Modena, M5S: “Tonnellate di amianto a cielo aperto”. Sindaco: “E’ sotto controllo”

“Stiamo cercando di ridurre il rischio amianto e portarlo a zero”. E’ il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri, ad intervenire a seguito dell’esposto dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle depositato alla Procura di Modena, dove viene denunciata la presenza di migliaia di tonnellate di amianto lasciate incustodite in un deposito a cielo aperto a nemmeno un chilometro dal centro del paese. Il testo depositato in Procura lo firmano i consiglieri 5 stelle di san Felice Massimiliano Fortini e Matteo Casari, il consigliere grillino di Campogalliano Francesco Masotina, il coordinatore di Ona Onlus Carpi Andrea Rossi e un cittaddino di Finale Emilia Carlo Valmori. La vicenda ha origine a fine 2012 e ha per protagonista la Bianchini Costruzioni s.r.l. di Augusto Bianchini con sede a S. Felice sul Panaro (Modena).

L’azienda, oggi in liquidazione, il 17 giugno 2013 è stata sottoposta a misura interdittiva antimafia dalla Prefettura di Modena con esclusione dalla “White List” delle società che possono operare nell’ambito dei cantieri post-sisma in Emilia-Romagna. Bianchini s.r.l. svolgeva attività di movimento terra, costruzioni stradali, sistemazioni idrauliche, trasporto e recupero rifiuti da costruzione-demolizione in procedura semplificata nel proprio deposito a San Felice. A fine 2012 Arpa ha stoppato l’attività post-terremoto di recupero e spostamento macerie della Bianchini provvedendo a porre sotto sequestro due aree di deposito dell’azienda nelle quali risultava ammucchiato e lavorato anche eternit. I materiali della prima area, come scritto nell’esposto “sono finiti un po’ ovunque: sotto scuole, campi sportivi e della protezione civile, aziende, centri commerciali”, ed è aperta un’inchiesta per accertare la responsabilità dei fatti; mentre i rifiuti restanti sono oggetto dell’attuale esposto dove si richiama l’attenzione della Procura sulla mancata messa in sicurezza dell’area. “Le foto parlano chiaro”, spiega Andrea Rossi al fattoquotidiano.it, “migliaia di tonnellate di eternit macinato, o miscelato con inerti edili, giacciono scoperte, soggette alle intemperie, con ruscellamento delle fibre nell’acqua di falda ma soprattutto liberano il pericolosissimo polverino di amianto nell’aria, disperdendolo a chilometri di distanza. E poiché non c’è una soglia al di sotto della quale il rischio amianto si annulla, in quanto possono essere sufficienti poche fibre per dar vita a processi cancerogeni che anche a distanza di 40 anni possono portare all’insorgenza di gravi patologie, è opportuno e doveroso un intervento di messa in sicurezza per la salute pubblica”.

I 5 Stelle chiamano in causa direttamente il sindaco di San Felice (“non ha preso alcun provvedimento, ma è il primo responsabile della salute pubblica”); il primo cittadino Silvestri a sua volta puntualizza: “La procedura per la rimozione del materiale contenente amianto è già stata avviata: chiunque può intervenire nei 60 giorni di deposito della documentazione con osservazioni. Al momento i termini sono sospesi avendo la Provincia, soggetto competente, richiesto integrazioni”. Silvestri si riferisce alla richiesta della Bianchini Costruzioni risalente alla primavera 2014 di costruire un deposito permanente alto 10 metri per stoccare il materiale incriminato nell’area di via Dell’Industria che, dopo la cessione dell’esecuzione del lavoro alla Dueaenne s.a.s., attende il pronunciamento della Provincia di Modena sulla Valutazione di Impatto Ambientale (Via) della richiesta. “La società Dueaenne di Braga Bruna & C”, sostengono i 5 Stelle nell’esposto, “ha come socio accomandatario con il 95 per cento di quote la signora Bruna Braga, moglie del Bianchini titolare della Bianchini Costruzioni s.r.l., mentre il socio accomandante col 5 per cento era originariamente il medesimo Augusto Bianchini, il quale ha poi venduto le quote al figlio Nicola”. “Se volete fare un giro da queste parti”, conclude il sindaco di San Felice, “vi accorgereste che l’amianto è stato usato in decine di costruzioni, come per le tubature. E’ un rischio latente che tra terremoto e trombe d’aria si acuisce seriamente. E’ complicato porvi rimedio, ma assicuro tutti che stiamo cercando di tenere monitorata la situazione per ridurre il rischio a zero”.

