Cpl Concordia, Prefettura di Modena e Anac commissariano appalti pubblici

Il Prefetto di Modena, Michele di Bari, ha disposto l’amministrazione straordinaria della Cpl Concordia, coop rossa coinvolta nell’ambito dell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia ed esclusa dalle “white list”, limitatamente alla esecuzione dei contratti pubblici di appalto e alle concessioni pubbliche. Il provvedimento, che prevede la nomina di due commissari con poteri e funzioni degli organi di amministrazione, è stato emanato al termine di un’istruttoria col Presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.

Disposta la contestuale sospensione, limitatamente all’esecuzione dei contratti in oggetto, dell’esercizio dei poteri di disposizione e gestione dei titolari dell’impresa. Il provvedimento, nell’aria da giorni, è stato assunto ai sensi dell’art. 32 della legge 114/2015, e mira a salvaguardare situazione economica ed livelli occupazionali dell’impresa. I commissari sono incaricati della gestione straordinaria e temporanea, fissata in sei mesi, di tutti i rapporti contrattuali con soggetti pubblici di cui Cpl Concordia è titolare. Ad essi, spiega la prefettura, sono attribuiti tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione dell’impresa, limitatamente ai contratti suddetti, e di tutte le concessioni di natura pubblica che siano in corso di esecuzione o di completamento. L’attività dei commissari sarà preceduta da una ricognizione dei contratti pubblici in corso.

Il provvedimento per la Prefettura “fornisce una risposta efficace alla preoccupazioni diffuse nelle settimane scorse, e ripetutamente manifestate dagli amministratori locali del territorio, dal Presidente della Provincia di Modena e dell’Assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, che avevano incontrato più volte il Prefetto sul tema”.

Mafia, confiscati 4 milioni ad attore e imprenditore pregiudicato Jimmy Conte

Case, società, due limousine e vari rapporti bancari. La Direzione investigativa antimafia di Bologna ha eseguito il decreto di confisca di beni, emesso dal Tribunale di Taranto, nei confronti di Girolamo Conte, pregiudicato quarantanovenne di origine pugliese, residente in provincia di Modena. Noto come Jimmy Conte, è un imprenditore, ma era noto anche per la sua attività di attore: come si legge dal suo sito personale, ha recitato nel cortometraggio “Rebels”, ma tra le altre cose anche in “Squadra Antimafia 5 e 6“.

Nel dettaglio, gli sono state confiscate alcune unità immobiliari, a Castelnuovo Rangone (Modena), tre società aventi sede in provincia di Modena, nonché alcuni veicoli, tra cui due limousine, e rapporti bancari, per un valore complessivo che supera i 4 milioni di euro. Il provvedimento accoglie in pieno l’impianto investigativo della Dia, che ha accertato la sproporzione tra la reale ricchezza e i redditi dichiarati dal nucleo familiare del pregiudicato, arrivando a dimostrare la provenienza illecita dei beni accumulati nel tempo. L’odierna confisca rappresenta infatti l’ultimo tassello di una complessa indagine economico-finanziaria, avviata da oltre un anno, e segue un provvedimento di sequestro, emesso nel marzo del 2014 dallo stesso Tribunale.

Nato in Germania, ma di fatto cresciuto e vissuto fino al 1999 in provincia di Taranto, secondo gli investigatori, si era ben inserito nei circuiti illeciti, riuscendo nel tempo ad assumere un ruolo significativo all’interno di una delle organizzazioni criminali operanti nel territorio pugliese. Noto alle Forze di Polizia sin dall’inizio degli anni Novanta e più volte indagato anche per reati connessi al traffico di stupefacenti, Conte, agli inizi degli anni duemila si è trasferito in Emilia-Romagna, dove ha esercitato attività imprenditoriali.

Nel provvedimento di confisca appena notificato, tra l’altro, si legge: “È risultata provata in capo al proposto la disponibilità diretta e indiretta dei beni oggetto di sequestro, la sproporzione tra il loro valore il reddito dichiarato e l’attività economica svolta, ovvero in alternativa la loro provenienza illecita da continuata evasione fiscale sicché, in assenza di dimostrazione circa la loro legittima provenienza, deve essere disposta la confisca di tutti i beni in sequestro”.

