Giardinner, Modena per Charlie Hebdo con Lercio e il Terzo Segreto di Satira

Da Giorgio Montanini, al Terzo Segreto di Satira, a Lercio.it, per trasformare Modena nella capitale della satira. Torna nella città della Ghirlandina dal 9 al 10 luglio, il Giardinner, il tradizionale appuntamento estivo all’insegna della beneficenza organizzato dalle associazioni culturali La piattaforma e Mumble per affrontare, ogni anno, un tema d’attualità. E se nel 2013 la scelta era ricaduta sulle smart cities, mentre nel 2014 si era parlato della Luna, quest’anno è la satira la protagonista della kermesse, che tra un’ospite e un concerto analizzerà uno dei linguaggi più discussi della comunicazione, contemporanea e non solo. Punto di partenza del calendario di appuntamenti che si alterneranno nel corso della due giorni, ospiti d’onore il comico e attore italiano Giorgio Montanini, il collettivo milanese Terzo segreto di satira e sito di fictional news Lercio.it, saranno i fatti drammatici legati alla strage nella redazione parigina di Charlie Hebdo.

“Il 2015 si è aperto con un tragico attentato capace di scatenare una forte reazione emotiva in tutta Europa – racconta Laura Righi, presidente de La Piattaforma – e di far sì che il mondo intero si interrogasse sull’attualità dei principi della libertà d’espressione. Perciò, la scelta del tema, che cambia di anno in anno, è venuta praticamente spontanea. Quello che è accaduto a Parigi a inizio gennaio ci ha colpiti, come tutti, e nel corso di questa quarta edizione di Giardinner analizzeremo la satira in tutte le sue declinazioni ed eventuali limiti”.

Ad aprire la serata del 9 luglio di Giardinner è stato il monologo di Montanini, figura di spicco della stand up comedy italiana. Il comico marchigiano, noto per il programma tv di Rai 3 Nemico Pubblico, infatti, ha portato in scena Liberaci dal bene, dedicato proprio a Charlie Hebdo e ai paradossi della libertà di espressione. Venerdì 10, invece, protagonisti saranno i due collettivi satirici nati sul web e approdati, rispettivamente, in televisione e in radio: il Terzo segreto di satira e Lercio. A far da cornice alla manifestazione, poi, l’arte e la musica. Da un lato, infatti, sul palco si alterneranno le band CarpiReMo, Lor Qestra, i DuDe Beat e i Simons, dall’altro, saranno allestite due mostre a tema. La prima, Una risata vi salverà, in collaborazione con Stefano Bulgarelli e il Museo civico d’arte di Modena, ripercorrerà il Novecento alla scoperta del patrimonio di vignettisti satirici modenesi, da Umberto Tirelli a Paul Campani, da Enzo Manfredini all’editore Angelo Fortunato Formiggini. Tra le vignette anche alcuni inediti di Guido De Maria, e alcune vignette di Bonvi. L’altra mostra, invece, è un omaggio diretto a Charlie Hebdo, realizzato riunendo alcune tra le decine e decine di vignette realizzate da artisti italiani nei giorni e nelle ore immediatamente successive alla strage parigina.

“Prima di tutto, comunque, Giardinner rimane un evento di beneficenza”, precisa Righi. E infatti, l’intero ricavato della serata, da quattro anni a questa parte, viene destinato a un progetto di solidarietà. Se le edizioni precedenti della manifestazione avevano raccolto fondi da devolvere nella ricostruzione dell’Emilia Romagna terremotata – nel 2012 per il Comune di Concordia sulla Secchia, uno dei più colpiti dalle scosse di quell’anno, e nel 2013 all’Istituto Lodi di Crevalcore, in provincia di Bologna – mentre l’anno scorso gli aiuti erano andati a favore di progetti di formazione scolastica in Tanzania ed Etiopia, quest’anno la scelta è ricaduta sull’Emporio sociale Portobello. Il supermercato inaugurato nel 2013 dai volontari dell’Asvm di Modena, l’associazione servizi per il volontariato della Ghirlandina, cioè, che permette alle famiglie in difficoltà economiche di fare la spesa pagando i generi alimentari, non in euro, ma con i punti provenienti da un budget assegnato sulla base dei componenti del nucleo familiare.

Trivelle a Ferrara, nuova richiesta per esplorazioni in zona colpita dal sisma

Ancora trivelle nella bassa terremotata. E’ trascorso appena un anno da quando la Regione Emilia Romagna, in seguito alle indagini della commissione Ichese sulle possibili correlazioni tra la ricerca di idrocarburi e il terremoto, decise di congelare tutte le nuove autorizzazioni a scavare nell’area che, dopo le scosse del 2012, venne definita il cratere. Eppure, a Masi Torello, in provincia di Ferrara, dove appena tre anni fa sorgevano le tende degli sfollati, c’è già chi vorrebbe andare in cerca del gas metano. Sul tavolo del ministero allo Sviluppo Economico, infatti, è approdata la richiesta presentata da Enel Longanesi Developments Srl, che nell’area di Masi San Giacomo, rurale ma popolata, vorrebbe perforare un pozzo esplorativo. Obiettivo, verificare se nel sottosuolo ci siano “idrocarburi liquidi e gassosi”. Non molto distante da dove gli americani di Aleanna Resources, in effetti, stanno già cercando giacimenti di gas, titolari delle autorizzazioni per le località Ponte del Diavolo e Corte dei Signori, oltre che di altri siti dislocati lungo il territorio nazionale. O ancora, da dove Po Valley Operations vorrebbe trivellare sempre per trovare gli idrocarburi, anche se al momento questa istanza, a differenza di Enel Longanesi, risulta congelata sulla base della delibera della Regione Emilia Romagna, e salvo pronunciamenti imminenti, tale resterà fino al 23 ottobre 2015.