“Celebrity”, figurine dei famosi in mostra. Ma ci sono anche Hitler e Mussolini

Mussolini con mascella volitiva ed elmetto tra Fausto Coppi e Michael Jackson; un Hitler corrucciato in camicia bruna tra Mick Jagger e Pelé. Questi gli accostamenti iconici tra alcune dei 350 personaggi storici presenti sul manifesto, e all’interno, della mostra “Celebrity” – in corso al Museo della Figurina di Modena – che hanno fatto andare su tutte le furie un professore di matematica in pensione, Giuseppe Marmo, che prima ha scritto una lettera al sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli e poi si è presentato a Palazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande, affiggendo una foto di Anna Frank a fianco della locandina di Celebrity con su scritto: “Dunque i miei assassini non sono più la vergogna del mondo?”.

“Ma vi sembra sensato che con soldi pubblici si faccia una mostra fotografica dove dittatori che hanno ucciso milioni di persone diventano celebrità che hanno lasciato un segno positivo nella storia?”, racconta Marmo al fattoquotidiano.it, “figure di questo genere hanno conquistato la ‘celebrità’ e sono ‘celebrati’ perché sono dei boia, per questo chiedo che vengano mostrati per quello che realmente erano, per i motivi reali per cui sono diventati tristemente celebri, quello di aver massacrato persone innocenti”.

“La mostra “Celebrity” è dedicata al concetto di celebrità, inteso in accordo con il festival filosofia come versione contemporanea del concetto di gloria”, spiega invece la curatrice Paola Basile, “Celebrità e notorietà non hanno necessariamente connotazione positiva. Il concetto viene illustrato attraverso una serie di figure che hanno raggiunto la fama grazie alla diffusione della loro immagine tramite i mass media. Oltre alla sezione su politici e dittatori ce ne sono altre con sportivi, divi del cinema, rock e pop star, ma di nessuno si fa una descrizione storica o biografia, così come degli attori non si racconta la filmografia, né dei cantanti la discografia, né degli sportivi i titoli conseguiti. Oggetto della mostra è come si siano usate anche le figurine per renderli celebri”.

Una spiegazione respinta però dal professor Marmo: “Non reputo ci sia malafede, ma solo leggerezza nell’impostare la mostra in questo modo. Dobbiamo metterci nei panni delle scolaresche che visiteranno la mostra. Accostare fisicamente Hitler a Pelé, ad esempio, quest’ultima un’icona positiva, crea un pasticcio infinito dove un personaggio non si distingue dall’altro. In una società ampiamente basata sull’immagine, dove chi o ciò che non si vede non esiste, qualsiasi rappresentazione non opportunamente ponderata rischia di essere un falso”. Dello stesso avviso il direttore dell’Istituto Storico di Modena, Claudio Silingardi, “Una scelta che lascia basiti, non può che significare che siamo diventati tutti un po’ più stupidi. Siamo di fronte alla rappresentazione di una realtà in cui si è persa la differenza dei valori e la percezione stessa di queste differenze. Forse, visto l’aria che tira anche in Europa e non solo in Italia, è ora di recuperare un po’ di sano antifascismo”. “Tra gli obiettivi della mostra c’è quello di evidenziare e decostruire i meccanismi della propaganda dei dittatori”, risponde la curatrice Basile, “cosa che accade anche attraverso laboratori con le scuole, condotti in questo caso da educatori che lavorano anche a Monte Sole, dove avvenne uno dei più tragici massacri nazisti. Le scolaresche che visitano la mostra sono accompagnate sempre da insegnanti e da operatori del museo che forniscono le adeguate spiegazioni e inquadrano i temi”.

La mostra “Celebrity. Icone in figurina” è costata al Comune di Modena all’incirca 11mila euro e proseguirà fino a febbraio 2015, anche se le polemiche per ora non sembrano essersi esaurite: “Fatemi specificare una cosa”, conclude Marmo che in quanto frequentatore della biblioteca al primo piano di Palazzo Santa Margherita ha scoperto casualmente mostra e manifesto, “quando era ancora vivo Alcide Cervi, una figura osannata dai cittadini, ci insegnò con chiarezza e senza rimpianti che la memoria storica va conservata bene. Ogni tanto è meglio ricordarlo”.

Modena, bambino di 11 anni travolto in bicicletta e ucciso da un auto

Un bambino di 11 anni, J.R., è morto investito da un’auto a Massa Finalese, frazione di Finale Emilia nel Modenese. L’incidente si è verificato intorno alle 19 in via per Modena Ovest, a un centinaio di metri dall’abitazione dove viveva il piccolo. Per cause da accertare il ragazzino, in bicicletta, è stato travolto da una Renault Scenic guidata da un 50enne. Dalle prime ricostruzioni parrebbe che la bici che la vettura procedessero nella stessa direzione. Il corpo del piccolo è stato trascinato per diversi metri prima di finire nel fosso a lato della carreggiata. Il bambino, figlio di un immigrato magrebino e di una donna italiana, è deceduto sul colpo. Sono intervenuti 118, carabinieri, polizia municipale e vigili del fuoco.

