Cpl Concordia, parla la pm Modena: “Le coop non sono immuni da corruzione”

“Di qualunque colore esse siano, non ho mai pensato che le coop potessero essere immuni da un rischio corruttivo. Non è detto che una coop sia per forza santa e vergine. Una coop può finire in un sistema corruttivo e quindi non ci dobbiamo meravigliare nulla”. A parlare è Lucia Musti, procuratore aggiunto di Modena, a poche ore dal trasferimento nella città emiliana dell’inchiesta sulla coop Cpl Concordia e la metanizzazione di Ischia. Il Tribunale del Riesame di Napoli, per difetto di competenza territoriale, ha infatti tolto il fascicolo ai pm partenopei. La notizia è arrivata in Emilia all’improvviso: “Non mi sono stupita perché già il nostro ufficio si stava interessando della coop Cpl Concordia per un’altra vicenda di appalti truccati”, spiega Musti, da inizio anno “procuratore capo facente funzioni”, in attesa che venga scelto il successore di Vito Zincani, appena andato in pensione. La collaborazione tra le due procure è iniziata già da tempo proprio riguardo a Cpl, la coop di Concordia sulla Secchia su cui entrambe indagavano. Nel maggio 2014 infatti i pm modenesi chiesero il sequestro preventivo di beni per oltre un milione di euro in una maxi-inchiesta riguardante alcuni appalti del Policlinico di Modena. Gli indagati furono 63 e tra loro c’era anche Nicola Verrini, ex dirigente Cpl ora finito agli arresti per il caso Ischia. Sotto indagine finirono allora anche alcuni altri colossi della cooperazione rossa emiliana: tra questi il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, la Cmb di Carpi. E perfino un ex parlamentare dei Democratici di Sinistra, Vasco Giannotti.

Procuratore Musti, quando avete saputo che l’inchiesta su Cpl Concordia e il metanodotto di Ischia sarebbe finita qui in Emilia?
Con i colleghi di Napoli eravamo già in contatto telefonico da qualche tempo. Tra l’altro mercoledì, prima che nel pomeriggio che uscisse la notizia ufficiale del trasferimento degli atti a Modena, mi avevano fatto avere un dvd con atti che comunque potevano interessarci per le nostre indagini.

Nei prossimi giorni i pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giusy Loreto invieranno il fascicolo. Che cosa farete a quel punto?
Subito intanto dovremo riformulare le richieste di custodia cautelare al Gip, diversamente le misure potrebbero decadere. Poi valuteremo il da farsi. Cercheremo di dare una risposta celere, se si potrà. Se invece ci sarà da approfondire, lo faremo.

Il sistema cooperativo emiliano è in crisi di valori?
Di qualunque colore esse siano, non ho mai pensato che le coop potessero essere immuni da un rischio corruttivo. Non è detto che una coop sia per forza santa e vergine. Una coop può finire in un sistema corruttivo e quindi non ci dobbiamo meravigliare nulla.

Lei ha un passato nella Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Addirittura un pentito nel 2012 confidò che i Casalesi avevano anche iniziato a pedinarla. Che effetto le fa sapere che Roberto Casari, ex numero uno di Cpl, risulterebbe indagato per concorso esterno in associazione camorristica?
Quella della Dda di Napoli è un’indagine parallela della quale non so nulla. Invece nell’inchiesta su Ischia che arriverà da noi a Modena non c’è traccia di camorra, sennò il fascicolo sarebbe andato all’antimafia di Bologna.

Del pentito Antonio Iovine, le cui dichiarazioni hanno avuto un grosso ruolo nell’inchiesta della Dda di Napoli che interesserebbe Casari, lei si occupò in passato, non è così?
Iovine era il ministro dell’economia dei Casalesi, e come tale esercitava la sua qualifica anche qui, nel territorio modenese.

A proposito di infiltrazioni mafiose in Emilia, e in tutto il Paese: pensa che si siano estese sino a un punto di non ritorno?
Il problema non è soltanto l’infiltrazione o l’insediamento mafioso, quanto piuttosto il fatto che ormai, spesso e volentieri, le organizzazioni criminali si servono del veicolo della corruzione.

Terremoto Emilia, governo: “Regione può pagare le maxi bollette dei container”

Sì a un intervento della Regione Emilia Romagna per sostenere i costi delle maxi bollette Enel recapitate agli sfollati che, a tre anni dai terremoti del maggio 2012, vivono ancora nei container abitativi, purché si utilizzino i fondi già stanziati per la ricostruzione. Arriva direttamente dal governo il via libera, per la struttura commissariale guidata dal governatore Pd Stefano Bonaccini, a farsi carico dei consumi elettrici dei terremotati emiliano romagnoli residenti nei map, i moduli abitativi provvisori. Acquistati al risparmio dalla precedente giunta regionale proprio per via della loro temporaneità, in una logica di compressione dei costi che però si è tradotta in bollette Enel salatissime: tranche da 1.500, 2.000, anche 3.000 euro di utenze da pagare per ciascuna famiglia sfollata. Se, infatti, l’ex assessore regionale allo Sviluppo Economico, Gian Carlo Muzzarelli, aveva liquidato la questione dichiarando che “le bollette delle utenze dovranno essere pagate da tutti”, la risposta all’interrogazione presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi sul tema, da parte del viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, “per quanto di competenza, non ci sono osservazioni circa l’adozione di un’iniziativa per sostenere i costi dei maggiori consumi elettrici dei map laddove possano essere coperti con le risorse già stanziate dal decreto legge n. 74 del 2012”, riapre la discussione. Lasciando all’attuale assemblea regionale la possibilità di cambiare rotta rispetto alla precedente giunta, e di intervenire senza alcuna obiezione da parte del governo nazionale.

