alla stanza dei bottoni, che ne faceva forse la personalità dell’Africa sub-sahariana più in vista nelle istituzioni internazionali. Anche in situationi difficili (ricordo una missione solitaria nel 1998 in un Sudan devastato da una brutale guerra civile) si poteva essere certi del sostegno di Ouattara, che non sarebbe venuto meno in nessuna circostanza. Insomma una personalità di grande caratura di cui ci si poteva fidare.

Ouattara era tornato in patria per presentarsi alle elezioni e guidare un paese in bilico, già avviato lungo un crinale pericoloso di violenza tribale. La Costa d’Avorio era, dopo il Sud Africa, forse il paese più prospero dell’Africa e uno dei più avanzati socialmente. Caduto preda di bande criminali che fomentavano l’odio tribale, le differenze religiose e le diatribe tra Nord e Sud (vi ricorda qualcuno a noi vicino per caso?) per perpetuare il loro potere, il paese è stato diviso, le istituzioni distrutte, e alla fine messo a ferro e fuoco dai seguaci di Gbagbo che non voleva abbandonare il potere perso nei seggi dopo aver rinviato le elezioni per 5 anni.

Per mesi Ouattara è stato costretto e rintanarsi e a difendersi insieme alla parte migliore della società ivoriana, mentre le bande di Gbagbo e parte dell’esercito a lui rimasto fedele spadroneggiavano e terrorizzavano la popolazione. Con l’intervento militare anglo-francese si chiude la guerra civile con un risultato storico per l’Africa. Un presidente eletto democraticamente prende il posto di un tiranno con pochi scrupoli. Un presidente onesto, con un prestigio internazionale immenso e un carisma che credo non mancherà di ispirare una nuova generazione di statisti africani. In un continente che da qualche anno si sta muovendo a fatica verso un futuro fatto non solo di disperazione è un momento da incorniciare. La speranza che il circolo virtuoso si rafforzi e che dal Nord Africa il vento della democrazia inizi a soffiare anche a sud del Sahara.

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