Formigine, comune record anti-evasione. Sindaco: “Il denaro resti al territorio”

Il messaggio è rivolto direttamente al governo di Matteo Renzi: “Bisogna rinnovare la legge 148, che restituisce ai Comuni il denaro recuperato dalla lotta all’evasione fiscale, ormai in scadenza”. Parte da Formigine, in provincia di Modena, ma riguarda tutta l’Italia, l’appello del sindaco democratico Maria Costi, primo cittadino di una delle realtà più virtuose d’Italia in termini di lotta all’evasione. Una città con poco più di 34.000 abitanti nel cuore del distretto ceramico emiliano romagnolo, che però nel 2012 è riuscita a classificarsi al terzo posto, dopo Milano e Bergamo, e prima di Genova e Bologna, tra i Comuni italiani per le risorse recuperate dal contrasto alla frode tributaria. Più di 858.000 euro provenienti da 500 segnalazioni, circa 24 euro ad abitante (contro i 0,79 euro pro capite riscattati da Milano, ad esempio). “Questi risultati – spiega Costi – li abbiamo ottenuti investendo nella lotta alla frode fiscale professionalità e competenze, vagliando i documenti in nostro possesso e segnalando i casi sospetti. In questo modo abbiamo individuato anche evasori totali, il che ci ha permesso di recuperare la maggior parte di quell’importo, che poi abbiamo reinvestito per la collettività, come un fondo per le famiglie in difficoltà. Oggi però la legge che restituisce ai Comuni il denaro recuperato grazie alle loro segnalazioni è in scadenza, è va rinnovata: è giusto che quelle risorse vadano ai cittadini”.

Attualmente, infatti, la legge 248 del 2005, “Misure di contrasto all’evasione fiscale”, al fine di potenziare il contrasto alla frode tributaria coinvolgendo maggiormente gli enti locali, prevede l’attribuzione ai Comuni di una “quota di partecipazione all’accertamento fiscale” pari al 30% delle somme riscosse, che poi, tramite la legge 148 del 2011, è stata innalzata al 100% per il triennio 2012 – 2014. Un incentivo a vigilare per le singole amministrazioni, che in tempo di tagli e patto di stabilità hanno la possibilità di recuperare il denaro proveniente dalla lotta alla frode fiscale per reinvestirlo. Ma quella disposizione è in scadenza al 31 dicembre di quest’anno e del rinnovo, ad oggi, a Roma non si è ancora parlato.

“La legge costituisce uno strumento importante – spiega Costi – perché avvicina i Comuni, che conoscono il territorio, all’ente nazionale di controllo, cioè l’Agenzia delle Entrate, in un sistema virtuoso che vuole favorire la legalità, un valore per tutti”. Il che, precisa il sindaco, “non significa che noi amministratori siamo controllori, o che incoraggiamo un atteggiamento persecutorio: la normativa tende a favorire l’individuazione di gravi violazioni, o addirittura realtà economiche totalmente sconosciute al fisco”. In pratica funziona così: quando il Comune, dai documenti circostanziati in suo possesso, riscontra irregolarità, le segnala per via telematica all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, che valutano caso per caso se approfondire con accertamenti o meno. “Quindi non parliamo di scontrini che mancano o d’indicazioni anonime – precisa Costi, che di ‘sindaco controllore’ non vuol sentir parlare – ma solo di fatti documentati puntualmente”. Le cosiddette segnalazioni qualificate, “intendendosi per tali – spiega l’Agenzia delle Entrate – le posizioni soggettive in relazione alle quali sono rilevati e segnalati atti, fatti e negozi che evidenziano, senza ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi ed elusivi”.

Da qui anche la ragione per cui Formigine si è guadagnata il terzo posto nella classifica nazionale delle città che hanno recuperato più risorse dalla lotta all’evasione fiscale: “Abbiamo scoperto qualche caso di proprietari di beni di lusso che dichiaravano importi irrisori”, spiega il sindaco. “Io credo che sopra una certa percentuale le imposte diventino ingiuste nei confronti di chi lavora, e che, dal momento che siamo in Europa, occorra allinearsi agli standard internazionali in materia di tributi – continua Costi – ma quando un’azienda, per esempio, evade le tasse, concorre slealmente contro gli imprenditori onesti e questo non è giusto”.