Collocati nelle periferie dei Comuni maggiormente colpiti dai terremoti del 20 e del 29 maggio 2012 per ospitare quanti avevano perso la casa in seguito alle scosse, i map, o moduli abitativi provvisori, che l’attuale giunta regionale vorrebbe smantellare entro quest’anno, del resto, si sono sin da subito rivelati dispendiosi in termini di consumi, oltre che poco agevoli tra topi, freddo e le infiltrazioni d’acqua in caso di precipitazioni troppo abbondanti. La scarsa coibentazione dei container, infatti, fa sì che i residenti debbano utilizzare eccessivamente gli elettrodomestici, che però sono tutti alimentati a energia elettrica: dalla lavatrice ai fornelli, dal riscaldamento al climatizzatore. Il risultato è che i costi si sono rivelati più alti rispetto a quelli che le famiglie sfollate avrebbero dovuto sostenere in una qualsiasi abitazione. A optare per questa particolare tipologia di container era stata la giunta guidata dall’ex presidente della Regione Vasco Errani, poi dimessosi in seguito a una condanna in appello per falso, come raccontato al fattoquotidiano.it dall’ex consigliere Pd Gabriele Ferrari: “La scelta dei moduli è dovuta al fatto che la si è sempre pensata come una soluzione temporanea, che doveva essere il più a breve termine possibile, quindi abbiamo cercato di spendere il meno possibile”.

In più di una occasione, quindi, i terremotati si erano rivolti alla Regione per chiedere un aiuto per far fronte ai costi esorbitanti dell’utenza elettrica: “I soldi per pagare non li abbiamo – spiega Massimo Vignola, coordinatore del comitato residenti dei map di Cento (Fe) – ma non è colpa nostra se i conti sono così salati”. All’istanza, tuttavia, era corrisposto il ‘no’ della struttura commissariale: “È un tema di equità — diceva Muzzarelli — chi vive nei container e ha i soldi, le deve pagare, gli altri si rivolgano ai servizi sociali. Lì in mezzo c’è chi subaffitta, chi si è venduto una parte dei mobili, e ha l’auto di lusso in garage”. Cambiata la giunta, però, il Movimento 5 Stelle, il primo a impugnare le maxi bollette per chiedere alla Regione di farsi carico dei consumi eccessivi dei map, torna a chiedere un intervento dell’ente locale. “Il governo ci ha dato ragione – sottolinea Ferraresi – la scelta della regione Emilia Romagna di acquistare baracche senza alcuna caratterizzazione energetica al solo scopo di risparmiare non può essere addebitata ai terremotati che hanno perso la casa. Ci aspettiamo che Bonaccini ora si assuma la responsabilità dell’errore commesso dalla precedente Giunta nella scelta dei map quale soluzione all’emergenza degli sfollati, che nel più breve tempo possibile si trovino soluzioni alternative e che nel frattempo si paghino i maggiori costi delle bollette elettriche”.

Castelfranco Emilia, automobilista annega in sottopassaggio allagato da due mesi

Un anziano di 78 anni è morto annegato a Castelfranco Emilia, nel modenese, dopo aver tentato di guadare con la propria auto un sottopassaggio allagato da due mesi in via San Donnino. Per l’automobilista che è rimasto intrappolato nell’abitacolo e nell’acqua, non c’è stato nulla da fare. Inutile, infatti, l’intervento dei vigili del fuoco e dei soccorritori del 118.

Il sottopasso era inagibile dallo scorso febbraio, in seguito all’intasamento di un canale di scolo su cui ci sarebbe stato fino ad oggi un rimpallo di competenze per l’intervento di ripristino. Il problema irrisolto era stato segnalato agli utenti della strada con delle transenne per lo sbarramento dell’accesso che pare però siano state spostate, forse da qualche conducente di mezzi pesanti o agricoli che avrebbero guadato indenni l’accumulo d’acqua, grazie alla stazza del veicolo. Non ce l’ha fatta, invece, il 78enne che è rimasto intrappolato con la sua auto. Sull’esatta dinamica dell’accaduto stanno indagando i carabinieri di Modena, coordinati dalla locale Procura.

Cpl Concordia, la rete della coop rossa arrivava al governatore Pd Bonaccini

La coop rossa modenese Cpl Concordia sarebbe intervenuta sul conterraneo Stefano Bonaccini (ora presidente dell’Emilia Romagna e allora responsabile enti locali del Pd) chiedendogli di aiutare il sindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino per le elezioni. Lo racconta ai pm Stefano Verrini. Il Fatto ha visionato il verbale dell’interrogatorio dell’ex responsabile commerciale dell’area Lazio-Campania-Sardegna di Cpl Concordia, arrestato all’inizio della scorsa settimana e difeso dagli avvocati Massimo e Michele Jasonni.