Terremoto Emilia, tre anni dopo ancora 1300 persone vivono nei container

A tre anni dal terremoto che ha distrutto abitazioni, fabbriche e chiese, togliendo il tetto a migliaia di famiglie, sono ancora tanti i segni visibili, le ferite ancora aperte dalle scosse. A cominciare da chi una casa vera e propria, dopo 36 mesi, non ce l’ha: quasi 1300 persone dormono ancora tra le lamiere dei container. È l’anniversario più difficile per l’Emilia Romagna: è il 20 maggio del 2012 quando la terra trema per la prima volta, tra le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, lasciando dietro si sé macerie e vittime. Nove giorni dopo ci sarà un’altra scossa, ancora più devastante. I morti alla fine saranno 27. E 45mila in tutto le persone coinvolte.

Oggi il bilancio disegna una quadro poco esaltante, in cui molto è stato fatto, sì, ma restano allo stesso tempo parecchie situazioni in sospeso. Bastano i numeri presentati dalla Regione per fare il punto in occasione dell’anniversario. La ricostruzione di abitazioni e imprese ha raggiunto il 60 per cento. Le previsioni dicono che serviranno almeno altri due anni per arrivare al 100%: secondo il presidente Stefano Bonaccini, la parola fine si potrà scrivere, di questo passo, nel 2017.

“C’è ancora tanto da fare – ha detto – ma siamo determinati: non saremo tranquilli fino a che non sarà posato l’ultimo mattone. È per questo che, dopo aver ottenuto dall’Unione europea la proroga per gli interventi sui fabbricati danneggiati delle imprese agricole, ora attendiamo che a breve arrivino le risposte positive del Governo alle richieste che, assieme ai sindaci dei Comuni colpiti, abbiamo avanzato: dalla proroga al 2017 dello stato di emergenza alle proroghe fiscali, per arrivare all’istituzione delle cosiddette zone franche urbane con lo stanziamento ad hoc di un fondo di 50 milioni di euro. Questa fascia di terra dove si produceva oltre il 2% del Pil nazionale rinascerà più bella, più forte e più sicura di prima”.

I lavori sulle abitazioni hanno permesso di rimettere a norma e ristrutturare 15800 case, dove sono tornate a vivere oltre 25mila persone. Le famiglie che hanno bisogno di assistenza e che ancora ricevono un assegno sono 4645, 20% in meno rispetto all’anno scorso, e 71% in meno rispetto alle prime settimane dopo il terremoto, quando erano oltre 16mila. Il capitolo più critico rimane però quello dei Map, ossia i Moduli abitativi temporanei dove è stata sistemata una parte degli sfollati. A gennaio la Regione aveva promesso di smantellarli entro la fine del 2015, ma intanto 1288 persone (700 in meno rispetto a un anno fa) si preparano ad affrontare la terza estate tra i container. Delle 757 montate all’inizio, oggi nel cratere rimangono occupate 410 casette provvisorie.

In tutto, i contributi concessi per la ricostruzione di case, imprese e negozi raggiungono quota 1 miliardo e 770mila euro, ma di questi solo 800 milioni, meno della metà, sono già stati liquidati. Per le abitazioni sono stati dati quasi 536 milioni, su 1 miliardo e 89mila euro concessi, e approvato il 70% dei progetti presentati. Più ridotta la cifra saldata per le imprese: 245 milioni di 682 milioni concessi, ossia circa un terzo.

Molti centri storici sono ancora nascosti dietro metri e metri di impalcature e ponteggi. Una situazione di cui soffrono più di tutti i commercianti ritornati nei negozi del centro, che faticano a sopravvivere e a ripartire. Da viale Aldo Moro fanno sapere che sono “536 i milioni messi a disposizione dalla struttura commissariale – che si aggiungono a 407 derivanti da cofinanziamenti (assicurazioni, fondi propri,e donazioni) – per sostenere 935 interventi di ricostruzione e riparazione degli edifici pubblici e dei beni culturali danneggiati, tra i quali le chiese”. Anche se, ha ricordato Bonaccini, dal Governo devono ancora arrivare 800 milioni di euro per completare la ricostruzione delle opere pubbliche. “Non vogliamo un euro in più, ma nemmeno un euro in meno di quanto serve”. Per quanto riguarda la pianificazione per la ricostruzione dei centri storici, la Regione assicura che si sta andando avanti con l’individuazione delle Umi (Unità minime di intervento) e la redazione di 24 Piani organici. “Dal bilancio regionale stanziati 11 milioni e 700 mila euro che si aggiungono a quelli destinati alle opere pubbliche e ai beni culturali”.

La giunta si mostra comunque ottimista. “Nessuna multinazionale ha abbandonato la nostra terra, eppure quel rischio c’era – ha precisato l’assessore alla Ricostruzione, Palma Costi – Nessuna cassa integrazione con motivazione sisma è attiva, i dati del 2014 confermano al contrario una ripresa dell’occupazione. Le risorse stanziate restano in larga parte sul territorio: l’80% delle imprese impegnate nella ricostruzione delle abitazioni sono emiliano romagnole”.