I dati relativi agli importi effettivamente recuperati nel 2013 non sono ancora stati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, e tuttavia in base alle indagini della Guardia di Finanza l’evasione fiscale italiana dell’anno scorso ha sfiorato i 60 miliardi di euro. Per questo, prosegue Costi, “la legge 148 va rinnovata: spesso è anche nell’irregolarità fiscale che si annida l’illegalità più pericolosa per ogni territorio, cioè quella mafiosa”. Tuttavia, precisa il sindaco di Formigine, servirebbe qualche modifica: Ad esempio, regione per regione le singole Agenzie territoriali non sempre inseriscono tra i propri obiettivi quello di dare la precedenza alle segnalazioni che provengono dai Comuni, il che rallenta le indagini. “Poi l’Agenzia deve essere più partecipe nel monitoraggio del territorio, e legislazione fiscale è ancora troppo tortuosa, va aggiornata. Essere in Europa – conclude Costi – non significa solo condividere con altri paesi la moneta, ma anche le buone prassi”.

Modena, scuole d’infanzia cedute a una fondazione. Le maestre: “Salari tagliati”

“Pronti a manifestare in difesa della scuola pubblica”. Comincia con una dichiarazione di guerra dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil nei confronti del Comune di Modena, l’anno scolastico all’ombra della Ghirlandina. Casus belli, la Fondazione Cresci@amo, nata per volontà dell’ex giunta guidata dal sindaco Pd Giorgio Pighi, e portata avanti dall’attuale primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, democratico a sua volta, con lo scopo di inglobare, anno dopo anno, sempre più scuole dell’infanzia cittadine, prima gestite direttamente dall’amministrazione, e oggi nelle mani dell’ente, al 100% di proprietà del Comune di Modena. “In pratica – protesta Maurizio Guidotto, della Fc Cgil provinciale – stanno dismettendo la scuola dell’infanzia pubblica”. La vicenda, ricostruisce il sindacato, è iniziata due anni fa quando, in seguito al blocco delle assunzioni imposto da Roma alle singole amministrazioni, la precedente giunta decise di istituire una fondazione per gestire i servizi dell’infanzia, cioè il comparto formativo che riguarda i bambini da 0 a 6 anni. “A livello teorico – racconta Guidotto – il nuovo ente doveva consentire al Comune di stabilizzare gli insegnanti precari, che sarebbero stati assunti dalla Fondazione Cresci@mo. A livello pratico, alle maestre che finiscono nella nuova istituzione scolastica viene imposto un contratto che le costringe a lavorare due ore in più a settimana, a fronte di un taglio in busta paga pari a 4.000 euro l’anno”.

Le maestre assunte nella fondazione, spiegano infatti i sindacati, perdono il contratto enti locali, da dipendenti comunali, insomma, e con esso perdono anche una significativa fetta di stipendio. “Una maestra guadagna circa 1.300 euro al mese – fa i conti la Cgil – e con la nuova retribuzione si vedrebbe sottrarre dalla busta paga più di 300 euro al mese”. Ma non è solo per ottenere un adeguamento delle buste paga tra assunti dalla fondazione e dipendenti pubblici che i sindacati sono pronti a manifestare contro la giunta Muzzarelli. “A Bologna come a Modena le amministrazioni stanno cercando di cedere la gestione del comparto infanzia, un fiore all’occhiello della regione Emilia Romagna, a enti terzi – precisa Guidotto – che per ora sono di proprietà pubblica, ma che un domani potrebbero passare nelle mani dei privati. Ora, infatti, la fondazione Cresci@mo è del Comune, ma non si esclude la possibilità in futuro possano subentrare altri soggetti nella gestione del servizio, il che inevitabilmente cambierebbe la logica sulla quale si fonda l’offerta pedagogica. Di fatto, si stanno gettando le basi per esternalizzare. Oggi si punta all’accessibilità e alla qualità, ma se la scuola non fosse più pubblica che ne sarebbe della didattica?”.

Anche a Bologna, infatti, dal primo settembre è partita l’Istituzione Scuola, un organismo pubblico ma ad autonomia organizzativa, gestionale e di bilancio che sostituirà l’amministrazione al timone dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia. E anche a Bologna l’opposizione delle dade e delle maestre, che con i bimbi di un’età compresa tra gli 0 e i 6 anni ci lavorano, è dovuta al timore che il progetto si possa rivelare un tentativo di privatizzare, “una svendita della scuola pubblica, fino ad oggi a gestione diretta del Comune”, spiega Alessandra Cenerini, presidente dell’Adi, l’Associazione docenti italiani. Nella Dotta, in realtà, Cgil, Cisl e Uil avevano accolto con tiepida soddisfazione le assunzioni promesse dalla giunta guidata dal sindaco Pd Virginio Merola come risposta al precariato, anche se oggi lamentano ritardi sulle nomine per le supplenze di educatori dei nidi e insegnanti alle materne, e pure nella consegna del materiale didattico, come pennarelli o giocattoli.