Verrini ha deciso di collaborare con i pm Henry John Woodcock, Celestina Carrano e Giuseppina Loreto e ha raccontato: “Roberto Casari (presidente Cpl Concordia fino a gennaio, ndr), Francesco Simone (responsabile relazioni istituzionali, ndr) e Ferrandino Giuseppe mi chiesero espressamente di parlare con Stefano Bonaccini, responsabile enti locali Pd e di chiedergli quindi di incontrare Ferrandino per un aiuto per l’elezione al Parlamento Europeo. Li ho fatti incontrare. Se non ricordo male Ferrandino fu il primo dei noneletti”. Al Fatto Bonaccini replica così: “Io conosco Verrini e i vertici della Cpl Concordia ma non ricordo che Verrini mi abbia mai parlato di questo Ferrandino che non ho mai incontrato. Io non sono mai stato a Ischia, non avevo alcun ruolo nella scelta delle candidature in Campania. Non ho mai preso un euro di contributo da Cpl Concordia”.

Il sindaco di Ischia è stato arrestato anche per i 330mila euro pagati da Cpl per la convenzione con l’hotel della sua famiglia e per le consulenze pagate al fratello avvocato, Massimo Ferrandino. Nel suo interrogatorio Verrini spiega: “Per Casari, la convezione con Le Querce era un modo per superare gli ostacoli burocratici”e poi aggiunge particolari nuovi: “Cpl ha stipulato un contratto con un garage di Roma, in via Veneto dal valore di 30mila euro all’anno e Massimo Ferrandino ci teneva le sue auto”. Chissà quante auto ci teneva per 2mila 600 euro al mese. Poi Verrini racconta: “Quando D’Alema venne a Ischia in occasione di una convention alle Querce per il suo libro, notai che si appartarono con lui, Giuseppe Ferrandino, Casari, Simone. Dopo, Cesari mi disse che si era lamentato con D’Alema per il fatto che Cpl avesse perso un grosso appalto al Sant’Orsola di Bologna per soli 4 punti. Aveva vinto Manutencoop”. Su quell’appalto perso ci fu uno scontro epocale davanti ai giudici tra le due coop rosse emiliane. EConcordia se ne lamentava non solo con D’Alema: “Non so perché si lamentava con D’Alema. Si lamentò anche con Vasco Errani”.

I pm napoletani hanno sentito nei giorni scorsi anche il nuovo presidente della Cpl Concordia, Mario Guarnieri. Anche a lui hanno chiesto del vino di Massimo D’Alema. “Cpl – ha verbalizzato Guarnieri – ha acquistato vino anche dal cantautore Al Bano, dall’Amo (associazione di ricerca midollo osseo) e da cantine locali delle cooperative”. Quando i pm però gli chiedono: “Chi prendeva le decisioni per i vini?”, il presidente di Cpl spiega: “Per il vino dell’Amo l’ho presa io. Al Bano, me ne ha parlato Tondelli. Per D’Alema, Casari”. Un altro politico tirato in ballo è il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca: “Un anno fa Vessa (exparlamentare del Pdl, ndr) mi disse che voleva portare Casari da De Luca, di cui Vessa disse di essere amico, per proporre a De Luca la concessione alla Cpl del servizio illuminazione di Salerno. Non so se ci sono andati”.

da il Fatto Quotidiano di domenica 12 aprile 2015

Play, a Modena il festival del gioco: carte, cacce al tesoro, simulazioni su Resistenza

Giochi da tavolo e giochi di ruolo, ma anche giochi di carte collezionabili, giochi di miniature e giochi dal vivo, videogiochi, laser tag, giochi di abilità, giochi in legno e di strada. E addirittura giochi per rivivere e capire la Resistenza settant’anni dopo: si entra virtualmente in un “portale” che si affaccia in una dimensione parallela dove la Liberazione non è mai avvenuta e Germania, Italia e Giappone hanno conquistato Europa e Nord Africa. Ecco una piccolissima parte delle sezioni ludiche che compongono gli oltre 300 eventi della settima edizione di Play (qui la lista completa), il più grande festival del gioco italiano, totalmente gratuito, in programma a Modena l’11 e 12 aprile 2015. Mille i tavoli da gioco per una superficie superiore a due campi da calcio che ospiteranno giocatori provenienti da tutta Italia, per quello che il filosofo John Huizinga, nel suo celebre libro Homo Ludens, definì  il centro propulsore di tutte le attività umane, il gioco.