Terremoto Emilia, eccellenza biomedicale in crescita: “Ma mai visto soldo da Stato”

La risposta è sempre la stessa, da tre anni a questa parte: “No, i soldi per la ricostruzione non li abbiamo ancora visti”. L’azienda di Maria Nora Gorni, presidente di Ri.Mos biomedicale, realtà produttiva con sede a Mirandola, specializzata nella produzione di dispositivi monouso per ginecologia, ostetricia, fecondazione assistita, mesoterapia, biopsia e medicazioni avanzate, fa parte di quell’80 per cento di imprese che aspetta ancora di ricevere i fondi stanziati dallo Stato dopo i terremoti che a maggio 2012 devastarono l’Emilia Romagna, parte del Veneto e della Lombardia. Secondo un sondaggio condotto tra il 25 marzo e il 15 aprile dal portale del distretto biomedicale regionale, collegato alla rivista La plastica della vita, infatti, appena il 20 per cento delle realtà produttive del Polo di Mirandola, fiore all’occhiello italiano ed eccellenza europea che ha chiuso in attivo (export è cresciuto del 9,7% nel 2014), duramente colpito dai fenomeni sismici di tre anni fa, ha ricevuto il denaro pubblico previsto per la ricostruzione. “Tutti gli altri – spiega Gorni – si sono dovuti arrangiare”.

A dipingere il quadro della ricostruzione nella bassa modenese sono i numeri: se allo studio hanno aderito l’84,5% delle grandi e piccole aziende, fornitori e sub fornitori che formano il distretto da 4.000 addetti ai lavori, e che rifornisce ospedali e cliniche in tutto il mondo, oltre che in tutta la penisola, solo il 16,4 per cento delle realtà produttive ha già ricevuto i fondi dello Stato. Per il 25,4%,invece, la procedura imbastita dalla struttura commissariale emiliano romagnola, guidata prima dal governatore Vasco Errani e poi dal suo successore, il democratico Stefano Bonaccini, si è conclusa, e tuttavia le risorse non sono ancora state erogate.

Per le restanti aziende del Polo emiliano, poi, la strada è ancora più lunga. Il 32,7% delle realtà inserite nel distretto biomedicale, infatti, è ancora alle prese con la burocrazia, mentre il 25,4%delle aziende mirandolesi l’istruttoria non l’ha nemmeno iniziata. E più che per mancanza di volontà, per via delle difficoltà incontrate nell’ottemperare a tutti i requisiti previsti dal “sistema ricostruzione”.

“Noi ritardi simili non ce li saremmo mai aspettati – racconta Gorni, che ha dovuto ricostruire la sua azienda daccapo dopo che il terremoto l’aveva praticamente rasa al suolo – ed è inaccettabile, perché il biomedicale è stato colpito molto duramente dal sisma”. Sempre secondo il sondaggio, infatti, il 34,5% delle aziende modenesi del distretto ha subito danni “gravissimi” in seguito alle scosse, ma non in tutti i casi ciò che è andato distrutto verrà risarcito pienamente: se per il 27% delle aziende intervistate, infatti, i rimborsi saranno al 100%, per il 52,7% saranno parziali, e per il 20% i danni non sono risarcibili. Per quanto riguarda le tempistiche, poi, il rimborso è stato chiesto “da tempo” dal 60% delle imprese, “recentemente” dal 12,7%, il 18,2% non ha intenzione di chiederlo e il 9,1% non è ancora riuscito a presentare domanda.

“In pratica siamo sopravvissuti perché il biomedicale ha una caratteristica che lo differenzia dagli altri settori, cioè non è in crisi – sottolinea Gorni – e questo ci ha salvati, assieme all’export, che infatti, nonostante i ritardi accumulati dalla Regione nell’erogare i contributi per la ricostruzione, è cresciuto del 9,7% nel 2014. Ma basta fare un giro nelle altre aziende del territorio, dalla meccanica all’abbigliamento, per vedere quanto sia difficile la situazione qui in Emilia”.

A quasi tre anni dai terremoti, la lista di ciò che resta da fare è ancora lunga. E se l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, garantisce che “la ricostruzione sta procedendo, le imprese sono tornate tutte nelle loro sedi”, c’è chi, dati alla mano, si trova a dissentire. “Ciò che siamo riusciti a fare l’abbiamo fatto con le nostre forze, nel mio caso rivolgendomi alle banche – spiega Gorni – i rimborsi? Non so quando arriveranno. Le tasse? Questo è il primo terremoto dove le imprese sono costrette a indebitarsi con gli istituti di credito per versare le imposte, che lo Stato ha rimandato, non condonato, nemmeno di un euro”.

