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Un grande gruppo televisivo piegato agli interessi del Capo

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C’è una frase, attribuita a Nietzsche che, soprattutto in questi giorni i vertici di Mediaset farebbero bene a rammentare: “L’unico peccato che non mi perdono è aver costretto qualcuno ad aver vergogna di se stesso”. E già che ci sono quegli stessi vertici farebbero bene a chiedersi chi e perché li costringe a trasformare un grande gruppo privato che produce informazione e cultura in una sorta di macchina da guerra a protezione degli interessi padronali. Per esempio, conoscevamo Fedele Confalonieri come un garbato signore lombardo capace di moderare con ironia gli eccessi del suo amico Silvio. Ce lo ritroviamo, implacabile esecutore di ordini superiori mentre caccia su due piedi Enrico Mentana. Ma è tutto l’insieme che sembra aver perso l’orientamento sotto il tallone del comitato elettorale del premier.

A Mediaset, per fortuna, sono ancora in molti a conservare il rispetto per se stessi e per il loro lavoro. Come dimostrano i rifiuti di alcuni direttori (compreso il tanto vituperato Fede) a mettere in onda il vergognoso video sul giudice Mesiano, reo di aver condannato Fininvest a pagare 750 milioni per la sentenza truccata. Ma anche l’argine della professionalità e della deontologia è destinato ad essere presto travolto dalle truppe speciali addette alla calunnia e allo sputtanamento. Colpiscine uno per educarne cento è il loro slogan. Al resto ci pensa il manganello mediatico.

D’ora in avanti giudici e giornalisti ci penseranno bene prima di fare gli eroi se non vorranno finire attenzionati dalle teste di cuoio di Canale5. Ben supportate dalle informative del Giornale e dalle foto allusive dei Signorini boys. Questi, stiamone certi, non si accontentano più di un paio di calzini turchesi. La speranza è che dentro Mediaset qualcuno dica: adesso basta.

da Il Fatto Quotidiano n°23 del 18 ottobre 2009

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