Al momento, la richiesta per il pozzo di Masi Torello, denominato Malerbina 1 dir, inserita nell’ambito della già concessa autorizzazione a cercare idrocarburi “Portomaggiore”, che ricade sulle provincie di Bologna, Ferrara e Ravenna, è al vaglio della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale, nell’ambito della procedura di Via. Tuttavia l’iter è in movimento, e tanto basta ai comitati anti trivelle e ai cittadini per iniziare a pensare alle proteste.

 

“Con l’approvazione del decreto Sblocca Italia – spiega Irene Gigante, dei No Triv di Ferrara – gli enti locali, dalle regioni ai comuni, sostengono di non avere più voce in capitolo in materia di tutela del territorio dalle tante, troppe società che vorrebbero scavare in cerca di idrocarburi, e così, di fatto, se ne lavano le mani. Ma noi cittadini non ci stiamo: abbiamo perso le nostre case e le nostre aziende a causa del terremoto, e non è possibile che si venga a trivellare in un territorio già a rischio sismico, soggetto a subsidenza. Senza contare il danno che subiremmo sia dal punto di vista economico, sia sociale”.

 

Per il 1 di luglio il sindaco di Masi Torello, Riccardo Bizzari, ha convocato un’assemblea pubblica in municipio, allo scopo di informare la popolazione circa l’istanza presentata al ministero da Enel Longanesi. “Noi saremo presenti – sottolinea Gigante – e chiederemo all’amministrazione di combattere con noi questa battaglia”. A puntare il dito contro la Regione Emilia Romagna, poi, è anche la Lega Nord, capofila l’ex sindaco della Bondeno terremotata Alan Fabbri. “L’incubo trivelle torna nei nostri territori – attacca il Carroccio – il Pd sta spianando la strada agli appetiti dei colossi dell’energia. Complice lo Sblocca Italia, nel nostro paese stanno prevalendo le lobby, a cui i democratici hanno svenduto il nostro territorio”.

 

Nonostante, infatti, la delibera unanime di sei sindaci dell’alto ferrarese del 27 febbraio 2013 contro le trivelle nell’area del sisma, e il pronunciamento della stessa Assemblea legislativa del 15 aprile 2014, che ha disposto “la sospensione in tutta Emilia Romagna di qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione” di idrocarburi, prosegue Fabbri, “l’assessore alla Difesa del suolo Paola Gazzolo, il 28 marzo scorso, ha candidamente ammesso che potrebbero essere riaperte le procedure autorizzative per le estrazioni. Una scelta politica in linea al governo di Matteo Renzi, che ha tolto agli enti locali il potere di veto sulla ricerca di petrolio lasciando libere le mani dei colossi internazionali di impadronirsi dei nostri territori, contro la quale noi fin sa subito ci opponiamo”.

Festa Unità, a Maranello Anpi rinuncia a banchetto: “Dal Pd limiti ai contenuti”

“Il Pd? Da come si sono comportati ricordano più i fascisti, che la sinistra. Del resto non se ne trova traccia nel partito che ci governa oggi”. E’ una spaccatura che ha già sollevato più di una polemica quella tra l’Anpi di Maranello e il Partito democratico del Comune situato nella bassa Modenese, colpevole, secondo l’associazione, di aver tentato di imbavagliare la partecipazione dei partigiani d’Italia alla festa dell’Unità in programma in città tra il 9 e il 29 luglio. “Essere presenti alla manifestazione”, spiega Giordano Zini, presidente dell’associazione partigiani locale, “per noi è una consuetudine, eppure quando abbiamo fatto domanda per poter allestire un gazebo nell’ambito della kermesse del Pd, ci è stato detto che sì, potevamo farlo, ma solo a patto che accettassimo delle condizioni”. La più gravosa delle quali dice chiaramente che “l’attività dell’associazione non può avere contenuti discordanti rispetto alla politica locale e nazionale del Pd”. Pena, “la sospensione – scrivono i democratici di Maranello – in qualunque momento, e senza preavviso, della concessione dello spazio dedicato all’associazione, qualora si verificasse una o più infrazione dei vincoli citati”.