E poi c’è il nodo della burocrazia. Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini aveva promesso, prima di essere eletto, che avrebbe semplificato l’iter per accedere ai contributi post sisma. Una voce inserita in programma elettorale, alla dicitura “obiettivo burocrazia zero”. “Ma io non ho visto alcuna differenza”, precisa Gorni. Un’opinione condivisa dai 110 tecnici emiliano romagnoli – architetti, ingegneri, geometri – che nei giorni scorsi hanno scritto una lettera ai Comuni e alla Regione per denunciare proprio la macchinosità dell’iter burocratico necessario per ricevere i fondi pubblici. “Il sistema si sta avvitando su se stesso per un eccessivo ricorso al controllo burocratico, che porta all’aumento dei tempi di evasione delle pratiche. Di questo passo ci vorranno anni per ricostruire tutto”.

Sassuolo, evento con Adinolfi su famiglia tradizionale è patrocinato da comune Pd

Un evento firmato da gruppi ultracattolici e organizzato nella palestra di una scuola privata di Sassuolo, in provincia di Modena. Un’iniziativa come tante in Italia, con ospite d’onore il giornalista ed ex deputato Mario Adinolfi, alfiere della cosiddetta famiglia tradizionale, chiamato per parlare del suo libro “Viva la mamma” e della sua esperienza alla guida del quotidiano La Croce. Niente di speciale, se non fosse per il logo ufficiale del Comune, stampato in alto sul volantino d’invito. I promotori infatti hanno chiesto e ottenuto per il dibattito il patrocinio dell’amministrazione guidata dal sindaco Pd Claudio Pistoni, scatenando così una bufera interna alla maggioranza e aprendo allo stesso tempo un caso politico. La sponsorizzazione “istituzionale” non è stata gradita dagli alleati di Sel, che l’hanno definita senza mezzi termini “una vergogna”.

Del resto l’impronta ultraconservatrice data all’incontro, fissato per sabato 16 maggio alle 17, è chiara, e di sicuro molto distante dalla linea tenuta da Sinistra ecologia e libertà Nel manifesto, si parla di “attacco a principi non negoziabili, smantellamento della famiglia, costruzione culturale della teoria del gender”. Elementi che “portano sull’orlo dell’abisso”. In questo contesto “l’emergenza antropologica ha raggiunto livelli che mai l’umanità ha riscontrato prima d’ora” e Adinolfi è “preziosissimo testimone e divulgatore di questa presa di coscienza”. Per l’occasione il direttore del quotidiano La Croce è invitato a presentare il suo libro “Viva la mamma”, saggio di 122 pagine in cui l’autore spiega come, a suo parere, unioni civili, matrimoni gay, eutanasia e aborto (i “falsi miti del progresso”) stiano distruggendo la figura della madre su cui poggia la nostra società.

In una nota stampa, Sel rievoca poi anche altre teorie nel repertorio dell’ex parlamentare Pd. “Mario Adinolfi – si legge nel comunicato – nel recente passato si è reso portavoce di una campagna altamente lesiva della dignità delle donne, la cui funzione principale, secondo la sua opinione, sarebbe quella di ‘massaggiare i piedi del proprio marito'; le medievali posizioni di Adinolfi, qualora prendessero piede, abbatterebbero tutto l’umanesimo rinascimentale”. Per questo, il patrocinio del Comune è definito “vergognoso”. Anche perché è stato autorizzato senza aprire una discussione politica. E la notizia è arrivata come una doccia fredda, in un comune dove da poco è stato approvato il registro delle unioni civili. “Posta la sacralità della libertà di pensiero e della sua manifestazione che è e deve rimanere tale alla condizione minima che non si sfoci nella discriminazione, circostanza che in questo caso sarebbe tutta da verificare, non possiamo che ritenere biasimevole la decisione dell’amministrazione sassolese di patrocinare un’attività all’interno di un istituto paritario cattolico, con chiaro orientamento lesivo quantomeno del principio di laicità delle istituzioni”.

Nessuna marcia indietro però da parte dell’assessore alla Cultura, Giulia Pigoni. “Gli uffici hanno concesso il patrocinio – precisa – in quanto evento non oneroso e organizzato da associazioni culturali di Sassuolo. Non si tratta di una iniziativa organizzata dal Comune e il fatto che il patrocinio sia stato concesso non significa che il comune condivida le idee espresse in quell’incontro. Il comune di Sassuolo è per il dialogo, il confronto e la pluralità d’espressione perché riteniamo che solamente confrontandosi si possa costruire qualcosa di nuovo e positivo. Ovvio che l’evento in questione rappresenta idee e pensieri condivisi da una parte della cittadinanza, non da tutta: se chi la pensa diversamente dovesse chiedere il patrocinio per un incontro pubblico, saremmo pronti a concederlo per gli stessi motivi”.

