Ancora una volta, più che i media tradizionali ha potuto internet. Nella rivolta egiziana, dove due milioni di persone sono scese in piazza a chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, la tecnologia si allea con altra tecnologia per aiutare un popolo rimasto senza voce. In un’alleanza che ha dell’incredibile, due colossi come Google e Twitter hanno escogitato un modo per aggirare la censura e far tornare gli egiziani a parlare.

Il blocco di Internet in tutta la nazione voluto dal governo di Mubarak aveva lasciato non solo il mondo basito di fronte a un evento mai accaduto prima, ma soprattutto i cittadini egiziani incapaci di comunicare con il mondo esterno e di denunciare ciò che stava accadendo. Ma ancora una volta le autorità avevano sottovalutato la potenza della rete. Dall’altra parte del mondo, laggiù in California, un gruppo di composto da ingegneri di Twitter, di Google e di SayNow, la piattaforma acquistata proprio la scorsa settimana dal motore di ricerca ha creato un servizio che permette agli utenti egiziani di mandare i loro tweet via telefono. “Come molte persone siamo incollati alle notizie che arrivano dall’Egitto e pensiamo che questo è ciò che possiamo fare per aiutare la gente sul posto”, hanno dichiarato gli ingegneri.

Tre numeri attivi da ieri: +16504194196, +390662207294, +97316199855, gli utenti chiamano per lasciare un messaggio vocale che viene immediatamente convertito in un file audio (lo salva in Wav e lo converte in Flash) e reso disponibile sulla piattaforma di SayNow. Basta un attimo e i loro messaggi tornano a invadere la rete.

I loro tweet vocali sono tutti disponibili in Internet: “Siamo i ragazzi egiziani del 25 gennaio”, “Siamo orgogliosi di essere egiziani”, “Per favore diffondete questo messaggio più possibile”, ” Vogliamo connettere le persone ovunque loro siano”.

In Egitto come in Tunisia, la protesta era montata sui social network, una protesta che seppur virtuale ha fatto talmente paura da costringere le autorità a prendere una decisione mai presa prima. Talmente tanta paura che oscurare Internet è stato più importante che salvare l’economia. E già, perché non è solo la protesta che corre su Internet, ma l’amministrazione pubblica, il turismo, le compagnie aeree, gli atenei, le scuole. Tutto ormai si appoggia alla rete. Non a caso la borsa egiziana giovedì ha riaperto con 8 punti in meno.

Così il governo egiziano incassa una doppia sconfitta. La protesta è aumentata e due milioni di persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni di un presidente che vuole censurare il dissenso e anche la rete si è fatta più furba. Non fosse altro perché i primi calcoli mostrano che con questo scherzetto della censura Google ha perso in Egitto circa mezzo milione di dollari al giorno in pubblicità.

Ma questa è un’altra storia. Quello che si evince ora e che mettere a tacere il dissenso non è mai stato così difficile. Ma non è tutto, ora si può dire che non solo i social network danno voce alla rivolta ma in qualche modo la prevedono e la preannunciano. Basta un grafico per farci capire che quando aumenta l’interesse su Twitter con un tasso di crescita come quello registrato il 24 gennaio in Egitto, qualcosa sta per succedere.

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