Per il Pd, tuttavia, si è trattato di un errore di comunicazione. “Francamente non capiamo come possa essere nata questa incomprensione – scrive in una nota il segretario del Circolo Pd di Maranello Marco Mililli – In passato, la Festa dell’Unità ha sempre costruito una giornata in collaborazione con l’Anpi e la nostra disponibilità è rimasta immutata. Quest’anno ci è stato chiesto uno spazio per ospitare un gazebo, piuttosto che dedicare una giornata all’impegno dei partigiani. L’Anpi ha deciso di inoltrare la richiesta in via formale con una lettera raccomandata e gli è stato risposto formalmente. Ma nella risposta era chiara la volontà del Pd di ospitare il banchetto dell’associazione. Non c’è mai stato, da parte nostra, alcun dubbio in proposito né alcuna volontà censoria. Colgo l’occasione per rinnovare la totale disponibilità del Partito democratico nei confronti dell’Associazione partigiani. Farò tutto quanto necessario perché questa incomprensione venga chiarita definitivamente, tanto che ho già chiesto un incontro con l’Anpi di Maranello per poterci finalmente spiegare. Noi li vogliamo alla nostra festa, come sempre”.

L’Anpi però per il momento rimane ferma sulle sue posizioni e pretende delle scuse. “In pratica”, sottolinea Zini, “ci vogliono imbavagliare, non siamo liberi di esprimere la nostra opinione. O chiniamo il capo davanti al Pd, o non siamo autorizzati ad allestire il gazebo. Un obbligo che ci ha lasciati tutti basiti, perché ricorda più il fascismo, che la sinistra italiana”. Così l’associazione dei partigiani di Maranello ha firmato di proprio pugno una lettera inviata al Pd locale: “Facendo seguito ai vincoli del Pd, il direttivo dell’Anpi ritiene rinunciare alla sua partecipazione”. E continuano: “Mi sembra sconcertante che l’Anpi venga richiamata a non poter dire il proprio parere, è una limitazione a un diritto costituzionale, la libertà di parola, per la quale tanti uomini, donne e bambini sono morti” attaccano i tesserati all’associazione di Maranello. “Se lo ricorda, il Pd, quanti partigiani sono stati uccisi davanti ai propri famigliari per avere espresso in luogo pubblico la propria opinione, che fosse di vita quotidiana o politica, perché quelle opinioni contrastavano il governo fascista del tempo? Noi a queste regole non ci stiamo”.

Al banchetto, ribadisce comunque l’associazione, che non comprende solo i figli di sangue della Resistenza ma anche i tesserati che si sono iscritti pur senza annoverare partigiani o staffette nell’album di famiglia, “non avremmo certo fatto propaganda politica – sottolinea Zini, che pure non è figlio di combattenti – e chi conosce l’Anpi lo sa bene. Ciò che facciamo come associazione è tramandare ciò che accadde in Italia ai tempi del nazifascismo affinché non si verifichi di nuovo. Se il Pd pensa che io non debba sentirmi libero di rispondere a una domanda, a una curiosità, si sbaglia di grosso. La bocca è fatta per parlare, e non sono certo io l’unico a non riuscire più a trovare una traccia di sinistra nel partito che ci governa oggi”. E secondo l’Anpi, quanto accaduto con il Pd di Maranello, né è prova. “Per quanto riguarda il presidente del Consiglio Matteo Renzi, credo che stia guardando nella direzione sbagliata, e che i democratici stiano commettendo molti errori. Ma il bavaglio che volevano imporci è un altro discorso ancora. Non ci aspettavamo un comportamento simile dal Partito Democratico”.

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Sisma, Carpi chiede indietro i soldi ai terremotati con le case dichiarate agibili

Nel 2012 era stato costretto a trascorrere cinque mesi in una tendopoli a causa del terremoto. Oggi, tre anni dopo, la Regione Emilia Romagna gli chiede di restituire parte del contributo pubblico che gli venne assegnato perché sfollato. La vicenda di Maurizio Farinelli, pensionato di 62 anni residente a Carpi, Comune del cratere terremotato, inizia a maggio del 2012, quando le scosse che devastarono l’Emilia danneggiarono anche la sua abitazione. Per qualche mese fu costretto a trasferirsi in una tenda blu di quelle montate nelle periferie delle città più colpite dal sisma, e come tutti coloro che avevano perso, anche temporaneamente, la propria casa per colpa del terremoto, ricevette d’ufficio un contributo di autonoma sistemazione, o Cas. Concesso agli sfollati dalla Regione fino al ripristino della loro abitazione, e recentemente ridimensionato dall’ordinanza numero 20 emanata dal governatore democratico dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Farinelli, ex autotrasportatore con una pensione d’invalidità, in quella tenda ci rimase fino all’autunno dello stesso anno, anche se il suo palazzo era stato dichiarato agibile già dal 20 giugno. “L’appartamento era molto malandato – racconta in una lettera inviata alla Gazzetta di Modena – con crepe sui muri e tutte le piastrelle del bagno cadute. Ho dovuto chiamare un muratore e pagarlo, come dimostrano le fatture, e sono potuto rientrare a casa solo a fine ottobre”.