Cpl Concordia, nuovo cda dopo inchieste. Ex pm Modena guiderà la Vigilanza

L’assemblea dei soci di Cpl Concordia ha votato il rinnovo dei suoi vertici, a un mese esatto dall’arresto dell’ex presidente Roberto Casari e di diversi altri suoi ex dirigenti nell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia. Alla presenza del presidente nazionale di Legacoop (successore di Giuliano Poletti) Mauro Lusetti, la cooperativa di Concordia sulla Secchia ha eletto due nomi ‘esterni’ per la guida di Cpl: Mauro Gori, dirigente proveniente dal mondo della stessa Legacoop regionale è il nuovo presidente, mentre Elio Cirelli, un passato come amministratore delegato della Gambro, multinazionale del biomedicale con sede a Medolla, è il consigliere delegato. Gli altri nomi sono quelli del vicepresidente Paolo Barbieri, e dei consiglieri Giuseppe Bandini, Alessandro Panazza, Bruno Grispino e Andrea Cavazzoni, tutti interni a Cpl ma nuovi a incarichi dirigenziali.

La vera sorpresa della giornata è tuttavia la nomina di Vito Zincani, ex procuratore capo di Modena (in pensione da fine 2014), a presidente dell’organismo di vigilanza, lo stesso organismo che in precedenza era stato presieduto da Maurizio Rinaldi, uno degli arrestati di un mese fa. Incrociato dai cronisti all’ingresso della sede Cpl, alla domanda se fosse candidato a entrare nella vigilanza, Zincani si era limitato a un sorriso. Ma poi la conferma è arrivata durante la conferenza stampa in cui sono stati presentati i nuovi dirigenti. Proprio la procura della Repubblica di Modena (oggi retta temporaneamente dal procuratore aggiunto Lucia Musti in attesa della nomina di un successore di Zincani), ha ricevuto nei giorni scorsi parte delle carte dell’inchiesta di Napoli sulla metanizzazione di Ischia che ha coinvolto anche la Cpl. “Credo che la vecchia professione di Zincani non sia un ostacolo, anzi, dal punto di vista della capacità professionale, credo che sia un elemento di garanzia per la coop e per il mondo esterno. Una persona al di sopra di ogni sospetto”, ha detto Lusetti.

Il numero uno di Legacoop è stato presente a tutti i lavori dell’assemblea dei soci (770 i votanti presenti) e ha seguito molto da vicino la vicenda Cpl sin dai primi giorni dopo la bufera degli arresti. Non è un caso che il nuovo presidente, Gori, sia un uomo che da anni lavora dentro i vertici di Legacoop. È come se Legacoop avesse preso per mano la Cpl per aiutarla a uscire fuori da un momento molto complicato: “La nostra priorità è rientrare nella white list. Incontreremo le istituzioni locali, scriveremo una lettera al prefetto per spiegargli che ci sono stati cambiamenti sostanziali e non formali dentro Cpl”, ha detto Gori.

La Cpl e i suoi 1.800 dipendenti stanno vivendo un momento molto complicato. Ai primi di marzo, la notizia che l’ex presidente Casari era indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Dda di Napoli, per la vicenda della metanizzazione dell’agro aversano. Poi il 31 marzo gli arresti degli ex dirigenti con l’accusa, secondo la procura di Napoli, di corruzione e associazione a delinquere. Infine, il 25 aprile, l’esclusione dell’azienda dalla white list della prefettura di Modena, l’applicazione della interdittiva antimafia e l’esclusione dagli appalti per la ricostruzione post terremoto in Emilia.

Poco prima dell’esclusione, una nota della Cpl aveva annunciato l’azzeramento del Cda a partire dal presidente Mario Guarnieri (non coinvolto nelle inchieste giudiziarie) e succeduto a Casari solo lo scorso gennaio 2015. Alcune lettere anonime di soci arrabbiati, giunte anche alle redazioni dei giornali, avevano chiesto chiaramente un azzeramento dei vertici.

