Sisma Emilia, chiesta archiviazione per crollo Haemotronic. Morirono 4 operai

Si chiude con una richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Modena l’indagine penale relativa al crollo della Haemotronic di Medolla (Modena), avvenuto durante il terremoto del 29 maggio 2012, in cui morirono quattro operai. Dipendenti che quella mattina di 2 anni fa, attorno alle 9, si trovavano in azienda, sorpresi dalle scosse e poi sepolti dalle macerie del capannone, già colpito dal sisma del 20 maggio, mentre stavano lavorando. Secondo la procura, infatti, non è stato possibile rilevare profili penalmente rilevanti nei confronti degli indagati, 10 tra architetti, ingegneri e geometri, per i quali l’accusa era di omicidio colposo plurimo, poiché “come risulta anche dalle perizie – spiega il procuratore capo Vito Zincani – non sono stati violati principi di sicurezza” nell’edificio. Una risposta che però non soddisfa le famiglie delle vittime, pronte, tramite i propri legali, a opporsi alla richiesta di archiviazione e ad agire in sede civile per ottenere un risarcimento.

L’inchiesta relativa alla Haemotronic, colosso del biomedicale specializzato nella produzione di dispositivi medici come le sacche per la dialisi, era stata aperta nel 2012 dalla procura di Modena dopo che il terremoto del 29 maggio ne aveva causato il crollo, seppellendo 4 operai che si trovavano in fabbrica al momento delle scosse: Matteo Serra, 37 anni, Paolo Siclari, 39 anni, Giordano Visconti, 33 anni e Biagio Santucci, 25 anni. Un’indagine complessa, sia per le condizioni dell’edificio dopo il sisma del 29 maggio, sia perché la fabbrica era già stata danneggiata dal terremoto di qualche giorno prima (20 maggio 2012), che aveva provocato danni alla struttura senza che però quest’ultima fosse dichiarata inagibile. Tanto che è stato necessario un lungo incidente probatorio e l’intervento di un pool di esperti, tra cui la professoressa Gabriella Mulas, che ha condotto un lavoro simile sulla Casa dello studente a L’Aquila, crollata durante il sisma del 2009, per chiarire le dinamiche della tragedia, e le eventuali responsabilità connesse al cedimento dello stabilimento. Tuttavia, si legge sul documento firmato dal pubblico ministero Maria Angela Sighicelli, è difficile accertare responsabilità tra gli imputati.

Le cause della tragedia, piuttosto, sono da attribuirsi a una compartecipazione di fattori, già elencati nelle 476 pagine della perizia firmata dagli esperti del gip Teresa Magno per l’indicente probatorio sul crollo del capannone dell’azienda biomedicale: “Appare con evidenza — scrive il pool — una mancanza di informazioni sulla sequenza sismica in atto, che si è conclusa solo con l’evento del 3 giugno, e un ritardo nell’affrontare il problema costituito dalle valutazioni di agibilità dei capannoni progettati e costruiti senza alcun tipo di protezione antisismica”. Vuoto normativo, insomma, e ritardi nel notificare le regole da rispettare in materia di sopralluoghi per l’agibilità, scattati in tutti gli edifici dell’area cratere subito dopo i terremoti. “L’ordinanza 2 del 2 giugno 2012 del capo della Protezione civile — è il parere degli esperti — emanata dopo la seconda scossa violenta e le morti del 29 maggio, rappresenta la colpevole ammissione di ritardo nell’affrontare un problema delicato che coinvolgeva la sicurezza delle condizioni lavorative di un distretto industriale di vitale importanza per l’economia nazionale”. Ma per quanto riguarda il capannone, secondo i periti era conforme alle norme dell’epoca della costruzione, cioè il 2005, e la causa del crollo sarebbe legata alla mancanza di progettazione antisismica che all’epoca non era prevista dagli standard di costruzione e manutenzione”.

Un risultato, quello delle indagini, che le famiglie dei 4 operai sono pronte a impugnare tramite i loro legali rappresentanti. Che già in queste ore stanno valutando come agire, da un lato per opporsi alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Modena, e dall’altro, per ottenere un risarcimento in sede civile. Non solo a Medolla ma in numerosi Comuni della bassa, infatti, gli operai di quegli stabilimenti che un tempo contribuivano a produrre il 2% del Pil italiano erano tornati a lavorare a cavallo tra le scosse del 20 maggio e quelle del 29: per ripulire ciò che era andato distrutto a causa del terremoto, per verificare che i macchinari funzionassero, per riprendere a produrre. E la convinzione delle famiglie delle quattro vittime della Haemotronic è che si sarebbero dovute condurre ulteriori verifiche sulla stabilità del capannone prima di far rientrare gli operai. Specie con una sequenza sismica ancora in atto.

