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Deontologia professionale

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Due giorni fa Pierre De Nolac, pseudonimo usato da un giornalista di Italia Oggi“, scrive sulla sottoscritta un articolo che potete trovare qui sotto. Il testo viene poi ripreso da Dagospia e anche dal Giornale di Vittorio Feltri, che commenta: “chi commette errori (usando la testa), poi deve rimediare con fatica (usando le gambe)”.
Che cosa contiene l’articolo? Di fatto nulla. Una serie di notizie inventate, ma che ovviamente – ad un lettore avido di gossip di quart’ordine – possono sembrare verosimili. Tutte insieme accreditano l’immagine di una cretina che attraversa tutto il treno al contrario, per sbarcare nel punto più lontano della banchina.
Non solo fessa, ma anche molesta, intenta ad armeggiare due telefonini vistosi, fra cui De Nolac nota con grande acume un I-Phone(che io però non ho mai avuto). Rimango stupita. Provo a chiamare il “collega”. Mi interessa capire se è stato informato male, se ha deformato qualcosa apposta, o se magari ha scritto solo per caso. La risposta è da premio Pulitzer.
De Nolac (inconsapevole di essere registrato) mi spiega: “Ah, ah, ah…. non c’ero io,, ma c’erano degli amici molto fidati…”. Caspita. Una garanzia. E poi: “Hi, hi, hi… è una nota interessante, a me piace mescolare il racconto dei fatti reali e la satira…”.
Dunque non è vero nulla. Ha inventato. Improvvisamente diventa disponibile, accomodante.
Si dice anche pronto a pubblicare notizie che mi possono tornare comode: “Diciamo che vanti un credito…Mi passi qualcosa che…no? Che può esserti utile…”.
Geniale: ha scritto una balla contro di me, e per rimediare si dice disposto a scrivere un’altra balla, magari contro qualcun altro, per far piacere a me. Questa si che è deontologia professionale.
Vale la pena di metterla a disposizione di tutti, questa telefonata, perché non è un caso isolato. Chissà quanti fanno così. A suo modo rappresenta un modello di giornalismo italiano.
Da non seguire, ovviamente.

Ascolta l’audio della telefonata

Beatrice Borromeo finisce in coda sul treno

Treno Frecciarossa, da Milano a Roma, l’altra sera. Prima classe praticamente vuota, con alcuni sparuti passeggeri che possono trascorrere il breve viaggio in santa pace. C’è anche Beatrice Borromeo, che non si fa mancare nulla: un computer, un I-Phone e un cellulare. La conversazione telefonica con un interlocutore alterna parole in italiano e altre in inglese. La tastiera del personal, per tutto il periodo, non regala alcun rumore. La Borromeo, già musa televisiva di Michele Santoro nella trasmissione Annozero, appare riposata. Un problema deve attanagliarla, però: come scendere rapidamente dal convoglio. Un rovello che hanno tutti i viaggiatori. Lei, poi, si trova nel vagone di coda, e così decide, una ventina di minuti prima dell’arrivo nella capitale, di prendere i bagagli e risalire il treno fino alla carrozza di testa. Ma non conosce come funzionano le ferrovie: infatti, al termine del lungo viaggio, quando Frecciarossa si ferma e si aprono le porte, ecco la brutta sorpresa. Sì, perché dopo tutta quella fatica, uscendo dal vagone, si accorge che è alla fine del binario.

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