“Il gioco appartiene a tutte le specie intelligenti e l’uomo che è quella più evoluta, intendendolo come divertimento e svago, ne usufruisce in gran quantità”, spiega Andrea Ligabue, direttore artistico del Festival Play. A Modena sono attese talmente tante persone, nell’ordine di parecchie migliaia, che i padiglioni della fiera dove generalmente si svolge il festival non bastano più e ci si allarga a piazze e monumenti storici del capoluogo – Piazza della Torre, il Lapidario Romano dei Musei Civici, il Giardino Ducale Estense, il Museo di Zoologia: “Nella torre della Ghirlandina faremo una sorta di cena con delitto – continua Ligabue – ma ci saranno anche giochi di ruolo dal vivo, cacce al tesoro, efferati delitti al Museo per quello che abbiamo previsto come l’antipasto dell’evento, Play and The City”. Un’altra anteprima nazionale dove “si entra in gioco” con il proprio corpo, è Room Escape (l’11 aprile alle 11 di mattina) che ha spopolato negli Stati Uniti: le regole, quasi da film horror, vogliono che i concorrenti, in genere da quattro a sei, si facciano volontariamente chiudere in una stanza dalla quale si potrà uscire solo dopo avere risolto vari misteri e sfruttando gli indizi disseminati.

“In questo momento la categoria che ha bisogno di giocare di più e meglio è quella dei genitori con i figli adolescenti”, afferma Ligabue. “Finché si hanno bambini piccoli, fino ai 12 anni, papà e mamma sanno come giocare, poi improvvisamente diventano carenti di strumenti. I mondi e le mode tra genitore e adolescente sono già di per sé molto diverse. Non credo abbia senso che io cerchi di far giocare mia figlia che ha 14 anni al Monopoli, al Trivial o all’Allegro Chirurgo. I giochi da tavolo o quelli in cui ci si confronta e si gioca guardandosi in faccia vanno bene, ma la cultura ludica in Italia è ferma agli anni ottanta. Il mio motto invece è “Svolta a sinistra dopo Parco della Vittoria”. Ad esempio un gioco da tavolo e di qualità come Zombicide, prodotto da un’azienda italiana, dove  ci si deve mettere insieme per difendere la città invasa dai morti viventi sarebbe un buon modo per passare ad una nuova fase del gioco tra genitori e adolescenti”.

Il divertimento prima di tutto, ma senza dimenticare le relazioni umane. “Il web aiuta molto a creare reti tra giocatori e ha numeri da capogiro come quando uscì il videogame Grand Theft Auto 5 e in un giorno incassò più che in un mese Titanic di Cameron. Anche se nella due giorni di Play vogliamo far riscoprire le emozioni dirette rispetto agli scambi virtuali in rete”. Infine, un invito a Modena per la classe politica attuale senza troppe distinzioni di partito: “Sembra paradossale ma il gioco prevede e insegna un aspetto ben preciso che aiuterebbe molto la nostra classe dirigente attuale: la condivisione delle regole. Se solo si accettasse questo dal mondo del gioco, per i nostri politici sarebbe già un grosso guadagno”.

Crisi, agenzia interinale di Modena offre lavoratori con “contratto rumeno”

I toni sono quelli della propaganda commerciale, ma ad essere in vendita non sono televisioni, quanto lavoratori. Finisce sul tavolo della Procura di Modena il volantino diffuso da un’agenzia interinale che opera nel modenese, che senza mezzi termini invita le aziende del territorio a “vincere la crisi economica” assumendo “lavoratori interinali a contratto rumeno”. “Cosa stai aspettando – recita il volantino, oggetto dell’esposto alla magistratura presentato dalla Cgil di Modena – risparmia il 40% e beneficia della massima flessibilità. Niente Inail, Inps, malattia o infortuni. Niente Tfr, tredicesima e quattordicesima. Alla tua azienda non rimane che pagare 11 mensilità e non 14 più Tfr (e contributi) come stai facendo. E in più niente anticipo di Iva perché le nostre fatture sono comunitarie”. “In pratica – spiega Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna – parliamo di caporalato”.

Sulla vicenda il deputato di Sel Giovanni Paglia ha presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “L’operazione sarebbe da ricollegare a W.S. Agency, un’agenzia di lavoro temporaneo autorizzata dal ministero del Lavoro, Famiglia e Protezione Sociale. Appare evidente che avallare la semplice possibilità di impiego di lavoratori sul territorio italiani tramite simili espedienti significherebbe cancellare di fatto contratti nazionali di lavoro, nonché introdurre aree franche esentate dalla legislazione vigente”.

L’escamotage adottato dall’agenzia interinale in questione è semplice: “Il soggetto, che opera in tutta Italia, è registrato in Romania – continua Zavatti – e agisce in maniera illegittima tra le pieghe della normativa Ue, contrabbandandosi come un’impresa europea. Ovviamente la procedura non è regolare, perché quando un’azienda opera in Italia, come in questo caso, deve rispettare le leggi del paese in cui lavora, condizioni contrattuali comprese. E tuttavia il rischio è che qualche attività abbocchi all’amo, anche se per il momento non abbiamo ricevuto segnalazioni di questo tipo, per questo abbiamo presentato un esposto in Procura e denunceremo il caso alministero del Lavoro”.

Senza le tutele contrattuali escluse dal rapporto lavorativo offerto dal volantino dell’agenzia interinale in questione, infatti, il profilo che si delinea è quello dello sfruttamento della manodopera con metodi illegali. “Parliamo di una forma di maxisfruttamento – sottolinea Zavatti – e siccome non c’è limite al peggio, questo soggetto propone alle nostre ditte, eventuali clienti, di assumere loro i dipendenti”. “In tal caso – prosegue infatti il volantino – la nostra azienda diventerà il nuovo datore di lavoro dei vostri attuali dipendenti”, mentre, per quanto riguarda gli obblighi stipendiali, quasi dimezzati, “saranno rispettati grazie alla garanzia bancaria costituita” presso un istituto di credito italiano. I 5 settori coperti dall’offerta, poi, “guarda caso – riflette la Cgil – sono i più esposti al malaffare e riciclaggio con triangolazioni internazionali: autotrasporto, turismo, edilizia, meccanica e settore sanitario, con dottori, infermieri e badanti”.