Cpl Concordia, la coop rossa fuori da white list per ricostruzione post sisma

Il prefetto di Modena, Michele di Bari, ha revocato alla Cpl Concordia l’iscrizione alla white list delle imprese per la ricostruzione post sisma, applicando l’interdittiva antimafia come atto conseguente alle indagini napoletane che hanno coinvolto i vertici dell’impresa. Lo ha comunicato la stessa cooperativa. La white list è l’elenco delle imprese, valido anche per i privati, alle quali rivolgersi per ottenere i finanziamenti per la ricostruzione del sisma che ha colpito l’Emilia nel 2012.

In prefettura a Modena si è tenuto un incontro urgente fra i sindaci, esponenti della Regione e presidente della Provincia con il prefetto per affrontare le implicazioni di questa decisione: la Cpl è infatti largamente coinvolta nei cantieri e dà lavoro a numerose persone. La Cpl, con l’aiuto dei propri legali, sta preparando una serie di azioni per chiedere il mantenimento all’iscrizione della white list e la revoca dell’interdittiva antimafia. Mercoledì 29 aprile l’assemblea dei soci della Cpl rinnoverà il consiglio di amministrazione. “Il cammino che Cpl ha intrapreso – si legge in una nota diffusa dall’azienda – è volto a garantire da un lato la condivisione del rinnovamento con le istituzioni che hanno mostrato sostegno alla cooperativa, dall’altro la volontà di assicurare l’efficace prosecuzione dell’attività aziendale”.

Intanto la Procura di Napoli sta svolgendo indagini su eventuali violazioni degli obblighi imposti al sindaco di Ischia (Napoli), Giosi Ferrandino, come detenuto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla Cpl. Il primo cittadino è uscito dal carcere di Poggioreale in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame. Le eventuali violazioni riguarderebbero il divieto di avere contatti con ambienti esterni e che viene imposto agli indagati che si trovano agli arresti domiciliari. Nella notte tra mercoledì 22 e giovedì 23 aprile Ferrandino ha fatto ritorno sull’isola su una barca insieme con alcuni consiglieri comunali di Ischia. Un viaggio organizzato da un cugino del sindaco di Ischia dopo aver contattato il parente utilizzando – secondo quanto riportato da organi di stampa – il cellulare di un altro detenuto uscito dal carcere. I carabinieri, su delega della Procura, hanno ascoltato i consiglieri che hanno partecipato al viaggio ed alcuni giornalisti che hanno riportato la notizia.

Cpl Concordia, atti arrivati a Modena. I pm rinnovano richieste d’arresto

L’inchiesta per corruzione sulla metanizzazione di Ischia, che nelle scorse settimane aveva coinvolto la coop Cpl Concordia, passa ufficialmente alla procura di Modena. I pm di Napoli hanno infatti inviato in queste ore i faldoni dell’inchiesta al procuratore aggiunto Lucia Musti (che in questo periodo fa le funzioni di procuratore capo), che seguirà l’inchiesta assieme ai sostituti Pasquale Mazzei e Marco Niccolini.

I magistrati emiliani hanno reiterato nuovamente la richiesta di misura cautelare al Gip di Modena, che nel giro di pochi giorni deciderà se lasciare in carcere i tre indagati in questione: Nicola Verrini, Francesco Simone e di Maurizio Rinaldi, tutti ex dirigenti di Cpl Concordia o di società controllate. Per loro il tribunale del Riesame di Napoli una settimana fa aveva disposto che l’indagine passasse dalla procura partenopea a quella emiliana per un difetto di competenza territoriale. Infatti proprio a Concordia sulla Secchia, in provincia di Modena (dove ha sede la Cpl) si radicherebbe la presunta associazione a delinquere, uno dei reati di cui sono accusati i tre indagati. Ora anche per gli altri nove indagati a giorni potrebbe essere deciso lo spostamento: tra loro c’è anche Roberto Casari, fino a gennaio 2015 presidente della coop rossa per ben 39 anni.

Intanto, mentre le indagini ripartono dall’Emilia, il consiglio di amministrazione di Cpl Concordia si presenterà interamente dimissionario alla assemblea dei soci del 29 aprile. Una decisione che, si legge in una nota della coop, mira a “favorire il ricambio di tutti i suoi membri”. Dunque anche la presidenza di Mario Guarnieri, eletto a gennaio dopo i 39 anni di guida di Casari, sembra destinata a essere molto breve. La nuova dirigenza potrebbe vedere l’arrivo anche di figure esterne. La nota della Cpl spiega infatti che “all’assemblea verranno proposte anche autorevoli figure esterne le quali potranno concorrere alla carica di legale rappresentante”.

