“Forse mi sarei dovuto presentare ad Arcore con delle escort, magari le cose sarebbero cambiate…”. Tra serio e faceto, il produttore Silvio Sardi commenta così le sue disavventure, raccolte dal giornalista Paolo Negro in Filmgate. Come Berlusconi ha ucciso il cinema italiano (Editori Riuniti, 16 euro, 334 pp.). In un paese anestetizzato da mille scandali, in un paese annichilito da squallide storie di prostitute e comprimari, si fa largo la denuncia di Sardi, che accanto agli attestati di stima, per lo più anonimi, degli addetti ai lavori ha ricevuto pure una lettera minatoria.

Produttore (Honolulu Baby di Nichetti) e frequentatore del jet-set (celebri le sue love-story con Lory Del Santo e Simona Ventura), Sardi è stato costretto a trasferirsi negli Usa per poter continuare a lavorare nel cinema: perché? E’ lui stesso, nell’intervista-fiume a Negro, a svelare senza peli sulla lingua il meccanismo di amicizie e connivenze che ha ucciso il nostro cinema, oggi costretto a piegarsi alle leggi della televisione. Ma tra i tanti protagonisti c’è un colpevole e per Sardi si chiama Silvio Berlusconi: attraverso il monopolio del gruppo Mediaset, Mediatrade, Medusa e Cinema 5, il Cavaliere è riuscito a svilire e mortificare quel cinema che aveva reso grande l’Italia.

Attraverso un botta e risposta senza esclusione di colpi e la pubblicazione dei contratti originali (la prefazione è di Marco Travaglio), Sardi dimostra come quegli stessi film da lui proposti al gruppo berlusconiano e puntualmente rifiutati venissero poi acquistati a volte anche a dieci volte il prezzo iniziale: naturalmente dallo stesso gruppo.  Un sistema quantomeno controverso, che ha contribuito a distorcere il mercato cinematografico e che solleva mille interrogativi, anche alla luce dei processi in corso (Mediatrade).

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