A Modena, invece, il “no” è sempre stato deciso: “In tre anni sono 7 su 22 le scuole dell’infanzia entrate nella fondazione, 4 nel 2012, 1 nel 2013 e 2 nel 2014, per un totale di 50 insegnanti su 400 – fa i conti Guidotto – Restano fuori i nidi, 19 in città, il cui futuro è ancora incerto. In pratica, anno dopo anno la scuola dell’infanzia pubblica di Modena sta morendo lentamente a causa delle scelte del Pd locale, e cioè della giunta Pighi, prima, e da quella di Muzzarelli, poi”. Un processo che però i sindacati non intendono guardare affacciati alla finestra. “Noi abbiamo cercato il dialogo con il Comune, e quando questo si è rivelato infruttuoso abbiamo dichiarato lo stato di agitazione. L’amministrazione sappia che siamo pronti a manifestare, e che ci opporremo con ogni mezzo alla dismissione dei servizi educativi comunali. La scuola deve rimanere pubblica”.

Daniele Ronda e Alberto Bertoli in concerto a Modena: “A muso duro”

A muso duro. Non ci girano troppo attorno il cantante folk piacentino Daniele Ronda e il collega sassolese Alberto Bertoli nel presentare il concerto “Bertoli-Ronda. A Muso Duro” che il 20 settembre 2014 si terrà alla Festa Pd di Modena alle 21.30 con ingresso rigorosamente gratuito. Pierangelo Bertoli, papà di Alberto, è il trait d’union che lega umanamente i due cantanti emiliani, ma il live è soprattutto un modo per omaggiare, proiettandolo nel futuro con nuovi arrangiamenti, un grande cantautore italiano del Novecento troppo spesso dimenticato. “Nei miei concerti faccio già il ‘repertorio Bertoli’, è un’eredità che fa parte del mio lavoro”, spiega Alberto al fattoquotidiano.it, “poi amo molto le collaborazioni e condividere un palco di un concerto con un collega dà più energia”. Detto, fatto. Complice il concerto del 1 maggio 2014 in cui i due si sono incrociati, arriva l’incontro davanti ad una tavola imbandita. “In un certo senso è andata proprio così, l’idea è nata davanti ad un piatto e un bicchiere”, racconta Daniele Ronda, “vuoi anche per la genuinità e la schiettezza con cui abbiamo parlato di Pierangelo, di cui sono stato fan e la cui musica ho stimato e vissuto”.

Ecco allora sul palco di Modena l’esecuzione di alcuni brani dei due cantautori e poi gli intramontabili “Spunta la luna dal monte”, “A muso duro”, “Eppure Soffia”, “Cent’anni di meno”, “Per dirti t’amo”, “Varsavia”, “Rosso colore”, “Delta”, “Italia d’oro”, “Roca blues”, “Pescatore”, “Sera di Gallipoli”. “Si può fare musica d’autore anche senza annoiare”, spiega Bertoli, “Daniele ha voluto inserire la fisarmonica in un gruppo di sette elementi, creiamo un suono saturo e pieno, la chiave di volta di questo progetto musicale è slittare dal folk al rock”. “Purtroppo sono finiti i tempi in cui i cantautori e i grandi gruppi rock prendevano su e andavano a far capire alle persone la loro musica: Pierangelo, ad esempio, cantava di alcune dinamiche non giuste della società che sono rimaste attuali”, aggiunge Ronda, “noi aggiungiamo alcuni cambiamenti stilistici per riproporre brani immortali. Anche se brani come “Pescatore” sono nel DNA di chi ascolta musica e potresti eseguirla come vuoi”. Forte delle 6mila persone accorse in piazza Garibaldi a Sassuolo nel luglio scorso per seguire “Concerto a Casa Mia”, live per celebrare i dieci anni di carriera di Alberto Bertoli a cui hanno partecipato, tra gli altri, Luca Carboni e i Nomadi, il duo emiliano sembra averci preso gusto e riproporrà A Muso Duro in una seconda data a Varese in ottobre, probabile prequel di un tour nei teatri in inverno, e ancora un paio di brani nuovi di zecca a doppia firma. “Di Daniele apprezzo il fatto che dopo essere partito come cantante pop si sia fermato due anni e abbia iniziato di nuovo cercando di capire la sua natura e ispirazione, ricominciando quindi con un suono folk. Ci vogliono le palle”, conclude Bertoli, “i suoi testi come in Davide Van Des Sfroos non raccontano mai sciocchezze”. “Alberto ha un grande pregio”, chiude Ronda, “E’ riuscito a conciliare se stesso e la sua musica con un cognome così straordinariamente ‘ingombrante’, valorizzandone la memoria. Non ci sono esempi positivi in materia, sulla linea padri/figli nella musica italiana ho visto solo conflitti e contrasti”.