“Queste forme illegittime di lavoro estorsivo non circolano solo in Emilia Romagna”, precisa la camera del lavoro modenese. Secondo i dati raccolti dallo sportello Legalità della Cgil, infatti, “risulta che in Italia siano 6-7 le agenzie del genere. Il tutto condito dal ricorso, sempre più frequente, alla fornitura diretta di mano d’opera sfruttata, dalle squadre offerte ai cantieri del sisma, 8 euro l’ora tutto compreso, alle squadre di lavoratori calabresi inseriti nei subappalti, come si legge nelle carte dell’inchiesta Aemilia, fino alla documentata mano d’opera casalese inviata per gestire interi filoni produttivi nel nostro agroalimentare”.

Un problema per cui, precisa Zavatti, “denunciare non basta più: i cosiddetti argini della legalità vanno rinforzati concretamente, norma dopo norma, perché c’è un nesso essenziale, finora sottovalutato, fra penetrazione malavitosa nelle nostre economie del territorio e deregolamentazione massiccia dei rapporti e delle modalità di lavoro”. Un dato fra tutti a dimostrarlo, conclude la Cgil, è il recente rapporto Unioncamere sull’economia illegale in Emilia Romagna, secondo cui gli indici di vulnerabilità economica risultano crescenti in regione, al primo posto ilriciclaggio, la creazione di imprese fittizie, le cooperative fasulle, la corruzione, i reati ambientali, fino all’impiego della “manovalanza arruolata fra disoccupati e precari”. “Tutte attività economiche illegali – sottolinea Zavatti – che sconfinano negli affarismi delle mafie importate ed autoctone”.

 

Cpl Concordia, la coop rossa diede 10mila euro anche al sindaco Pd di Modena

La cifra è scritta nero su bianco in un documento disponibile sul sito dell’amministrazione comunale: 10mila euro stanziati dalla Cpl Concordia per la campagna elettorale dell’attuale sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli. Il contributo più consistente, insieme a quello ricevuto dal colosso delle carni Inalca. Non solo quindi Cécile Kyenge, il senatore Ugo Sposetti, la lista civica Zingaretti o il comitato per Ambrosoli hanno ricevuto finanziamenti dalla coop rossa. Così lo scandalo degli appalti a Ischia, che ha portato in carcere con l’accusa di corruzione il primo cittadino dell’isola, Giosi Ferrandino, e l’ex presidente della Cpl, Roberto Casari (già indagato per concorso esterno in associazione camorristica), arriva fino alle stanze del comune emiliano. A dare il via alla polemica il Movimento 5 stelle locale, che in una nota ricorda come la coop rossa coinvolta nell’inchiesta abbia contribuito a finanziare la campagna per le amministrative del 2014, quelle che consegnarono a Muzzarelli, ex assessore regionale Pd ed ex braccio destro del presidente della Regione Vasco Errani, la fascia tricolore della città della Ghirlandina.

“Non deve sfuggire che la ditta coinvolta in questo nuovo scandalo, la Cpl Concordia, ha finanziato anche la campagna elettorale del Sindaco Muzzarelli, per la cifra di 10.000 euro, come si evince dalla documentazione pubblicata sull’area trasparenza del sito del Comune”. Per questo, scrivono i 5 stelle, “i tempi sono maturi per affrontare un ordine del giorno, sospeso da oltre due mesi” in cui si chiede “l’adesione immediata del comune alla carta di Avviso pubblico, con tutte le conseguenze procedurali e regolamentari del caso”. Ma non basta. Il capogruppo dei 5 stelle, Marco Bortolotti, invita il sindaco a restituire i soldi ricevuti dalla cooperativa finita nella bufera: “Sarebbe un bel gesto”.

Ma il gigante modenese dell’energia non è l’unica cooperativa emiliana che compare nell’elenco dei finanziatori di Muzzarelli. Tra i donatori ci sono anche i nomi di coop edili, agricole, assicurative, di muratori di braccianti. Una rete cooperativa interamente compresa nella provincia di Modena. Basta scorrere il rendiconto pubblicato online sul sito del Comune, così come prevede la legge: la campagna elettorale del candidato sindaco del Pd è costata 75mila e 655 euro, tra primo turno e ballottaggio. I contributi esterni ammontano a 75mila e 738 euro. I più generosi sono la Cpl Concordia e la Inalca di Castelvetro, il società della macellazione del gruppo Cremonini: entrambi aiutano il futuro sindaco di Modena con 10 mila euro. Più sotto s’incontra la Cmb, Cooperativa muratori e braccianti di Carpi, che sborsa per manifesti, comizi e attività pre voto 7500 euro. La seguono il Consorzio stabile modenese, l’Unibon, società modenese di salumifici, l’Assicoop, la cooperativa di servizi Finpro, e il Consorzio stabile modenese, le quali versano 5000 euro ciascuno. Si fermano sulla soglia dei 3000 euro la A&C costruzioni, la Coop muratori di Soliera e la Stradedil. A quota 200 ci sono invece la cooperativa agricola Albalat e la Magni Telescopic Handlers, mentre 1000 euro arrivano dalla Edilterrazzieri, 500 euro dalla Scianti, società modenese attiva nel campo delle costruzioni, e 250 euro dalla Cooperativa muratori di San Felice sul Panaro.