La decisione del ricambio ai vertici arriva dopo che alla base della cooperativa di Concordia molti soci avevano dichiarato di volere un vero e proprio “azzeramento della direzione”. “Noi soci non possiamo e non vogliamo restare inermi innanzi a quanto sta accadendo e a quanto siamo venuti a conoscenza, poiché con il nostro lavoro e con il nostro impegno abbiamo contribuito a fare crescere la cooperativa dove tutti lavoriamo e in cui tutti abbiamo versato per anni tutti i nostri risparmi”, scrissero alcunio soci anonimi. La prossima dirigenza, spiega anche la nota Cpl, dovrà dare “prospettiva e solidità all’azienda e al lavoro dei suoi 1800 dipendenti”.

Cpl Concordia, parla la pm Modena: “Le coop non sono immuni da corruzione”

“Di qualunque colore esse siano, non ho mai pensato che le coop potessero essere immuni da un rischio corruttivo. Non è detto che una coop sia per forza santa e vergine. Una coop può finire in un sistema corruttivo e quindi non ci dobbiamo meravigliare nulla”. A parlare è Lucia Musti, procuratore aggiunto di Modena, a poche ore dal trasferimento nella città emiliana dell’inchiesta sulla coop Cpl Concordia e la metanizzazione di Ischia. Il Tribunale del Riesame di Napoli, per difetto di competenza territoriale, ha infatti tolto il fascicolo ai pm partenopei. La notizia è arrivata in Emilia all’improvviso: “Non mi sono stupita perché già il nostro ufficio si stava interessando della coop Cpl Concordia per un’altra vicenda di appalti truccati”, spiega Musti, da inizio anno “procuratore capo facente funzioni”, in attesa che venga scelto il successore di Vito Zincani, appena andato in pensione. La collaborazione tra le due procure è iniziata già da tempo proprio riguardo a Cpl, la coop di Concordia sulla Secchia su cui entrambe indagavano. Nel maggio 2014 infatti i pm modenesi chiesero il sequestro preventivo di beni per oltre un milione di euro in una maxi-inchiesta riguardante alcuni appalti del Policlinico di Modena. Gli indagati furono 63 e tra loro c’era anche Nicola Verrini, ex dirigente Cpl ora finito agli arresti per il caso Ischia. Sotto indagine finirono allora anche alcuni altri colossi della cooperazione rossa emiliana: tra questi il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, la Cmb di Carpi. E perfino un ex parlamentare dei Democratici di Sinistra, Vasco Giannotti.

Procuratore Musti, quando avete saputo che l’inchiesta su Cpl Concordia e il metanodotto di Ischia sarebbe finita qui in Emilia?
Con i colleghi di Napoli eravamo già in contatto telefonico da qualche tempo. Tra l’altro mercoledì, prima che nel pomeriggio che uscisse la notizia ufficiale del trasferimento degli atti a Modena, mi avevano fatto avere un dvd con atti che comunque potevano interessarci per le nostre indagini.

Nei prossimi giorni i pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giusy Loreto invieranno il fascicolo. Che cosa farete a quel punto?
Subito intanto dovremo riformulare le richieste di custodia cautelare al Gip, diversamente le misure potrebbero decadere. Poi valuteremo il da farsi. Cercheremo di dare una risposta celere, se si potrà. Se invece ci sarà da approfondire, lo faremo.

Il sistema cooperativo emiliano è in crisi di valori?
Di qualunque colore esse siano, non ho mai pensato che le coop potessero essere immuni da un rischio corruttivo. Non è detto che una coop sia per forza santa e vergine. Una coop può finire in un sistema corruttivo e quindi non ci dobbiamo meravigliare nulla.

Lei ha un passato nella Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Addirittura un pentito nel 2012 confidò che i Casalesi avevano anche iniziato a pedinarla. Che effetto le fa sapere che Roberto Casari, ex numero uno di Cpl, risulterebbe indagato per concorso esterno in associazione camorristica?
Quella della Dda di Napoli è un’indagine parallela della quale non so nulla. Invece nell’inchiesta su Ischia che arriverà da noi a Modena non c’è traccia di camorra, sennò il fascicolo sarebbe andato all’antimafia di Bologna.

Del pentito Antonio Iovine, le cui dichiarazioni hanno avuto un grosso ruolo nell’inchiesta della Dda di Napoli che interesserebbe Casari, lei si occupò in passato, non è così?
Iovine era il ministro dell’economia dei Casalesi, e come tale esercitava la sua qualifica anche qui, nel territorio modenese.

A proposito di infiltrazioni mafiose in Emilia, e in tutto il Paese: pensa che si siano estese sino a un punto di non ritorno?
Il problema non è soltanto l’infiltrazione o l’insediamento mafioso, quanto piuttosto il fatto che ormai, spesso e volentieri, le organizzazioni criminali si servono del veicolo della corruzione.