Festival della filosofia: Bauman, Marzano e Recalcati parlano di “gloria e celebrità”

E’ sempre tempo per gli eroi. L’edizione 2014 del Festival della Filosofia – a Modena, Carpi e Sassuolo dal 12 al 14 settembre – apre mente e logica al tema della “gloria” rendendo ancor più affascinante, e oltremodo glamour, uno degli appuntamenti culturali outdoor più frequentati nell’intero Nord Italia. Tanto che se nel 2001 alla prima edizione furono trentamila le presenze registrate, nel 2013 il computo totale della tre giorni modenese si è moltiplicato per sette arrivando quasi a 220mila presenze. Il fascino delle lezioni magistrali tenute gratuitamente da grandi filosofi e divulgatori scientifici nelle piazze pubbliche, nei teatri e nelle chiese delle tre città, non sembra conoscere limiti.

Quest’anno, si diceva, tocca alla “gloria”, declinata in differenti accezioni passate e contemporanee: dal “Consenso”, lezione di Nello Preterossi – Carpi, sabato 13 alle 16.30 in Piazza dei Martiri – alla “web reputation” raccontata da Milad Doueihi, sempre a Carpi in Piazzale Re Astolfo sabato alle 15; da gli “Eroi di guerra”, lezione di Fabio Mini – Modena, Piazza XX settembre, sabato 13 alle 10 – al “selfie”, lezione di Vanni Codeluppi – venerdì 12 alle 18.00 in Piazza Garibaldi a Sassuolo. Insomma, attorno all’assunto di Max Weber che campeggia sul sito web della kermesse (“Sulla validità del carisma decide il riconoscimento spontaneo dei dominati”) si tesse la tela del discorso, l’analisi misurata, la conclusione mai estremizzata.

Sarà per questo che gli ospiti italiani e stranieri non finiscono mai di affluire. Metti Zygmunt Bauman, il filosofo del “mondo liquido”, oramai di casa al Festival della Filosofia: quest’anno a Sassuolo in piazza Avanzini sabato 13 settembre alle ore 16 per discettare di Star-system e il culto delle celebrità. Bauman non è l’unico nome celebre che la triade di città emiliane ospiterà nel prossimo weekend. Venerdì 12, alle 16.30, in piazza Garibaldi a Sassuolo è il turno della lezione magistrale intitolata “Protagonismo” della scrittrice e filosofa romana Michela Marzano, autrice del bestseller “Volevo essere una farfalla” sull’anoressia, dal 2013 deputato del Pd alla Camera e componente della commissione Giustizia. Sempre dalle parti del Pd renziano arriva Alessandro Baricco – venerdì 12 in piazza Grande a Modena alle ore 21 – con un evergreen tratto dal suo bagaglio culturale classico: La fama di Achille. Poi ancora Alessandro Bergonzoni con una lezione magistrale sabato 13 alle 22 a Carpi intitolata All’ombra del palmo di mano – Dalla A alla G: inizi e fini della gloria.

Per gli aficionados più tradizionalisti ci saranno come sempre i filosofi ortodossi Umberto Curi (Potenza del vedere), Rome Bodei (Celebrità e Splendore), Emanuele Severino (Gloria) e uno sconfinamento nella psicanalisi lacaniana con Massimo Recalcati e la lezione dal titolo Il Modello Paterno. Ad arricchire il programma anche i reading e le conversazioni in compagnia, tra gli altri, dello scrittore Paolo Nori e del cantautore bolognese Samuele Bersani per una tre giorni che mira a superare il fatturato 2013 di 4 milioni di euro a fronte di un budget di appena 850mila euro.

Coca Cola, si salvano i lavoratori ma non l’azienda. Il sindaco: “C’è amarezza”

Salvi i lavoratori, ma non lo stabilimento. Si è conclusa con un accordo che consentirà, per i dipendenti della Coca Cola di Campogalliano (Mo), l’accesso alla cassa integrazione straordinaria fino al 31 ottobre 2015, incentivi all’esodo volontario e ricollocamento per circa la metà del personale assunto nel sito di viale Italia, la vertenza relativa al colosso multinazionale. Che a luglio aveva annunciato l’intenzione di chiudere la sede in provincia di Modena per spostare l’attività, cioè il call center, a Buccinasco (Mi), mettendo in discussione il futuro dei 57 lavoratori assunti nel sito, per lo più donne, molte delle quali giovani, con una famiglia sulle spalle.