Qualche giorno fa, però, Farinelli ha ricevuto dal Comune di Carpi una lettera. “Siamo a chiedere di restituire la somma di euro 266,66 entro e non oltre 20 giorni dal ricevimento della presente, in caso contrario si procederà al recupero coattivo dell’importo sopra indicato”. Il denaro che il pensionato deve restituire all’amministrazione della sua città, firmataria della lettera, non è un debito accumulato nei confronti del fisco italiano, ma una parte del contributo di autonoma sistemazione che gli venne assegnato, “senza chiederlo”, precisa, quand’era sfollato, cioè 419 euro. In questi giorni, infatti, la Regione Emilia Romagna ha dato mandato ai Comuni del cratere terremotato di verificare i beneficiari dei contributi di autonoma sistemazione, e in caso di irregolarità, i soldi vanno restituiti. Per quanto riguarda Farinelli, spiega Daniela Depietri, assessore alla Casa del Comune di Carpi, “aveva diritto al versamento fino alla dichiarazione di agibilità della sua residenza, come tutti”. Cioè fino al 20 giugno, anche se poi in casa è riuscito a rientrarci solo a ottobre.

“Non credo di meritarmi un trattamento così, con una lettera dai toni francamente eccessivi – scrive però il pensionato – piena di sottolineature in nero, neanche fossi un debitore abituale”. “E’ la prassi visto che parliamo di soldi pubblici – replica Depietri – i contributi vennero all’epoca erogati dalla Regione, e oggi l’ente ci chiede di recuperare le somme che potrebbero essere state assegnate ingiustamente”.

Il caso di Farinelli, però, non è l’unico nella bassa terremotata. Se tutti i Comuni del cratere dovranno procedere alle verifiche, tra gli sfollati destinatari delle missive c’è anche chi, ad esempio, non è potuto rientrare in casa a causa della burocrazia. Come Chiara Ferriani, di Crevalcore, in provincia di Bologna, che su Facebook spiega gli inghippi della macchina – ricostruzione. “Ho ricevuto una lettera simile anch’io – racconta – nel mio caso è stata certificata la fine dei lavori alla nostra casa solo perché erano stati ultimati tutti gli interventi ritenuti rimborsabili attraverso i contributi stanziati per la ricostruzione. Peccato che all’agibilità dell’edificio mancassero altre opere che abbiamo dovuto realizzare a nostre spese”.

“A inagibilità revocata non si ha più diritto al contributo e sono stati erogati più fondi vanno restituiti – ribadisce Depietri – E’ la Regione che ci impone di fare questo lavoro, parliamo di soldi pubblici, per cui i controlli vengono svolti con un certo rigore. E d’altronde se il Comune non riscuotesse, la Regione chiederebbe all’amministrazione di rimborsare quel denaro. Al di là del singolo caso, comunque, il principio è corretto: durante l’emergenza terremoto ci si basava sulle autodichiarazioni dei cittadini, per cui se qualcuno sosteneva di non poter rientrare in casa gli veniva assegnato il Cas. Poi, però, si è scoperto che nell’elenco c’era finito anche qualcuno che non ne aveva diritto”.

Sul caso, tuttavia, c’è già chi punta il dito contro la struttura commissariale guidata dal governatore Bonaccini. “La ricostruzione è bloccata da una macchina burocratica eccessivamente lenta e non c’era il tempo di verificare caso per caso l’assegnazione dei contributi agli sfollati prima di mandare quelle lettere? – attacca Fabio Rainieri, vicepresidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna – prima di gridare all’irregolarità si sarebbe dovuto valutare, ad esempio, quando effettivamente il terremotato è rientrato in casa”.

“L’impegno della Regione è far sì che la ricostruzione proceda con tempi certi, nel rispetto delle regole, dell’equità e della legalità. All’interno di questo percorso, sono previste verifiche e controlli compresi quelli sui contributi concessi per l’autonoma sistemazione (Cas) – spiega anche Palma Costi, assessore alla Ricostruzione della Regione Emilia Romagna – sulla base di ciò che è scaturito dai controlli, è evidente che chi ha ricevuto il contributo senza averne i requisiti è naturale che lo restituisca, perché non aveva titolo a riceverlo. Ricordando che il primo Cas del 2012 veniva riconosciuto a tutti coloro che avevano lasciato le proprie abitazioni sino all’effettuazione delle verifiche di agibilità (che interrompevano il beneficio se l’immobile veniva dichiarato agibile), attualmente il Cas è riconosciuto nei casi in cui siano in corso i lavori di ripristino di un immobile e decade dal giorno dopo la fine degli stessi, dichiarata dal tecnico progettista. Se il contributo è riscosso oltre queste date, le somme erogate oltre il termine devono essere recuperate”.

Stupro di gruppo Modena, 4 ragazzi prosciolti da accusa violenza sessuale

Tutti e quattro innocenti nonostante la ragazzina non abbia mai ritrattato le accuse. Il giudice per le udienze preliminari di Modena ha assolto quattro ragazzi, tutti appena maggiorenni dall’accusa di violenza sessuale: nel 2013 erano stati indagati dopo che una sedicenne aveva deciso di parlare e raccontare quanto secondo lei avvenuto, dopo una festa tra compagni di scuola in piscina, l’estate di quell’anno. Un quinto ragazzo è in attesa di giudizio davanti al tribunale dei minori di Bologna, perché all’epoca dei fatti non aveva ancora 18 anni. In attesa della pubblicazione delle motivazioni, ancora non è chiaro che cosa abbia convinto il Gup ad assolvere, in rito abbreviato, gli imputati. Due di loro per non avere commesso il fatto, non avere avuto cioè dei rapporti con la ragazza. Gli altri due, che ebbero invece rapporti sessuali con la giovane, perché il fatto non sussiste.

