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Ilaria Cucchi va a Regina Coeli, ma la verità è ancora lontana

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di Luca De Carolis

“Lei non può entrare, è parte in causa”. Poche parole per lasciare fuori da Regina Coeli Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano. Oggi pomeriggio la donna voleva entrare nel carcere da dove il fratello era uscito in barella “per vedere dove aveva dormito Stefano, guardare le foto che gli hanno scattato appena arrivato”. Ma i responsabili del penitenziario le hanno detto no. Eppure Ilaria era accompagnata dal senatore dell’Idv Stefano Pedica, che sabato scorso era rimasto per ore dentro Regina Coeli, parlando anche con i compagni di cella di Cucchi. I funzionari però sono stati irremovibili: “Il senatore può entrare, la signorina no”. Pedica ha protestato: “Lei non è parte in causa, ma parte lesa”. Inutile: Ilaria e il suo avvocato, Stefano Maranella, sono stati respinti all’atrio. “Sono delusissima, questo atteggiamento è preoccupante e controproducente” sibila la ragazza.

Magra e minuta come Stefano, prima di varcare il portone del carcere, Ilaria aveva ribadito: “Dai referti medici risulta che Stefano aveva detto di essere caduto alle 23 del 15 ottobre (il giorno dell’arresto, ndr), ma non è andata così. A quell’ora mio fratello era ancora a casa: i carabinieri l’hanno fermato alle 23.30. Verso l’1.30, Stefano è rientrato con cinque carabinieri, tre in borghese e due in divisa, che dovevano fare un’ispezione. Lui stava benissimo, e i carabinieri non hanno trovato nulla”. Nessun segno sul volto del fratello, apparente tranquillità tra i militari. “Mentre lo portavano via, ci hanno detto che il giorno dopo Stefano sarebbe tornato a casa, perché gli avrebbero concesso gli arresti domiciliari” racconta Ilaria, che aggiunge: “So per certo che Stefano, al momento dell’arresto, aveva chiesto di contattare l’avvocato Maranella, ma gli è stato negato. Questa è una grave violazione del diritto”. E un altro punto oscuro di una vicenda piena di buchi e contraddizioni.

Ilaria non vuole arrendersi: “Cerco risposte, ho diritto ad averle”. Il direttore sanitario dell’Asl Roma B, Antonio D’Urso, ha emesso una nota a difesa del Pertini, l’ospedale dove Stefano è morto: “Durante il ricovero i medici dell’ospedale hanno curato con attenzione e professionalità Cucchi, evidenziandone al contempo un atteggiamento scarsamente collaborativo verso le cure”. Ilaria esplode: “Io rispondo che sulla morte di mio fratello c’è una grande responsabilità della struttura medica: non si può morire disidratati in un ospedale”. Domani pomeriggio la donna sarà ascoltata dal pm Vincenzo Barba.

 

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