Serie B, Carpi in vetta con il Bologna: la città terremotata che sfida le grandi

Trecentomila abitanti contro 69mila, uno stadio da 38mila posti e uno da 4100, sette scudetti da una parte e 78 partecipazioni tra serie D e C su 85 campionati dall’altra. Eppure Bologna e Carpi, nemmeno 50 chilometri in linea d’aria, anno di nascita per entrambe le squadre il 1909, hanno gli stessi 21 punti in cima alla classifica di serie B. Sei vittorie, tre pareggi e due sconfitte, uno scontro diretto tra nemmeno otto giorni al Dall’Ara, Bologna e Carpi vivono il primato con un approccio agli antipodi. I rossoblù vogliono sbrigarsi in fretta della serie cadetta. Complice il treno veloce Joe Tacopina, con ai motori Joey Saputo, l’imperativo è salire di categoria e in un anno diventare tra le prime sette di A. I biancorossi di Fabrizio Castori girano il cannocchiale dalla parte opposta e nel guardare lontano preferiscono il motto del paron Nereo Rocco “palla lunga e pedalare”. “Sei anni fa facevamo ancora il campionato di Eccellenza, diciamo che questi 21 punti sono fieno in cascina per il freddo e lungo inverno”, spiega il direttore sportivo del Carpi, Cristiano Giuntoli, “davvero non ce l’aspettavamo, siamo andati oltre le più rosee aspettative, ma ripeto ricordiamoci che nell’ottobre 2009 eravamo a fondo classifica del campionato Interregionale”.

La sorpresa Carpi però sembra essere tale solo per chi osserva da latitudini non emiliane. Qui ci si lamenta poco, sia che si salga o che si scenda di categoria. La conquista della B, due anni fa, è frutto di una cavalcata lunga un secolo. Interrotto oltretutto da quella mazzata terribile del terremoto del maggio 2012. Via Carlo Marx, dove hanno sede gli uffici del terzetto della rinascita Bonacini-Caliumi-Marani, è sul bordo del cosiddetto cratere, circonferenza prima di paura, poi di macerie, infine di ricostruzione del post sisma. A pochi chilometri dallo stadio Sandro Cabassi ci sono Novi, Concordia, Mirandola, Cavezzo. In quel metà maggio di due anni e mezzo fa il Carpi stava correndo verso la B. Zero a zero contro il Pro Vercelli, poi la batosta (3 a 1) in “casa” anche se al Braglia di Modena, per via dell’inagibilità post sisma dello stadio: “Andammo 21 giorni in ritiro a Novara”, continua Giuntoli, “ma la nostra testa era piena di pensieri per quello che stava accadendo a casa. No nl’ho mai usato come alibi per la sconfitta, il terremoto fu una tragedia immane a confronto del quale il calcio scompare. Certo che però l’anno dopo questa ferita, probabilmente, è stata anche una spinta in più per risorgere e centrare la B”.

Un monte ingaggio attorno ai 2 milioni e 300mila euro per il parco giocatori, 3 milioni con la dirigenza e l’amministrazione, calciatori tutti provenienti dalle categorie inferiori e un’età media per la squadra di 22/23 anni: “Abbiamo un progetto serio, ma siamo anche stati fortunati. Il 22enne nigeriano Jerry Uche Mbakogu, ora capocannoniere della B con sette reti, l’abbiamo rilevato dal Padova perché i veneti non si sono iscritti al campionato”. Così è curioso pensare che il piccolo Cabassi verrà ampliato di 1000 posti l’anno, per due anni, per rimanere almeno dentro i parametri della B, mentre a Bologna si è perfino chiamato l’architetto americano Dan Meis, un signore che progetta palazzi a Dubai, che ha ridisegnato lo stadio della Roma, e che a Bologna arriverà proprio nei giorni della sfida col Carpi, uno che sa già che forma prenderà il Dall’Ara: “Lo stadio dovrà incutere timore agli avversari, li dovrà intimidire”. Le proporzioni si capovolgono nuovamente quando c’è chi ricorda Alino Diamanti prima ancora di finire non più di otto mesi fa finire in Cina nella squadra di Lippi, arrivare allo stadio in Lamborghini o qualche collega in Porsche: “Qui a Carpi l’atmosfera è genuina. – chiude Giuntoli – I ragazzi vengono all’allenamento in bicicletta. Tutti ti conoscono. E questo ha i suoi vantaggi: quando i risultati non arrivano lo stress è minimo, quando vai bene sei avvolto da un calore familiare”. Ma uno sgambetto alla “grande” Bologna degli americani nemmeno lo sogna? “Guardi, per farle capire non faccio nemmeno il paragone Davide contro Golia, ma le dico semplicemente che il sogno per noi è già essere arrivati in serie B dopo 100 anni di vita”.

Sisma Emilia, ancora centinaia di famiglie nei container. Comune sgombera abusivi

Per la legge erano abusivi, perché occupavano i moduli abitativi provvisori allestiti nella bassa dell’Emilia Romagna dopo il terremoto del maggio 2012 senza averne diritto. Così a Mirandola, città della provincia di Modena duramente colpita dai fenomeni sismici di due anni fa, quattro famiglie originarie del Marocco e della Tunisia sono state sgomberate dalle forze dell’ordine, dopo una trattativa durata mesi, e le proteste di chi si era stabilito all’interno dei container in maniera irregolare. Secondo la normativa, infatti, ad avere diritto al modulo abitativo, o map, sono le famiglie che in seguito alle scosse hanno perso la propria casa o l’abitazione occupata in affitto, purché il proprietario abbia manifestato la volontà di ricostruirla e ripristinare il contratto di locazione. Chi ad esempio aveva ricevuto lo sfratto prima del terremoto al map non ha diritto. Quindi a Mirandola sono arrivati i primi sgomberi, e altri potrebbero scattare nei prossimi mesi. Ma anche a Novi di Modena, spiega il sindaco Luisa Turci, “si sono verificati episodi simili. Non parliamo solo di cittadini di origine straniera, però, ma anche di italiani che magari hanno perso il lavoro, e piuttosto che andare in affitto hanno deciso di rimanere nei container, che non saranno la soluzione abitativa ideale ma sono gratuiti, eccezione fatta per le bollette di luce e gas”. O ancora di casi in cui alla famiglia il proprietario dell’abitazione ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione dopo il terremoto, con conseguente perdita del diritto al container. “Non possiamo, quindi, parlare solo di furbetti – sottolinea Turci – perché in Emilia il terremoto ci ha lasciato in eredità una crisi economica e occupazionale fortissima”.