Terremoto Emilia, governo: “Regione può pagare le maxi bollette dei container”

Sì a un intervento della Regione Emilia Romagna per sostenere i costi delle maxi bollette Enel recapitate agli sfollati che, a tre anni dai terremoti del maggio 2012, vivono ancora nei container abitativi, purché si utilizzino i fondi già stanziati per la ricostruzione. Arriva direttamente dal governo il via libera, per la struttura commissariale guidata dal governatore Pd Stefano Bonaccini, a farsi carico dei consumi elettrici dei terremotati emiliano romagnoli residenti nei map, i moduli abitativi provvisori. Acquistati al risparmio dalla precedente giunta regionale proprio per via della loro temporaneità, in una logica di compressione dei costi che però si è tradotta in bollette Enel salatissime: tranche da 1.500, 2.000, anche 3.000 euro di utenze da pagare per ciascuna famiglia sfollata. Se, infatti, l’ex assessore regionale allo Sviluppo Economico, Gian Carlo Muzzarelli, aveva liquidato la questione dichiarando che “le bollette delle utenze dovranno essere pagate da tutti”, la risposta all’interrogazione presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi sul tema, da parte del viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, “per quanto di competenza, non ci sono osservazioni circa l’adozione di un’iniziativa per sostenere i costi dei maggiori consumi elettrici dei map laddove possano essere coperti con le risorse già stanziate dal decreto legge n. 74 del 2012”, riapre la discussione. Lasciando all’attuale assemblea regionale la possibilità di cambiare rotta rispetto alla precedente giunta, e di intervenire senza alcuna obiezione da parte del governo nazionale.

Collocati nelle periferie dei Comuni maggiormente colpiti dai terremoti del 20 e del 29 maggio 2012 per ospitare quanti avevano perso la casa in seguito alle scosse, i map, o moduli abitativi provvisori, che l’attuale giunta regionale vorrebbe smantellare entro quest’anno, del resto, si sono sin da subito rivelati dispendiosi in termini di consumi, oltre che poco agevoli tra topi, freddo e le infiltrazioni d’acqua in caso di precipitazioni troppo abbondanti. La scarsa coibentazione dei container, infatti, fa sì che i residenti debbano utilizzare eccessivamente gli elettrodomestici, che però sono tutti alimentati a energia elettrica: dalla lavatrice ai fornelli, dal riscaldamento al climatizzatore. Il risultato è che i costi si sono rivelati più alti rispetto a quelli che le famiglie sfollate avrebbero dovuto sostenere in una qualsiasi abitazione. A optare per questa particolare tipologia di container era stata la giunta guidata dall’ex presidente della Regione Vasco Errani, poi dimessosi in seguito a una condanna in appello per falso, come raccontato al fattoquotidiano.it dall’ex consigliere Pd Gabriele Ferrari: “La scelta dei moduli è dovuta al fatto che la si è sempre pensata come una soluzione temporanea, che doveva essere il più a breve termine possibile, quindi abbiamo cercato di spendere il meno possibile”.

In più di una occasione, quindi, i terremotati si erano rivolti alla Regione per chiedere un aiuto per far fronte ai costi esorbitanti dell’utenza elettrica: “I soldi per pagare non li abbiamo – spiega Massimo Vignola, coordinatore del comitato residenti dei map di Cento (Fe) – ma non è colpa nostra se i conti sono così salati”. All’istanza, tuttavia, era corrisposto il ‘no’ della struttura commissariale: “È un tema di equità — diceva Muzzarelli — chi vive nei container e ha i soldi, le deve pagare, gli altri si rivolgano ai servizi sociali. Lì in mezzo c’è chi subaffitta, chi si è venduto una parte dei mobili, e ha l’auto di lusso in garage”. Cambiata la giunta, però, il Movimento 5 Stelle, il primo a impugnare le maxi bollette per chiedere alla Regione di farsi carico dei consumi eccessivi dei map, torna a chiedere un intervento dell’ente locale. “Il governo ci ha dato ragione – sottolinea Ferraresi – la scelta della regione Emilia Romagna di acquistare baracche senza alcuna caratterizzazione energetica al solo scopo di risparmiare non può essere addebitata ai terremotati che hanno perso la casa. Ci aspettiamo che Bonaccini ora si assuma la responsabilità dell’errore commesso dalla precedente Giunta nella scelta dei map quale soluzione all’emergenza degli sfollati, che nel più breve tempo possibile si trovino soluzioni alternative e che nel frattempo si paghino i maggiori costi delle bollette elettriche”.