“Purtroppo – spiega Rossano Carnevali, della Flai Cgil di Modena – non c’è stato modo di salvare lo stabilimento, che come previsto chiuderà a ottobre. Tuttavia siamo riusciti a sostituire i 40 licenziamenti inizialmente prospettati con una ventina di esuberi su base volontaria (con incentivo)”. L’accordo, sottoscritto al tavolo della Provincia di Modena, infatti, comprende, oltre a un anno di cassa integrazione straordinaria, il ricollocamento a Buccinasco di 10 lavoratori, 8 dei quali agenti sul territorio, 13 trasferimenti nella provincia di Milano, e 10 contratti di telelavoro, riservati alle famiglie monoreddito, più numerose o con bimbi di età inferiore a un anno. “Per tutti gli altri dipendenti, una ventina, l’azienda riconoscerà un incentivo all’esubero dai 43.000 euro in su. Un sospiro di sollievo per i lavoratori – continua Carnevali – Ma no, non siamo soddisfatti, perché ogni volta che un’azienda chiude non c’è da festeggiare”.

Un’amarezza che si respira anche in città, oltre il confine dell’area industriale. “La Coca Cola – spiega Paola Guerzoni, sindaco di Campogalliano – non è in crisi al punto da motivare la chiusura dello stabilimento della provincia di Modena, infliggendo un duro colpo sia al territorio, sia al mondo del lavoro femminile. Credo che si sarebbe potuto ragionare su una procedura di riorganizzazione che permettesse un uso pieno degli ammortizzatori sociali, il tempo ci sarebbe stato visto che al tavolo nazionale della vertenza la trattativa sulle parti si è conclusa con un mancato accordo, e il negoziato proseguirà a Roma”.

Aperta, infatti, è ancora la vertenza Coca Cola a livello nazionale, che sempre a metà luglio aveva annunciato il licenziamento di 249 lavoratori in tutta Italia. “Allo stato attuale – spiega Mario Zoin, della Flai Cisl di Modena – il numero degli esuberi è sceso a 180 perché 69 dipendenti andranno via volontariamente. Il problema, però, è che la Coca Cola pretende di decidere chi licenziare sulla base di criteri tecnico organizzativi, arbitrari. Noi, invece, vorremmo che si tenessero in considerazione i principi della legge 223, come anzianità o situazione di famiglia. Per questo non si è raggiunto l’accordo”. La pratica, ora, passerà nelle mani del ministero del Lavoro, ma intanto i sindacati confederali, per il giorno dell’incontro a Roma, da definire, hanno già annunciato 8 ore di sciopero.

Dengue, confermato caso di infezione in provincia di Modena. Al via disinfestazione

Gli esami di laboratorio hanno confermato la presenza del virus della malattia infettiva Dengue a Modena. Il virus ha infettato una persona, residente a Baggiovara (Modena), che l’ha contratta in un paese dall’Africa centrale, e che è stata dimessa nelle scorse ore dall’ospedale Policlinico. La malattia, infatti, viene trasmessa all’uomo dalle punture di zanzara del genere Aedes, in particolare modo dalla specie Aegypti.

Come previsto dal Protocollo regionale, nella zona interessata dal caso procede quindi il trattamento di disinfestazione straordinaria predisposto dal Comune nelle ore immediatamente successive la segnalazione del caso da parte del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl.Il trattamento notturno adulticida effettuato a Baggiovara, nell’area tra stradello Bastogi e via Jori, nella notte tra l’1 e il 2 settembre, non si è potuto ripetere questa notte a causa della pioggia che lo avrebbe vanificato.

Sarà quindi nuovamente effettuato tra questa notte e domani notte se le condizioni meteo lo consentiranno. Oltre all’eliminazione degli esemplari di insetti adulti, che potrebbero aver contratto il virus e quindi trasmetterlo a loro volta; ieri stato effettuato il trattamento larvicida nelle tombinature pubbliche e nelle aree private per rimuovere possibili focolai. Durante l’intervento, spiega il Comune, sono stati rinvenuti dagli agenti della Municipale diversi ristagni d’acqua nelle aree cortilive private.

Regionali, i terremotati si candidano: “La politica ci ha deluso. Ripartire dal basso”

Prima un sondaggio online per consultare il popolo del web, e poi l’annuncio: anche i terremotati si candidano alla presidenza della Regione Emilia Romagna. Sarà una lista di comitati cittadini, capofila Sisma.12, protagonista delle manifestazioni che negli ultimi due anni hanno portato in piazza le istanze della bassa terremotata, quella che parteciperà alle elezioni per la nomina del successore del governatore uscente Vasco Errani. Per ora è ancora presto per parlare di nomi, l’annuncio ufficiale è appena arrivato e si dovrà affrontare la raccolta firme per la candidatura (necessarie in proporzione alla grandezza della circoscrizione elettorale), e tuttavia il comitato, nato in seguito ai fenomeni sismici del 20 e del 29 maggio 2012, è già alle prese con il programma: lavoro, welfare, ambiente, snellimento della burocrazia che ad oggi ancora ingorga la macchina della ricostruzione.