In due anni le gru installate nel cratere terremotato sono aumentate, “ma ci vorranno almeno 4 o 5 anni perché si arrivi al 90% del lavoro fatto” precisa Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio. E anche per questo inverno più della metà delle famiglie che risiedono nei container dall’autunno del 2012 non avranno una casa. Complice una burocrazia che intrica le procedure necessarie a ottenere i fondi stanziati per la ricostruzione, a Novi di Modena, su 125 container abitativi installati dopo il terremoto, sono solo 30 quelli lasciati liberi da famiglie già rientrate nelle proprie case, e 7 quelli in corso di smantellamento. “Stiamo cercando soluzioni abitative alternative – precisa Turci – ma la strada della ricostruzione è lunga: da tutta l’area del cratere sono giunte 7.300 domande di rimborso relative ad altrettanti edifici, case o aziende, da ricostruire, 500 solo in questo Comune. Non sono interventi che si concludono in un anno”.

Se a Mirandola, invece, si procede a ritmo più sostenuto, su 260 moduli installati nel dopo sisma, 148 sono quelli ancora occupati, “ed entro gennaio 2015 prevediamo di smantellarne altri”, spiega il sindaco Maino Benatti, a San Possidonio il bilancio è simile a quello di Novi. I map occupati, soprattutto da famiglie italiane, secondo i dati del Comune, sono ancora 50, mentre a 15 ammonta il numero dei container liberati. “Noi ci siamo dati come scadenza giugno del 2015 per smantellare i due quartieri abitativi provvisori – spiega Accorsi – e se non riusciremo a ricostruire tutte le case per quella data, faremo in modo di spostare le famiglie in appartamenti del Comune. Vivere nei container alla lunga diventa molto difficile, specie per le persone anziane o malate”.

Stesso discorso a Concordia sulla Secchia, 14 alloggi liberati su 94 totali, a cui si sommano le 8 famiglie che lasceranno i map entro la fine dell’anno, “l’obiettivo – spiega il sindaco Luca Prandini – è dismettere i container entro il 2015”, e a San Felice sul Panaro, dove dopo le scosse erano stati installati 80 container a uso abitativo, 58 dei quali ad oggi risultano ancora occupati. “La situazione è complessa – racconta il sindaco Alberto Silvestri – sia perché ripristinare le case sta richiedendo più tempo del previsto, sia perché c’è crisi. 10 – 15 nuclei che vivono nei container ancora oggi hanno situazioni precarie, e servirà l’aiuto della Regione per trovare una soluzione, tuttavia contiamo, entro i primi mesi del 2015, di liberare altri map”. Anche Cento e a Cavezzo più della metà degli sfollati che nel 2012 avevano scelto di abitare nei container non ha ancora una casa: nel Comune del ferrarese sono 60 su 85 i moduli provvisori tuttora occupati, mentre nella cittadina del modenese il bilancio è di 45 container abitati sui 60 totali. “Abbiamo intenzione di aprire un bando per trovare degli appartamenti dove collocare queste famiglie – spiega il sindaco Lisa Luppi – perché la vita nei map non è tollerabile a lungo, e parliamo di persone che vivono in quelle strutture provvisorie già da due anni”.

“Nel cratere abbiamo sofferto lo stop che si è verificato in seguito alle dimissioni del presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani, e alle conseguenti elezioni – racconta Accorsi – perché ci sono una serie di necessità da risolvere, come l’attivazione di una zona franca urbana per rivitalizzare i centri storici terremotati, e la proroga dei finanziamenti europei per le aziende agricole”. “Procediamo più velocemente che possiamo – allarga le braccia Silvestri – ma ricordiamo che manca ancora 1 miliardo per le opere pubbliche, e che senza una legge nazionale sulle emergenze i tempi sono destinati ad allungarsi: è incredibile che nel 2014, dopo tutto ciò che è capitato in Italia, manchi ancora un quadro normativo nazionale di riferimento”.

Modena, M5S: “Tonnellate di amianto a cielo aperto”. Sindaco: “E’ sotto controllo”

“Stiamo cercando di ridurre il rischio amianto e portarlo a zero”. E’ il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri, ad intervenire a seguito dell’esposto dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle depositato alla Procura di Modena, dove viene denunciata la presenza di migliaia di tonnellate di amianto lasciate incustodite in un deposito a cielo aperto a nemmeno un chilometro dal centro del paese. Il testo depositato in Procura lo firmano i consiglieri 5 stelle di san Felice Massimiliano Fortini e Matteo Casari, il consigliere grillino di Campogalliano Francesco Masotina, il coordinatore di Ona Onlus Carpi Andrea Rossi e un cittaddino di Finale Emilia Carlo Valmori. La vicenda ha origine a fine 2012 e ha per protagonista la Bianchini Costruzioni s.r.l. di Augusto Bianchini con sede a S. Felice sul Panaro (Modena).