Roberto Casari, arrestato l’ex presidente della coop rossa da mezzo miliardo

“Le nostre radici affondano nel 1899, quando 380 persone più o meno disoccupate si sono messe insieme”. Roberto Casari, classe 1953, arrestato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti a Ischia (e già indagato per concorso esterno in associazione camorristica), ha sempre amato descrivere così la ‘sua’ Cpl Concordia, nata 116 anni fa per dare lavoro attraverso i cantieri di bonifica (Cooperativa Produzione Lavoro è la sua sigla) e diventata negli ultimi 20 anni un colosso industriale dell’energia con 1800 dipendenti e un fatturato di quasi 500 milioni di euro. Quando nel 1976 prende in mano le redini della coop di Concordia sulla Secchia, paese in provincia di Modena sconvolto dal sisma del 2012, il manager ha 22 anni. Nel 1970 prima era stato assunto come perito tecnico. Per lui, giunto dalla vicina Cavezzo (altro paese devastato dal terremoto) la scalata ai vertici Cpl è rapidissima: del resto in una cooperativa rossa allora anche gli ultimi possono arrivare al comando.

“Cpl è cresciuta con me – spiegava qualche settimana fa Casari in una intervista alla Gazzetta di Modena – perché allora eravamo 60-70 persone e siamo arrivati ai livelli importanti di una quindicina di anni fa”. E sì, perché il giovane manager guarda lontano: gli anni Settanta sono quelli dello shock petrolifero e in tutto il mondo la questione dell’energia, del risparmio energetico, del gas, comincia a essere cruciale. Dagli anni Ottanta poi Cpl comincia a interessarsi al Mezzogiorno e al suo bisogno di infrastrutture. Del resto per la metanizzazione ci sono i soldi del governo. La coop diventa inoltre una delle più importanti aziende nei settori del teleriscaldamento, della gestione calore, della cogenerazione e nella “odorizzazione”, ai fini della sicurezza del gas metano.

Nonostante faccia più affari lontano dalla via Emilia, Cpl è un fiore all’occhiello delle coop rosse emiliane aderenti a Legacoop. Una vera big. Quando compie cento anni, nel 1999, per festeggiarla arrivano come invitati addirittura Sergio Zavoli ed Enzo Biagi (solo per citare alcuni dei nomi più importanti). Negli ultimi anni prima di diventare ministro, alle assemblee soci Cpl è spesso presente anche Giuliano Poletti in persona, allora presidente nazionale di Legacoop e della Alleanza delle cooperative. Dal 2000 intanto è iniziata la internazionalizzazione: Romania, Argentina, Cina, Francia. Casari è sempre al timone: “La capacità di restare sempre all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, di rinnovarsi, ha consentito a Cpl di stare sul mercato da protagonista e di farsi apprezzare dovunque”, spiega a chi gli chiede il segreto del successo. Il culmine arriva nel 2013 quando Cpl (tramite una sua partecipata statunitense) vince l’appalto per la manutenzione dell’Empire State Buildding di New York.

Nel 2011 il giovane perito industriale diventato manager viene insignito della carica di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano. Nel 2012, dopo essere stata colpita direttamente anche nei suoi stabilimenti dalle scosse del 20 e 29 maggio, la cooperativa è in prima fila per lavorare alla ricostruzione. Alla fine del 2014 per Casari arriva il momento della pensione: “Per me – spiega annunciando il suo addio alla presidenza – potrebbe prospettarsi un rapporto di collaborazione con l’azienda. Una nostra caratteristica, direi vincente, è stata quella di crescere sempre in casa le risorse umane e anche da questo punto di vista potrei forse continuare a dare un contributo all’azienda da collaboratore”.

Operaio morto schiacciato, famiglia: “La macchina è ancora in commercio”

Per la famiglia Sinopoli è diventata una battaglia perché nessun altro operaio si faccia male. Ora a dare peso alle loro denunce sui presunti difetti di quel macchinario ci sono le relazioni della polizia giudiziaria e poi le parole di un pubblico ministero. Pasquale Sinopoli e sua sorella Teresa dal 6 febbraio 2013, giorno in cui il loro fratello Christian morì, lottano perché la macchina che lo ha ucciso sia ritirata dal commercio o modificata. A lottare c’è anche Ilaria, la compagna con cui Christian ha avuto due figlie, una nata un mese dopo la morte del papà. Il ragazzo, 37 anni, veniva da Formigine, a due passi da Modena, e lavorava dal 2001 per la System Logistics di Fiorano, che esporta in tutto il mondo i suoi magazzini verticali automatici, giganteschi armadi con i cassetti mobili, utilizzati dalle più importanti imprese del mondo. Proprio mentre controllava uno di questi Christian è rimasto con la testa schiacciata da un cassetto. “Quel macchinario ha già causato due morti”, spiega Pasquale Sinopoli. L’azienda, contattata da ilfattoquotidiano.it difende il prodotto: “Per quanto riguarda i magazzini Modula la System Logistics evidenzia che tutti i macchinari prodotti e venduti dall’azienda sono stati ritenuti dallo Spisal e dal Ministero per lo sviluppo economico conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalle Direttive della Comunità europea”.