Era stato per primo lo stesso pubblico ministero, dopo le indagini, a chiedere l’assoluzione per gli imputati, che si erano sempre dichiarati innocenti. Quella sera, era stata sostanzialmente la ricostruzione del pm (che ora il giudice sembra avere accolto), ci furono rapporti sessuali con due dei ragazzi. Ma non ci sarebbero prove di uno stupro: la ragazza sarebbe stata anzi capace di intendere e volere, e consenziente. “Massima soddisfazione per la sentenza – ha commentato il procuratore di Modena Lucia Musti – che ha accolto integralmente le richieste della pm Mariangela Sighicelli per la quale esprimo la mia massima stima per la professionalità dimostrata nella conduzione di un’indagine di estrema delicatezza, nonché di elevata risonanza mediatica”.

Diverso invece il parere dell’avvocato Luca Scaglione che tutela la ragazza che aveva fatto denuncia ai Carabinieri: “Siamo in totale disaccordo con la ricostruzione della Procura”. E qui bisogna aprire una parentesi: la ragazza non si è costituita parte civile davanti al giudice, dopo che i ragazzi avevano raggiunto un accordo con la giovane e la sua famiglia per un risarcimento monetario. La ragazza tuttavia, nonostante la non partecipazione al processo, in questi anni non avrebbe mai ritrattato la sua denuncia iniziale che parlava di una serata in cui avrebbe bevuto più del dovuto, poi finita con una violenza.

A ottobre 2013 la notizia fece molto scalpore sotto la Ghirlandina. La procura di Modena aprì anche un fascicolo per indagare sulla fuga di notizie. Il clamore fu anche politico. Il senatore Carlo Giovanardi intervenne con una sua dichiarazione che fece molto discutere: “Non c’è da meravigliarsi”, disse il parlamentare modenese. “Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l’indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all’anno, dileggiare ogni regola e ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti”.

Cpl Concordia, Prefettura di Modena e Anac commissariano appalti pubblici

Il Prefetto di Modena, Michele di Bari, ha disposto l’amministrazione straordinaria della Cpl Concordia, coop rossa coinvolta nell’ambito dell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia ed esclusa dalle “white list”, limitatamente alla esecuzione dei contratti pubblici di appalto e alle concessioni pubbliche. Il provvedimento, che prevede la nomina di due commissari con poteri e funzioni degli organi di amministrazione, è stato emanato al termine di un’istruttoria col Presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.

Disposta la contestuale sospensione, limitatamente all’esecuzione dei contratti in oggetto, dell’esercizio dei poteri di disposizione e gestione dei titolari dell’impresa. Il provvedimento, nell’aria da giorni, è stato assunto ai sensi dell’art. 32 della legge 114/2015, e mira a salvaguardare situazione economica ed livelli occupazionali dell’impresa. I commissari sono incaricati della gestione straordinaria e temporanea, fissata in sei mesi, di tutti i rapporti contrattuali con soggetti pubblici di cui Cpl Concordia è titolare. Ad essi, spiega la prefettura, sono attribuiti tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione dell’impresa, limitatamente ai contratti suddetti, e di tutte le concessioni di natura pubblica che siano in corso di esecuzione o di completamento. L’attività dei commissari sarà preceduta da una ricognizione dei contratti pubblici in corso.

Il provvedimento per la Prefettura “fornisce una risposta efficace alla preoccupazioni diffuse nelle settimane scorse, e ripetutamente manifestate dagli amministratori locali del territorio, dal Presidente della Provincia di Modena e dell’Assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, che avevano incontrato più volte il Prefetto sul tema”.

Mafia, confiscati 4 milioni ad attore e imprenditore pregiudicato Jimmy Conte

Case, società, due limousine e vari rapporti bancari. La Direzione investigativa antimafia di Bologna ha eseguito il decreto di confisca di beni, emesso dal Tribunale di Taranto, nei confronti di Girolamo Conte, pregiudicato quarantanovenne di origine pugliese, residente in provincia di Modena. Noto come Jimmy Conte, è un imprenditore, ma era noto anche per la sua attività di attore: come si legge dal suo sito personale, ha recitato nel cortometraggio “Rebels”, ma tra le altre cose anche in “Squadra Antimafia 5 e 6“.

Nel dettaglio, gli sono state confiscate alcune unità immobiliari, a Castelnuovo Rangone (Modena), tre società aventi sede in provincia di Modena, nonché alcuni veicoli, tra cui due limousine, e rapporti bancari, per un valore complessivo che supera i 4 milioni di euro. Il provvedimento accoglie in pieno l’impianto investigativo della Dia, che ha accertato la sproporzione tra la reale ricchezza e i redditi dichiarati dal nucleo familiare del pregiudicato, arrivando a dimostrare la provenienza illecita dei beni accumulati nel tempo. L’odierna confisca rappresenta infatti l’ultimo tassello di una complessa indagine economico-finanziaria, avviata da oltre un anno, e segue un provvedimento di sequestro, emesso nel marzo del 2014 dallo stesso Tribunale.