L’azienda, oggi in liquidazione, il 17 giugno 2013 è stata sottoposta a misura interdittiva antimafia dalla Prefettura di Modena con esclusione dalla “White List” delle società che possono operare nell’ambito dei cantieri post-sisma in Emilia-Romagna. Bianchini s.r.l. svolgeva attività di movimento terra, costruzioni stradali, sistemazioni idrauliche, trasporto e recupero rifiuti da costruzione-demolizione in procedura semplificata nel proprio deposito a San Felice. A fine 2012 Arpa ha stoppato l’attività post-terremoto di recupero e spostamento macerie della Bianchini provvedendo a porre sotto sequestro due aree di deposito dell’azienda nelle quali risultava ammucchiato e lavorato anche eternit. I materiali della prima area, come scritto nell’esposto “sono finiti un po’ ovunque: sotto scuole, campi sportivi e della protezione civile, aziende, centri commerciali”, ed è aperta un’inchiesta per accertare la responsabilità dei fatti; mentre i rifiuti restanti sono oggetto dell’attuale esposto dove si richiama l’attenzione della Procura sulla mancata messa in sicurezza dell’area. “Le foto parlano chiaro”, spiega Andrea Rossi al fattoquotidiano.it, “migliaia di tonnellate di eternit macinato, o miscelato con inerti edili, giacciono scoperte, soggette alle intemperie, con ruscellamento delle fibre nell’acqua di falda ma soprattutto liberano il pericolosissimo polverino di amianto nell’aria, disperdendolo a chilometri di distanza. E poiché non c’è una soglia al di sotto della quale il rischio amianto si annulla, in quanto possono essere sufficienti poche fibre per dar vita a processi cancerogeni che anche a distanza di 40 anni possono portare all’insorgenza di gravi patologie, è opportuno e doveroso un intervento di messa in sicurezza per la salute pubblica”.

I 5 Stelle chiamano in causa direttamente il sindaco di San Felice (“non ha preso alcun provvedimento, ma è il primo responsabile della salute pubblica”); il primo cittadino Silvestri a sua volta puntualizza: “La procedura per la rimozione del materiale contenente amianto è già stata avviata: chiunque può intervenire nei 60 giorni di deposito della documentazione con osservazioni. Al momento i termini sono sospesi avendo la Provincia, soggetto competente, richiesto integrazioni”. Silvestri si riferisce alla richiesta della Bianchini Costruzioni risalente alla primavera 2014 di costruire un deposito permanente alto 10 metri per stoccare il materiale incriminato nell’area di via Dell’Industria che, dopo la cessione dell’esecuzione del lavoro alla Dueaenne s.a.s., attende il pronunciamento della Provincia di Modena sulla Valutazione di Impatto Ambientale (Via) della richiesta. “La società Dueaenne di Braga Bruna & C”, sostengono i 5 Stelle nell’esposto, “ha come socio accomandatario con il 95 per cento di quote la signora Bruna Braga, moglie del Bianchini titolare della Bianchini Costruzioni s.r.l., mentre il socio accomandante col 5 per cento era originariamente il medesimo Augusto Bianchini, il quale ha poi venduto le quote al figlio Nicola”. “Se volete fare un giro da queste parti”, conclude il sindaco di San Felice, “vi accorgereste che l’amianto è stato usato in decine di costruzioni, come per le tubature. E’ un rischio latente che tra terremoto e trombe d’aria si acuisce seriamente. E’ complicato porvi rimedio, ma assicuro tutti che stiamo cercando di tenere monitorata la situazione per ridurre il rischio a zero”.

“Celebrity”, figurine dei famosi in mostra. Ma ci sono anche Hitler e Mussolini

Mussolini con mascella volitiva ed elmetto tra Fausto Coppi e Michael Jackson; un Hitler corrucciato in camicia bruna tra Mick Jagger e Pelé. Questi gli accostamenti iconici tra alcune dei 350 personaggi storici presenti sul manifesto, e all’interno, della mostra “Celebrity” – in corso al Museo della Figurina di Modena – che hanno fatto andare su tutte le furie un professore di matematica in pensione, Giuseppe Marmo, che prima ha scritto una lettera al sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli e poi si è presentato a Palazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande, affiggendo una foto di Anna Frank a fianco della locandina di Celebrity con su scritto: “Dunque i miei assassini non sono più la vergogna del mondo?”.

“Ma vi sembra sensato che con soldi pubblici si faccia una mostra fotografica dove dittatori che hanno ucciso milioni di persone diventano celebrità che hanno lasciato un segno positivo nella storia?”, racconta Marmo al fattoquotidiano.it, “figure di questo genere hanno conquistato la ‘celebrità’ e sono ‘celebrati’ perché sono dei boia, per questo chiedo che vengano mostrati per quello che realmente erano, per i motivi reali per cui sono diventati tristemente celebri, quello di aver massacrato persone innocenti”.