L’incidente risale al 6 febbraio 2013. In un capannone a Vicenza due operai stanno finendo di montare il Modula Sintes1 1.7 (questo è il modello della macchina in questione), ma si accorgono che fa strani rumori. Subito i due (che non sono dipendenti della System) chiamano l’azienda produttrice che manda uno dei suoi migliori tecnici, Christian Sinopoli. Tolto il riparo laterale sinistro della macchina, Sinopoli chiede a uno dei due operai di andare sull’altro lato, dove si trovava la pulsantiera, e di premere il bottone per fermare il test della macchina. Questa, prima di arrestarsi, dovrebbe girare per un po’ fino a riposizionarsi, ma succede una cosa inattesa: dopo pochi istanti si blocca. Avvicinatisi per vedere che cosa sia accaduto i due operai trovano Sinopoli con la testa incastrata nel macchinario.

I due ispettori dello Spisal, ufficio della azienda sanitaria che opera anche come polizia giudiziaria, a quel punto fanno rapporto alla Procura di Vicenza. Con due ipotesi: Christian forse è inciampato mentre si avvicinava, o forse l’altro operaio ha rimesso in moto per sbaglio i cassetti. Secondo gli ispettori tuttavia “la causa dell’infortunio è da individuare nel fatto che il test di collaudo può essere eseguito solo con la macchina in funzionalità automatica cioè senza sicurezza migliorata e soprattutto può funzionare con i ripari laterali aperti”.

C’è poi un fatto importante anche secondo il pubblico ministero Paolo Pecori. A segnalarlo è ancora lo Spisal: un incidente del 2005, “con una dinamica molto simile” e sempre con un macchinario Modula, in cui morì un collega di Christian. Allora le indagini a Modena furono archiviate. Ora il pm vicentino torna sul caso: l’azienda avrebbe ignorato “i segnali di pericolo provenienti da un infortunio mortale avvenuto con analoghe modalità”, si legge nell’avviso di conclusione indagini. La famiglia Sinopoli (difesa dall’avvocato Edoardo Bortolotto) non si dà pace: “Se dopo il primo caso fosse cambiato qualcosa, forse nostro fratello sarebbe ancora vivo”, spiega Pasquale. Nelle memorie difensive presentate in Procura a Vicenza, l’ad della System Luigi Panzetti spiega che dopo quella morte nel 2005 nessuno chiese miglioramenti alla sicurezza del macchinario. Miglioramenti che, sostiene la difesa, furono comunque fatti dall’azienda prima del 2013.

Tuttavia secondo il pm (che ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio per Panzetti con l’accusa di omicidio colposo, e del legale rappresentante Franco Stefani per illecito amministrativo) quel macchinario il 6 febbraio 2013 aveva dei difetti: tra questi, si legge nell’avviso di conclusione indagini, l’assenza di un sensore che lo bloccasse all’apertura della paratia laterale e quella di un segnale acustico.

L’azienda System intanto, contattata da ilfattoquotidiano.it, si è limitata a spiegare che il ministero per lo Sviluppo economico e lo Spisal li hanno ritenuti “conformi”. Eppure lo Spisal, pochi mesi dopo la morte di Christian, aveva segnalato al ministero la “presunta non conformità” della macchina. L’azienda, interpellata dal Ministero, si era difesa sostenendo che per l’utente finale, cioè il cliente, il Modula è sicuro. E questo lo dice anche lo Spisal nel suo rapporto.

Ma nello stesso rapporto si segnalano soprattutto i problemi di sicurezza per chi, come Christian, monta, ripara o fa manutenzione della macchina. La difesa dell’azienda di fronte a queste critiche è strettamente giuridica: secondo un decreto legislativo del 2008, durante il collaudo gli ispettori non avrebbero avuto diritto di segnalare all’autorità nazionale di sorveglianza (cioè in questo caso al ministero), le eventuali irregolarità. Potevano farlo solo se la macchina fosse stata in servizio. Ma siccome la macchina che uccise Sinopoli non era in servizio, ma in collaudo, il ministero chiude la pratica e dà ragione all’azienda senza entrare nel merito dei rilievi sulla sicurezza mossi dallo Spisal. E poi, scrive il funzionario ministeriale, il collaudo lo fanno solo gli operai della System Logistics.