Nato in Germania, ma di fatto cresciuto e vissuto fino al 1999 in provincia di Taranto, secondo gli investigatori, si era ben inserito nei circuiti illeciti, riuscendo nel tempo ad assumere un ruolo significativo all’interno di una delle organizzazioni criminali operanti nel territorio pugliese. Noto alle Forze di Polizia sin dall’inizio degli anni Novanta e più volte indagato anche per reati connessi al traffico di stupefacenti, Conte, agli inizi degli anni duemila si è trasferito in Emilia-Romagna, dove ha esercitato attività imprenditoriali.

Nel provvedimento di confisca appena notificato, tra l’altro, si legge: “È risultata provata in capo al proposto la disponibilità diretta e indiretta dei beni oggetto di sequestro, la sproporzione tra il loro valore il reddito dichiarato e l’attività economica svolta, ovvero in alternativa la loro provenienza illecita da continuata evasione fiscale sicché, in assenza di dimostrazione circa la loro legittima provenienza, deve essere disposta la confisca di tutti i beni in sequestro”.

Terremoto Emilia, tre anni dopo ancora 1300 persone vivono nei container

A tre anni dal terremoto che ha distrutto abitazioni, fabbriche e chiese, togliendo il tetto a migliaia di famiglie, sono ancora tanti i segni visibili, le ferite ancora aperte dalle scosse. A cominciare da chi una casa vera e propria, dopo 36 mesi, non ce l’ha: quasi 1300 persone dormono ancora tra le lamiere dei container. È l’anniversario più difficile per l’Emilia Romagna: è il 20 maggio del 2012 quando la terra trema per la prima volta, tra le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, lasciando dietro si sé macerie e vittime. Nove giorni dopo ci sarà un’altra scossa, ancora più devastante. I morti alla fine saranno 27. E 45mila in tutto le persone coinvolte.

Oggi il bilancio disegna una quadro poco esaltante, in cui molto è stato fatto, sì, ma restano allo stesso tempo parecchie situazioni in sospeso. Bastano i numeri presentati dalla Regione per fare il punto in occasione dell’anniversario. La ricostruzione di abitazioni e imprese ha raggiunto il 60 per cento. Le previsioni dicono che serviranno almeno altri due anni per arrivare al 100%: secondo il presidente Stefano Bonaccini, la parola fine si potrà scrivere, di questo passo, nel 2017.

“C’è ancora tanto da fare – ha detto – ma siamo determinati: non saremo tranquilli fino a che non sarà posato l’ultimo mattone. È per questo che, dopo aver ottenuto dall’Unione europea la proroga per gli interventi sui fabbricati danneggiati delle imprese agricole, ora attendiamo che a breve arrivino le risposte positive del Governo alle richieste che, assieme ai sindaci dei Comuni colpiti, abbiamo avanzato: dalla proroga al 2017 dello stato di emergenza alle proroghe fiscali, per arrivare all’istituzione delle cosiddette zone franche urbane con lo stanziamento ad hoc di un fondo di 50 milioni di euro. Questa fascia di terra dove si produceva oltre il 2% del Pil nazionale rinascerà più bella, più forte e più sicura di prima”.

I lavori sulle abitazioni hanno permesso di rimettere a norma e ristrutturare 15800 case, dove sono tornate a vivere oltre 25mila persone. Le famiglie che hanno bisogno di assistenza e che ancora ricevono un assegno sono 4645, 20% in meno rispetto all’anno scorso, e 71% in meno rispetto alle prime settimane dopo il terremoto, quando erano oltre 16mila. Il capitolo più critico rimane però quello dei Map, ossia i Moduli abitativi temporanei dove è stata sistemata una parte degli sfollati. A gennaio la Regione aveva promesso di smantellarli entro la fine del 2015, ma intanto 1288 persone (700 in meno rispetto a un anno fa) si preparano ad affrontare la terza estate tra i container. Delle 757 montate all’inizio, oggi nel cratere rimangono occupate 410 casette provvisorie.

In tutto, i contributi concessi per la ricostruzione di case, imprese e negozi raggiungono quota 1 miliardo e 770mila euro, ma di questi solo 800 milioni, meno della metà, sono già stati liquidati. Per le abitazioni sono stati dati quasi 536 milioni, su 1 miliardo e 89mila euro concessi, e approvato il 70% dei progetti presentati. Più ridotta la cifra saldata per le imprese: 245 milioni di 682 milioni concessi, ossia circa un terzo.

Molti centri storici sono ancora nascosti dietro metri e metri di impalcature e ponteggi. Una situazione di cui soffrono più di tutti i commercianti ritornati nei negozi del centro, che faticano a sopravvivere e a ripartire. Da viale Aldo Moro fanno sapere che sono “536 i milioni messi a disposizione dalla struttura commissariale – che si aggiungono a 407 derivanti da cofinanziamenti (assicurazioni, fondi propri,e donazioni) – per sostenere 935 interventi di ricostruzione e riparazione degli edifici pubblici e dei beni culturali danneggiati, tra i quali le chiese”. Anche se, ha ricordato Bonaccini, dal Governo devono ancora arrivare 800 milioni di euro per completare la ricostruzione delle opere pubbliche. “Non vogliamo un euro in più, ma nemmeno un euro in meno di quanto serve”. Per quanto riguarda la pianificazione per la ricostruzione dei centri storici, la Regione assicura che si sta andando avanti con l’individuazione delle Umi (Unità minime di intervento) e la redazione di 24 Piani organici. “Dal bilancio regionale stanziati 11 milioni e 700 mila euro che si aggiungono a quelli destinati alle opere pubbliche e ai beni culturali”.