“La mostra “Celebrity” è dedicata al concetto di celebrità, inteso in accordo con il festival filosofia come versione contemporanea del concetto di gloria”, spiega invece la curatrice Paola Basile, “Celebrità e notorietà non hanno necessariamente connotazione positiva. Il concetto viene illustrato attraverso una serie di figure che hanno raggiunto la fama grazie alla diffusione della loro immagine tramite i mass media. Oltre alla sezione su politici e dittatori ce ne sono altre con sportivi, divi del cinema, rock e pop star, ma di nessuno si fa una descrizione storica o biografia, così come degli attori non si racconta la filmografia, né dei cantanti la discografia, né degli sportivi i titoli conseguiti. Oggetto della mostra è come si siano usate anche le figurine per renderli celebri”.

Una spiegazione respinta però dal professor Marmo: “Non reputo ci sia malafede, ma solo leggerezza nell’impostare la mostra in questo modo. Dobbiamo metterci nei panni delle scolaresche che visiteranno la mostra. Accostare fisicamente Hitler a Pelé, ad esempio, quest’ultima un’icona positiva, crea un pasticcio infinito dove un personaggio non si distingue dall’altro. In una società ampiamente basata sull’immagine, dove chi o ciò che non si vede non esiste, qualsiasi rappresentazione non opportunamente ponderata rischia di essere un falso”. Dello stesso avviso il direttore dell’Istituto Storico di Modena, Claudio Silingardi, “Una scelta che lascia basiti, non può che significare che siamo diventati tutti un po’ più stupidi. Siamo di fronte alla rappresentazione di una realtà in cui si è persa la differenza dei valori e la percezione stessa di queste differenze. Forse, visto l’aria che tira anche in Europa e non solo in Italia, è ora di recuperare un po’ di sano antifascismo”. “Tra gli obiettivi della mostra c’è quello di evidenziare e decostruire i meccanismi della propaganda dei dittatori”, risponde la curatrice Basile, “cosa che accade anche attraverso laboratori con le scuole, condotti in questo caso da educatori che lavorano anche a Monte Sole, dove avvenne uno dei più tragici massacri nazisti. Le scolaresche che visitano la mostra sono accompagnate sempre da insegnanti e da operatori del museo che forniscono le adeguate spiegazioni e inquadrano i temi”.

La mostra “Celebrity. Icone in figurina” è costata al Comune di Modena all’incirca 11mila euro e proseguirà fino a febbraio 2015, anche se le polemiche per ora non sembrano essersi esaurite: “Fatemi specificare una cosa”, conclude Marmo che in quanto frequentatore della biblioteca al primo piano di Palazzo Santa Margherita ha scoperto casualmente mostra e manifesto, “quando era ancora vivo Alcide Cervi, una figura osannata dai cittadini, ci insegnò con chiarezza e senza rimpianti che la memoria storica va conservata bene. Ogni tanto è meglio ricordarlo”.

Modena, bambino di 11 anni travolto in bicicletta e ucciso da un auto

Un bambino di 11 anni, J.R., è morto investito da un’auto a Massa Finalese, frazione di Finale Emilia nel Modenese. L’incidente si è verificato intorno alle 19 in via per Modena Ovest, a un centinaio di metri dall’abitazione dove viveva il piccolo. Per cause da accertare il ragazzino, in bicicletta, è stato travolto da una Renault Scenic guidata da un 50enne. Dalle prime ricostruzioni parrebbe che la bici che la vettura procedessero nella stessa direzione. Il corpo del piccolo è stato trascinato per diversi metri prima di finire nel fosso a lato della carreggiata. Il bambino, figlio di un immigrato magrebino e di una donna italiana, è deceduto sul colpo. Sono intervenuti 118, carabinieri, polizia municipale e vigili del fuoco.

Formigine, comune record anti-evasione. Sindaco: “Il denaro resti al territorio”

Il messaggio è rivolto direttamente al governo di Matteo Renzi: “Bisogna rinnovare la legge 148, che restituisce ai Comuni il denaro recuperato dalla lotta all’evasione fiscale, ormai in scadenza”. Parte da Formigine, in provincia di Modena, ma riguarda tutta l’Italia, l’appello del sindaco democratico Maria Costi, primo cittadino di una delle realtà più virtuose d’Italia in termini di lotta all’evasione. Una città con poco più di 34.000 abitanti nel cuore del distretto ceramico emiliano romagnolo, che però nel 2012 è riuscita a classificarsi al terzo posto, dopo Milano e Bergamo, e prima di Genova e Bologna, tra i Comuni italiani per le risorse recuperate dal contrasto alla frode tributaria. Più di 858.000 euro provenienti da 500 segnalazioni, circa 24 euro ad abitante (contro i 0,79 euro pro capite riscattati da Milano, ad esempio). “Questi risultati – spiega Costi – li abbiamo ottenuti investendo nella lotta alla frode fiscale professionalità e competenze, vagliando i documenti in nostro possesso e segnalando i casi sospetti. In questo modo abbiamo individuato anche evasori totali, il che ci ha permesso di recuperare la maggior parte di quell’importo, che poi abbiamo reinvestito per la collettività, come un fondo per le famiglie in difficoltà. Oggi però la legge che restituisce ai Comuni il denaro recuperato grazie alle loro segnalazioni è in scadenza, è va rinnovata: è giusto che quelle risorse vadano ai cittadini”.