Ma Pasquale Sinopoli non ci sta: “Christian era uno dei migliori operai della System, era formato sulla sicurezza, eppure è morto lo stesso”. I familiari chiamano in causa la Direttiva macchine, la legge europea sui macchinari, che sancisce come questi debbano funzionare in sicurezza dalla fase di montaggio sino alla rottamazione. E ora sperano nel processo. Spiegano di non avere voluto accettare una trattativa per avere un risarcimento prima. In cambio avrebbero dovuto rinunciare a costituirsi parte civile: “A noi interessa che chi ha sbagliato paghi e che vengano messe a norma le macchine”, spiega Pasquale. L’azienda dal canto suo dice di attendere gli esiti del procedimento penale e “ritiene che in tale sede saranno accertati i fatti”.

Imu su case inagibili per il terremoto, torna la tassa con la legge di stabilità

Imu sulle case distrutte dai terremoti del 2012 a partire da luglio 2015. Arriva sotto forma di emendamento alla legge di Stabilità la reintroduzione, per gli emiliano romagnoli colpiti dai fenomeni sismici di quasi tre anni fa, dell’obbligo di pagare l’imposta municipale unica, al 50 per cento, anche sugli edifici inagibili: abitazioni in macerie, spesso da demolire e poi ricostruire daccapo. Un provvedimento che i sindaci, le associazioni di categoria e i cittadini della bassa definiscono “inaccettabile” e per il quale annunciano battaglia contro il governo di Matteo Renzi. “È ora di smetterla di tacciare questa gente di incompetenza, come se questa fosse una colpa veniale e, in qualche modo, giustificabile – attacca il comitato di terremotati Sisma.12 – in questi anni, a far affari illeciti, promuovere grandi opere sulle quali intascare tangenti, sollecitare o, semplicemente, accettare favori e regali quantomeno equivoci, magari a propria insaputa, si sono dimostrati bravissimi”.

“E’ una cosa impensabile – sottolinea anche Luisa Turci, primo cittadino di Novi di Modena, Comune dell’area ribattezzata, dopo i terremoti, il cratere – in un paese normale un concetto simile sarebbe elementare: se un bene non lo possiedi, se non puoi goderne, le tasse su quel bene non le paghi. Invece un anno dopo aver chiesto al governo di sospendere l’Imu sulle case inagibili ecco che quell’obbligo ritorna. Ovviamente siamo già pronti a dare battaglia, perché è inaccettabile”. Una posizione condivisa anche dagli altri Comuni dell’Emilia terremotata, da Camposanto, a San Felice sul Panaro, a Cento, e sottoscritta dall’assessore regionale alla Ricostruzione Palma Costi: “Siamo già al lavoro per chiedere al governo di prorogare la scadenza del pagamento dell’Imu sugli immobili inagibili. Pensiamo che a luglio non vi siano le condizioni per dare corso al pagamento di questa imposta, anche se al 50%. Prosegue quindi il nostro impegno per venire incontro alle giuste richieste dei cittadini e dei sindaci”.

Viale Aldo Moro, sede della Regione Emilia Romagna, ha già avviato un monitoraggio per quantificare quante siano, ancora, le case inagibili a quasi tre anni dai fenomeni sismici del maggio 2012. Migliaia comunque, secondo gli ultimi dati forniti dalla struttura commissariale. Se le scosse, infatti, avevano reso inservibili 33.000 unità abitative, 18.250 quelle con danni di tipo B e C, poco meno di 15.000 quelle con danni E, la tipologia più grave, che corrisponde all’inagibilità effettiva dell’edificio per rischio strutturale, il 17 marzo scorso ammontavano a 4.825 le ordinanze di concessione del contributo pubblico per la ricostruzione emesse dai Comuni per la riparazione delle abitazioni. Le unità abitative coinvolte nelle pratiche già accettate (in lavorazione da parte di comuni e tecnici) erano 15.614, cioè meno della metà di quelle colpite dai fenomeni sismici, mentre le domande in iter per accedere al contributo presso i Comuni ammontavano complessivamente a 7.060, 3.789 delle quali relative a edifici con danni di tipo B e C erano, e 3.271 con danno E (di cui però solo 1.813 a cambiale emessa).

Ci vorrà tempo, quindi, perché ciò che è stato distrutto venga riedificato, “almeno 4 o 5 anni perché si arrivi al 90% del lavoro fatto” precisa Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio, altro Comune dell’Emilia terremotata. Complice la burocrazia, che intrica l’iter per ottenere i fondi stanziati per la ricostruzione. “Io nel bilancio previsionale del mio Comune ho già preventivato l’esenzione dell’Imu per tutti gli immobili inagibili – sottolinea anche Piero Lodi, sindaco di Cento, in provincia di Ferrara – perché come si fa a chiedere ai cittadini di pagare una tassa su una cosa che non c’è? Ma è fastidioso dover di nuovo combattere questa battaglia con il governo, a colpi di piccole proroghe che tengono con il fiato sospeso noi terremotati. Cosa pensano, a Roma, che sia possibile ricostruire migliaia di case distrutte da qui a giugno? Solo a Cento ne abbiamo 1.300, di abitazioni inagibili. Non ci stiamo facendo una bella figura. Il governo pretende che lavoriamo velocemente, cosa che noi vogliamo fare per i nostri cittadini, ma non ci riconosce gli strumenti per riuscire, e se non si cambia registro, se non si inizia a lavorare ragionando su agevolazioni della durata di due o tre anni, non so quando potremo lasciarci il capitolo terremoto alle spalle”.