La giunta si mostra comunque ottimista. “Nessuna multinazionale ha abbandonato la nostra terra, eppure quel rischio c’era – ha precisato l’assessore alla Ricostruzione, Palma Costi – Nessuna cassa integrazione con motivazione sisma è attiva, i dati del 2014 confermano al contrario una ripresa dell’occupazione. Le risorse stanziate restano in larga parte sul territorio: l’80% delle imprese impegnate nella ricostruzione delle abitazioni sono emiliano romagnole”.

Terremoto Emilia, eccellenza biomedicale in crescita: “Ma mai visto soldo da Stato”

La risposta è sempre la stessa, da tre anni a questa parte: “No, i soldi per la ricostruzione non li abbiamo ancora visti”. L’azienda di Maria Nora Gorni, presidente di Ri.Mos biomedicale, realtà produttiva con sede a Mirandola, specializzata nella produzione di dispositivi monouso per ginecologia, ostetricia, fecondazione assistita, mesoterapia, biopsia e medicazioni avanzate, fa parte di quell’80 per cento di imprese che aspetta ancora di ricevere i fondi stanziati dallo Stato dopo i terremoti che a maggio 2012 devastarono l’Emilia Romagna, parte del Veneto e della Lombardia. Secondo un sondaggio condotto tra il 25 marzo e il 15 aprile dal portale del distretto biomedicale regionale, collegato alla rivista La plastica della vita, infatti, appena il 20 per cento delle realtà produttive del Polo di Mirandola, fiore all’occhiello italiano ed eccellenza europea che ha chiuso in attivo (export è cresciuto del 9,7% nel 2014), duramente colpito dai fenomeni sismici di tre anni fa, ha ricevuto il denaro pubblico previsto per la ricostruzione. “Tutti gli altri – spiega Gorni – si sono dovuti arrangiare”.

A dipingere il quadro della ricostruzione nella bassa modenese sono i numeri: se allo studio hanno aderito l’84,5% delle grandi e piccole aziende, fornitori e sub fornitori che formano il distretto da 4.000 addetti ai lavori, e che rifornisce ospedali e cliniche in tutto il mondo, oltre che in tutta la penisola, solo il 16,4 per cento delle realtà produttive ha già ricevuto i fondi dello Stato. Per il 25,4%,invece, la procedura imbastita dalla struttura commissariale emiliano romagnola, guidata prima dal governatore Vasco Errani e poi dal suo successore, il democratico Stefano Bonaccini, si è conclusa, e tuttavia le risorse non sono ancora state erogate.

Per le restanti aziende del Polo emiliano, poi, la strada è ancora più lunga. Il 32,7% delle realtà inserite nel distretto biomedicale, infatti, è ancora alle prese con la burocrazia, mentre il 25,4%delle aziende mirandolesi l’istruttoria non l’ha nemmeno iniziata. E più che per mancanza di volontà, per via delle difficoltà incontrate nell’ottemperare a tutti i requisiti previsti dal “sistema ricostruzione”.

“Noi ritardi simili non ce li saremmo mai aspettati – racconta Gorni, che ha dovuto ricostruire la sua azienda daccapo dopo che il terremoto l’aveva praticamente rasa al suolo – ed è inaccettabile, perché il biomedicale è stato colpito molto duramente dal sisma”. Sempre secondo il sondaggio, infatti, il 34,5% delle aziende modenesi del distretto ha subito danni “gravissimi” in seguito alle scosse, ma non in tutti i casi ciò che è andato distrutto verrà risarcito pienamente: se per il 27% delle aziende intervistate, infatti, i rimborsi saranno al 100%, per il 52,7% saranno parziali, e per il 20% i danni non sono risarcibili. Per quanto riguarda le tempistiche, poi, il rimborso è stato chiesto “da tempo” dal 60% delle imprese, “recentemente” dal 12,7%, il 18,2% non ha intenzione di chiederlo e il 9,1% non è ancora riuscito a presentare domanda.

“In pratica siamo sopravvissuti perché il biomedicale ha una caratteristica che lo differenzia dagli altri settori, cioè non è in crisi – sottolinea Gorni – e questo ci ha salvati, assieme all’export, che infatti, nonostante i ritardi accumulati dalla Regione nell’erogare i contributi per la ricostruzione, è cresciuto del 9,7% nel 2014. Ma basta fare un giro nelle altre aziende del territorio, dalla meccanica all’abbigliamento, per vedere quanto sia difficile la situazione qui in Emilia”.