Attualmente, infatti, la legge 248 del 2005, “Misure di contrasto all’evasione fiscale”, al fine di potenziare il contrasto alla frode tributaria coinvolgendo maggiormente gli enti locali, prevede l’attribuzione ai Comuni di una “quota di partecipazione all’accertamento fiscale” pari al 30% delle somme riscosse, che poi, tramite la legge 148 del 2011, è stata innalzata al 100% per il triennio 2012 – 2014. Un incentivo a vigilare per le singole amministrazioni, che in tempo di tagli e patto di stabilità hanno la possibilità di recuperare il denaro proveniente dalla lotta alla frode fiscale per reinvestirlo. Ma quella disposizione è in scadenza al 31 dicembre di quest’anno e del rinnovo, ad oggi, a Roma non si è ancora parlato.

“La legge costituisce uno strumento importante – spiega Costi – perché avvicina i Comuni, che conoscono il territorio, all’ente nazionale di controllo, cioè l’Agenzia delle Entrate, in un sistema virtuoso che vuole favorire la legalità, un valore per tutti”. Il che, precisa il sindaco, “non significa che noi amministratori siamo controllori, o che incoraggiamo un atteggiamento persecutorio: la normativa tende a favorire l’individuazione di gravi violazioni, o addirittura realtà economiche totalmente sconosciute al fisco”. In pratica funziona così: quando il Comune, dai documenti circostanziati in suo possesso, riscontra irregolarità, le segnala per via telematica all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, che valutano caso per caso se approfondire con accertamenti o meno. “Quindi non parliamo di scontrini che mancano o d’indicazioni anonime – precisa Costi, che di ‘sindaco controllore’ non vuol sentir parlare – ma solo di fatti documentati puntualmente”. Le cosiddette segnalazioni qualificate, “intendendosi per tali – spiega l’Agenzia delle Entrate – le posizioni soggettive in relazione alle quali sono rilevati e segnalati atti, fatti e negozi che evidenziano, senza ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi ed elusivi”.

Da qui anche la ragione per cui Formigine si è guadagnata il terzo posto nella classifica nazionale delle città che hanno recuperato più risorse dalla lotta all’evasione fiscale: “Abbiamo scoperto qualche caso di proprietari di beni di lusso che dichiaravano importi irrisori”, spiega il sindaco. “Io credo che sopra una certa percentuale le imposte diventino ingiuste nei confronti di chi lavora, e che, dal momento che siamo in Europa, occorra allinearsi agli standard internazionali in materia di tributi – continua Costi – ma quando un’azienda, per esempio, evade le tasse, concorre slealmente contro gli imprenditori onesti e questo non è giusto”.

I dati relativi agli importi effettivamente recuperati nel 2013 non sono ancora stati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, e tuttavia in base alle indagini della Guardia di Finanza l’evasione fiscale italiana dell’anno scorso ha sfiorato i 60 miliardi di euro. Per questo, prosegue Costi, “la legge 148 va rinnovata: spesso è anche nell’irregolarità fiscale che si annida l’illegalità più pericolosa per ogni territorio, cioè quella mafiosa”. Tuttavia, precisa il sindaco di Formigine, servirebbe qualche modifica: Ad esempio, regione per regione le singole Agenzie territoriali non sempre inseriscono tra i propri obiettivi quello di dare la precedenza alle segnalazioni che provengono dai Comuni, il che rallenta le indagini. “Poi l’Agenzia deve essere più partecipe nel monitoraggio del territorio, e legislazione fiscale è ancora troppo tortuosa, va aggiornata. Essere in Europa – conclude Costi – non significa solo condividere con altri paesi la moneta, ma anche le buone prassi”.

Modena, scuole d’infanzia cedute a una fondazione. Le maestre: “Salari tagliati”

“Pronti a manifestare in difesa della scuola pubblica”. Comincia con una dichiarazione di guerra dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil nei confronti del Comune di Modena, l’anno scolastico all’ombra della Ghirlandina. Casus belli, la Fondazione Cresci@amo, nata per volontà dell’ex giunta guidata dal sindaco Pd Giorgio Pighi, e portata avanti dall’attuale primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, democratico a sua volta, con lo scopo di inglobare, anno dopo anno, sempre più scuole dell’infanzia cittadine, prima gestite direttamente dall’amministrazione, e oggi nelle mani dell’ente, al 100% di proprietà del Comune di Modena. “In pratica – protesta Maurizio Guidotto, della Fc Cgil provinciale – stanno dismettendo la scuola dell’infanzia pubblica”. La vicenda, ricostruisce il sindacato, è iniziata due anni fa quando, in seguito al blocco delle assunzioni imposto da Roma alle singole amministrazioni, la precedente giunta decise di istituire una fondazione per gestire i servizi dell’infanzia, cioè il comparto formativo che riguarda i bambini da 0 a 6 anni. “A livello teorico – racconta Guidotto – il nuovo ente doveva consentire al Comune di stabilizzare gli insegnanti precari, che sarebbero stati assunti dalla Fondazione Cresci@mo. A livello pratico, alle maestre che finiscono nella nuova istituzione scolastica viene imposto un contratto che le costringe a lavorare due ore in più a settimana, a fronte di un taglio in busta paga pari a 4.000 euro l’anno”.

