Il divanetto di Montecitorio, con D’Alema e Casini che progettano le loro piccole intese mi ricorda, detto senza ironia, le panchine del mio doposcuola, alle elementari, quando organizzavamo i nostri scambi di figurine panini. Una valida per due calciatori, uno scudetto nel valeva cinque, Pizzaballa era fuori mercato. Adesso c’è Vietti, non Pizzaballa, ma lo spirito è lo stesso: ci si siede accanto, ciascuno tira fuori le proprie figurine e si tratta: Csm, Rai, direzioni… In teoria, nulla di male, solo liturgie goliardiche.

Se non fosse che quei mercatini e quei piccoli inciuci li sentiamo predicare dai suddetti Casini e D’Alema da una quindicina di anni: stesso divanetto, stessa aria annoiata per la plebe che non capisce l’alta politica. Il paese nel frattempo è crepato, ma loro restano lì, infastiditi e inamidati come alla corte di Francia, convinti che in politica tutto debba avere sempre un prezzo, un mercato, un profitto. Adesso quaranta senatori del Pd, scesi dal pero, scoprono che nel loro partito le decisioni si prendono alla buvette di Montecitorio e non negli organismi. Alcuni di loro li conosco come le mie tasche e ve li potrei citare uno ad uno: salirono sulla zattera dei democratici due giorni prima che Veltroni chiudesse le liste bloccate per Montecitorio. Altri fecero lo stesso passo di danza, breve e svelto, con Di Pietro. Ciascuno di loro abiurò vecchie militanze, giurò al nuovo sovrano: e tutti furono nominati onorevoli.

Oggi protestano, scrivono, s’indignano: tanto è gratis.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

De Magistris e il dilemma Vendola

next
Articolo Successivo

Lele Mora, il mussoliniano convinto

next