“Per mesi, consultazione dopo consultazione, ci siamo sentiti chiedere dai cittadini di scendere in campo e partecipare alle elezioni – racconta Sandro Romagnoli, referente di Sisma.12 – tra un governo e l’altro, la fiducia nei partiti politici continua a scendere, e sempre più persone cercano un’alternativa. Prima di decidere, però, abbiamo voluto indire un sondaggio online, che in appena 12 giorni ha ottenuto una buona risposta”. Circa 700 persone, infatti, hanno risposto alla consultazione, spiega il comitato, e hanno chiesto a Sisma.12 di fare un passo avanti: “Non abbiamo sponsor politici o media nazionali per pubblicizzare le nostre iniziative, eppure siamo molto soddisfatti della partecipazione al sondaggio – spiega Romagnoli – quindi abbiamo deciso di candidarci”. Il comitato di cittadini è nato due anni fa, sulle macerie del terremoto, per denunciare i problemi di un’Emilia in ginocchio: dalla burocrazia, che ancora oggi paralizza aziende e famiglie, con migliaia di case e fabbriche tuttora da ricostruire, alla necessità di una fiscalità di vantaggio, “che quello del 2012 è l’unico sisma per cui si sono dovuti chiedere prestiti alle banche per pagare le tasse”, dalla disoccupazione, alle difficoltà di chi, 26 mesi dopo i fenomeni sismici, vive ancora in un container. Solo per fare qualche esempio. “Dire che partiamo dal basso sarebbe superfluo – spiega Romagnoli – perché prima del terremoto eravamo semplici emiliani, che poi si sono rimboccati le maniche per seguire, passo dopo passo, ogni aspetto di questa ricostruzione. Tuttavia parteciperemo, con la speranza di riuscire a entrare nei palazzi della Regione e restituire ai nostri concittadini un po’ di quel diritto alla partecipazione che da Roma il governo di Matteo Renzi sta cercando di sottrarci”.

Per il momento il comitato non ha ancora individuato una sua lista da presentare in campagna elettorale, ma un’idea su chi dovrebbe farne parte c’è già: “Vorremmo coinvolgere tutti i comitati dell’Emilia Romagna – continua Romagnoli – tutti coloro, insomma, che lavorano per la tutela del territorio e dei suoi cittadini. Dai comitati per la difesa dell’ambiente a quelli che si oppongono allo spreco di denaro pubblico legato ad alcune maxiopere, dal mare all’Appennino”. Al di là, insomma, dei soli problemi legati alla ricostruzione post sisma. “Non porteremo in Regione solo le questioni relative al terremoto e alle altre calamità naturali che hanno colpito questo territorio, sebbene già così si includa la maggior parte dell’Emilia Romagna. Cercheremo di lavorare per tutti, al netto di influenze esterne e apparentamenti con i poteri forti. Del resto noi non abbiamo poltrone da perdere, né favori da ricambiare: siamo un comitato”.

Non è escluso, però, un eventuale apparentamento con il Movimento 5 Stelle, con il quale già in passato i terremotati di Sisma.12 avevano collaborato per denunciare i problemi della gestione Errani, fino a poche settimane fa Commissario alla ricostruzione. “A noi interessano le azioni concrete, e siamo disponibili a lavorare con chi le azioni concrete le fa”. Una definizione che comprende, per il comitato, anche l’Altra Emilia Romagna, gli ex Lista Tsipras insomma, partito con cui i terremotati vorrebbero dialogare. “Con queste due realtà crediamo di avere punti in comune – spiega Romagnoli – che vanno oltre il tentativo di offrire all’Emilia Romagna un’alternativa al governo Errani, portato avanti un po’ da tutti i candidati del Pd alle primarie”. Il segretario regionale Stefano Bonaccini, già consigliere di viale Aldo Moro, il deputato Matteo Richetti e poi Palma Costi, rispettivamente predecessore e attuale presidente dell’Assemblea legislativa, e ancora l’assessore uscente all’Istruzione Patrizio Bianchi. Resta fuori solo l’outsider Roberto Balzani, sindaco di Forlì, gradito ai civatiani ma considerato nome troppo di rottura rispetto alla linea Errani – Pierluigi Bersani. “Sappiamo che realisticamente sarà difficile scalzare il Pd dalla poltrona – ammette Romagnoli – ma per noi sarebbe già un traguardo riuscire a indebolire un po’ l’egemonia dei democratici. Certo, il rischio c’è: una sconfitta elettorale potrebbe sminuire il lavoro fatto negli ultimi anni. Ma certe sfide devono essere affrontate”.