Le maestre assunte nella fondazione, spiegano infatti i sindacati, perdono il contratto enti locali, da dipendenti comunali, insomma, e con esso perdono anche una significativa fetta di stipendio. “Una maestra guadagna circa 1.300 euro al mese – fa i conti la Cgil – e con la nuova retribuzione si vedrebbe sottrarre dalla busta paga più di 300 euro al mese”. Ma non è solo per ottenere un adeguamento delle buste paga tra assunti dalla fondazione e dipendenti pubblici che i sindacati sono pronti a manifestare contro la giunta Muzzarelli. “A Bologna come a Modena le amministrazioni stanno cercando di cedere la gestione del comparto infanzia, un fiore all’occhiello della regione Emilia Romagna, a enti terzi – precisa Guidotto – che per ora sono di proprietà pubblica, ma che un domani potrebbero passare nelle mani dei privati. Ora, infatti, la fondazione Cresci@mo è del Comune, ma non si esclude la possibilità in futuro possano subentrare altri soggetti nella gestione del servizio, il che inevitabilmente cambierebbe la logica sulla quale si fonda l’offerta pedagogica. Di fatto, si stanno gettando le basi per esternalizzare. Oggi si punta all’accessibilità e alla qualità, ma se la scuola non fosse più pubblica che ne sarebbe della didattica?”.

Anche a Bologna, infatti, dal primo settembre è partita l’Istituzione Scuola, un organismo pubblico ma ad autonomia organizzativa, gestionale e di bilancio che sostituirà l’amministrazione al timone dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia. E anche a Bologna l’opposizione delle dade e delle maestre, che con i bimbi di un’età compresa tra gli 0 e i 6 anni ci lavorano, è dovuta al timore che il progetto si possa rivelare un tentativo di privatizzare, “una svendita della scuola pubblica, fino ad oggi a gestione diretta del Comune”, spiega Alessandra Cenerini, presidente dell’Adi, l’Associazione docenti italiani. Nella Dotta, in realtà, Cgil, Cisl e Uil avevano accolto con tiepida soddisfazione le assunzioni promesse dalla giunta guidata dal sindaco Pd Virginio Merola come risposta al precariato, anche se oggi lamentano ritardi sulle nomine per le supplenze di educatori dei nidi e insegnanti alle materne, e pure nella consegna del materiale didattico, come pennarelli o giocattoli.

A Modena, invece, il “no” è sempre stato deciso: “In tre anni sono 7 su 22 le scuole dell’infanzia entrate nella fondazione, 4 nel 2012, 1 nel 2013 e 2 nel 2014, per un totale di 50 insegnanti su 400 – fa i conti Guidotto – Restano fuori i nidi, 19 in città, il cui futuro è ancora incerto. In pratica, anno dopo anno la scuola dell’infanzia pubblica di Modena sta morendo lentamente a causa delle scelte del Pd locale, e cioè della giunta Pighi, prima, e da quella di Muzzarelli, poi”. Un processo che però i sindacati non intendono guardare affacciati alla finestra. “Noi abbiamo cercato il dialogo con il Comune, e quando questo si è rivelato infruttuoso abbiamo dichiarato lo stato di agitazione. L’amministrazione sappia che siamo pronti a manifestare, e che ci opporremo con ogni mezzo alla dismissione dei servizi educativi comunali. La scuola deve rimanere pubblica”.

Daniele Ronda e Alberto Bertoli in concerto a Modena: “A muso duro”

A muso duro. Non ci girano troppo attorno il cantante folk piacentino Daniele Ronda e il collega sassolese Alberto Bertoli nel presentare il concerto “Bertoli-Ronda. A Muso Duro” che il 20 settembre 2014 si terrà alla Festa Pd di Modena alle 21.30 con ingresso rigorosamente gratuito. Pierangelo Bertoli, papà di Alberto, è il trait d’union che lega umanamente i due cantanti emiliani, ma il live è soprattutto un modo per omaggiare, proiettandolo nel futuro con nuovi arrangiamenti, un grande cantautore italiano del Novecento troppo spesso dimenticato. “Nei miei concerti faccio già il ‘repertorio Bertoli’, è un’eredità che fa parte del mio lavoro”, spiega Alberto al fattoquotidiano.it, “poi amo molto le collaborazioni e condividere un palco di un concerto con un collega dà più energia”. Detto, fatto. Complice il concerto del 1 maggio 2014 in cui i due si sono incrociati, arriva l’incontro davanti ad una tavola imbandita. “In un certo senso è andata proprio così, l’idea è nata davanti ad un piatto e un bicchiere”, racconta Daniele Ronda, “vuoi anche per la genuinità e la schiettezza con cui abbiamo parlato di Pierangelo, di cui sono stato fan e la cui musica ho stimato e vissuto”.