A quasi tre anni dai terremoti, la lista di ciò che resta da fare è ancora lunga. E se l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, garantisce che “la ricostruzione sta procedendo, le imprese sono tornate tutte nelle loro sedi”, c’è chi, dati alla mano, si trova a dissentire. “Ciò che siamo riusciti a fare l’abbiamo fatto con le nostre forze, nel mio caso rivolgendomi alle banche – spiega Gorni – i rimborsi? Non so quando arriveranno. Le tasse? Questo è il primo terremoto dove le imprese sono costrette a indebitarsi con gli istituti di credito per versare le imposte, che lo Stato ha rimandato, non condonato, nemmeno di un euro”.

E poi c’è il nodo della burocrazia. Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini aveva promesso, prima di essere eletto, che avrebbe semplificato l’iter per accedere ai contributi post sisma. Una voce inserita in programma elettorale, alla dicitura “obiettivo burocrazia zero”. “Ma io non ho visto alcuna differenza”, precisa Gorni. Un’opinione condivisa dai 110 tecnici emiliano romagnoli – architetti, ingegneri, geometri – che nei giorni scorsi hanno scritto una lettera ai Comuni e alla Regione per denunciare proprio la macchinosità dell’iter burocratico necessario per ricevere i fondi pubblici. “Il sistema si sta avvitando su se stesso per un eccessivo ricorso al controllo burocratico, che porta all’aumento dei tempi di evasione delle pratiche. Di questo passo ci vorranno anni per ricostruire tutto”.

Sassuolo, evento con Adinolfi su famiglia tradizionale è patrocinato da comune Pd

Un evento firmato da gruppi ultracattolici e organizzato nella palestra di una scuola privata di Sassuolo, in provincia di Modena. Un’iniziativa come tante in Italia, con ospite d’onore il giornalista ed ex deputato Mario Adinolfi, alfiere della cosiddetta famiglia tradizionale, chiamato per parlare del suo libro “Viva la mamma” e della sua esperienza alla guida del quotidiano La Croce. Niente di speciale, se non fosse per il logo ufficiale del Comune, stampato in alto sul volantino d’invito. I promotori infatti hanno chiesto e ottenuto per il dibattito il patrocinio dell’amministrazione guidata dal sindaco Pd Claudio Pistoni, scatenando così una bufera interna alla maggioranza e aprendo allo stesso tempo un caso politico. La sponsorizzazione “istituzionale” non è stata gradita dagli alleati di Sel, che l’hanno definita senza mezzi termini “una vergogna”.

Del resto l’impronta ultraconservatrice data all’incontro, fissato per sabato 16 maggio alle 17, è chiara, e di sicuro molto distante dalla linea tenuta da Sinistra ecologia e libertà Nel manifesto, si parla di “attacco a principi non negoziabili, smantellamento della famiglia, costruzione culturale della teoria del gender”. Elementi che “portano sull’orlo dell’abisso”. In questo contesto “l’emergenza antropologica ha raggiunto livelli che mai l’umanità ha riscontrato prima d’ora” e Adinolfi è “preziosissimo testimone e divulgatore di questa presa di coscienza”. Per l’occasione il direttore del quotidiano La Croce è invitato a presentare il suo libro “Viva la mamma”, saggio di 122 pagine in cui l’autore spiega come, a suo parere, unioni civili, matrimoni gay, eutanasia e aborto (i “falsi miti del progresso”) stiano distruggendo la figura della madre su cui poggia la nostra società.

In una nota stampa, Sel rievoca poi anche altre teorie nel repertorio dell’ex parlamentare Pd. “Mario Adinolfi – si legge nel comunicato – nel recente passato si è reso portavoce di una campagna altamente lesiva della dignità delle donne, la cui funzione principale, secondo la sua opinione, sarebbe quella di ‘massaggiare i piedi del proprio marito'; le medievali posizioni di Adinolfi, qualora prendessero piede, abbatterebbero tutto l’umanesimo rinascimentale”. Per questo, il patrocinio del Comune è definito “vergognoso”. Anche perché è stato autorizzato senza aprire una discussione politica. E la notizia è arrivata come una doccia fredda, in un comune dove da poco è stato approvato il registro delle unioni civili. “Posta la sacralità della libertà di pensiero e della sua manifestazione che è e deve rimanere tale alla condizione minima che non si sfoci nella discriminazione, circostanza che in questo caso sarebbe tutta da verificare, non possiamo che ritenere biasimevole la decisione dell’amministrazione sassolese di patrocinare un’attività all’interno di un istituto paritario cattolico, con chiaro orientamento lesivo quantomeno del principio di laicità delle istituzioni”.

Nessuna marcia indietro però da parte dell’assessore alla Cultura, Giulia Pigoni. “Gli uffici hanno concesso il patrocinio – precisa – in quanto evento non oneroso e organizzato da associazioni culturali di Sassuolo. Non si tratta di una iniziativa organizzata dal Comune e il fatto che il patrocinio sia stato concesso non significa che il comune condivida le idee espresse in quell’incontro. Il comune di Sassuolo è per il dialogo, il confronto e la pluralità d’espressione perché riteniamo che solamente confrontandosi si possa costruire qualcosa di nuovo e positivo. Ovvio che l’evento in questione rappresenta idee e pensieri condivisi da una parte della cittadinanza, non da tutta: se chi la pensa diversamente dovesse chiedere il patrocinio per un incontro pubblico, saremmo pronti a concederlo per gli stessi motivi”.