Ecco allora sul palco di Modena l’esecuzione di alcuni brani dei due cantautori e poi gli intramontabili “Spunta la luna dal monte”, “A muso duro”, “Eppure Soffia”, “Cent’anni di meno”, “Per dirti t’amo”, “Varsavia”, “Rosso colore”, “Delta”, “Italia d’oro”, “Roca blues”, “Pescatore”, “Sera di Gallipoli”. “Si può fare musica d’autore anche senza annoiare”, spiega Bertoli, “Daniele ha voluto inserire la fisarmonica in un gruppo di sette elementi, creiamo un suono saturo e pieno, la chiave di volta di questo progetto musicale è slittare dal folk al rock”. “Purtroppo sono finiti i tempi in cui i cantautori e i grandi gruppi rock prendevano su e andavano a far capire alle persone la loro musica: Pierangelo, ad esempio, cantava di alcune dinamiche non giuste della società che sono rimaste attuali”, aggiunge Ronda, “noi aggiungiamo alcuni cambiamenti stilistici per riproporre brani immortali. Anche se brani come “Pescatore” sono nel DNA di chi ascolta musica e potresti eseguirla come vuoi”. Forte delle 6mila persone accorse in piazza Garibaldi a Sassuolo nel luglio scorso per seguire “Concerto a Casa Mia”, live per celebrare i dieci anni di carriera di Alberto Bertoli a cui hanno partecipato, tra gli altri, Luca Carboni e i Nomadi, il duo emiliano sembra averci preso gusto e riproporrà A Muso Duro in una seconda data a Varese in ottobre, probabile prequel di un tour nei teatri in inverno, e ancora un paio di brani nuovi di zecca a doppia firma. “Di Daniele apprezzo il fatto che dopo essere partito come cantante pop si sia fermato due anni e abbia iniziato di nuovo cercando di capire la sua natura e ispirazione, ricominciando quindi con un suono folk. Ci vogliono le palle”, conclude Bertoli, “i suoi testi come in Davide Van Des Sfroos non raccontano mai sciocchezze”. “Alberto ha un grande pregio”, chiude Ronda, “E’ riuscito a conciliare se stesso e la sua musica con un cognome così straordinariamente ‘ingombrante’, valorizzandone la memoria. Non ci sono esempi positivi in materia, sulla linea padri/figli nella musica italiana ho visto solo conflitti e contrasti”.

Festival della filosofia: Bauman, Marzano e Recalcati parlano di “gloria e celebrità”

E’ sempre tempo per gli eroi. L’edizione 2014 del Festival della Filosofia – a Modena, Carpi e Sassuolo dal 12 al 14 settembre – apre mente e logica al tema della “gloria” rendendo ancor più affascinante, e oltremodo glamour, uno degli appuntamenti culturali outdoor più frequentati nell’intero Nord Italia. Tanto che se nel 2001 alla prima edizione furono trentamila le presenze registrate, nel 2013 il computo totale della tre giorni modenese si è moltiplicato per sette arrivando quasi a 220mila presenze. Il fascino delle lezioni magistrali tenute gratuitamente da grandi filosofi e divulgatori scientifici nelle piazze pubbliche, nei teatri e nelle chiese delle tre città, non sembra conoscere limiti.

Quest’anno, si diceva, tocca alla “gloria”, declinata in differenti accezioni passate e contemporanee: dal “Consenso”, lezione di Nello Preterossi – Carpi, sabato 13 alle 16.30 in Piazza dei Martiri – alla “web reputation” raccontata da Milad Doueihi, sempre a Carpi in Piazzale Re Astolfo sabato alle 15; da gli “Eroi di guerra”, lezione di Fabio Mini – Modena, Piazza XX settembre, sabato 13 alle 10 – al “selfie”, lezione di Vanni Codeluppi – venerdì 12 alle 18.00 in Piazza Garibaldi a Sassuolo. Insomma, attorno all’assunto di Max Weber che campeggia sul sito web della kermesse (“Sulla validità del carisma decide il riconoscimento spontaneo dei dominati”) si tesse la tela del discorso, l’analisi misurata, la conclusione mai estremizzata.

Sarà per questo che gli ospiti italiani e stranieri non finiscono mai di affluire. Metti Zygmunt Bauman, il filosofo del “mondo liquido”, oramai di casa al Festival della Filosofia: quest’anno a Sassuolo in piazza Avanzini sabato 13 settembre alle ore 16 per discettare di Star-system e il culto delle celebrità. Bauman non è l’unico nome celebre che la triade di città emiliane ospiterà nel prossimo weekend. Venerdì 12, alle 16.30, in piazza Garibaldi a Sassuolo è il turno della lezione magistrale intitolata “Protagonismo” della scrittrice e filosofa romana Michela Marzano, autrice del bestseller “Volevo essere una farfalla” sull’anoressia, dal 2013 deputato del Pd alla Camera e componente della commissione Giustizia. Sempre dalle parti del Pd renziano arriva Alessandro Baricco – venerdì 12 in piazza Grande a Modena alle ore 21 – con un evergreen tratto dal suo bagaglio culturale classico: La fama di Achille. Poi ancora Alessandro Bergonzoni con una lezione magistrale sabato 13 alle 22 a Carpi intitolata All’ombra del palmo di mano – Dalla A alla G: inizi e fini della gloria.

Per gli aficionados più tradizionalisti ci saranno come sempre i filosofi ortodossi Umberto Curi (Potenza del vedere), Rome Bodei (Celebrità e Splendore), Emanuele Severino (Gloria) e uno sconfinamento nella psicanalisi lacaniana con Massimo Recalcati e la lezione dal titolo Il Modello Paterno. Ad arricchire il programma anche i reading e le conversazioni in compagnia, tra gli altri, dello scrittore Paolo Nori e del cantautore bolognese Samuele Bersani per una tre giorni che mira a superare il fatturato 2013 di 4 milioni di euro a fronte di un budget di appena 850mila euro.