Guai finanziari per Gianluca Vacchi, il re di Instagram che proprio poche ore fa ha festeggiato i 50 anni (con tanto di intervista consacrante sul Corriere della Sera).
L’imprenditore-viveur ha accumulato un debito da 10 milioni di euro con Banco Bpm, tanto da far scattare il pignoramento di beni e azioni. Ora, però, sono arrivate le azioni esecutive e i beni congelati già da qualche tempo (tra cui ville, azioni, yacht e quote del golf club Casalunga di Castenaso) sono ora di proprietà dell’istuto bancario nato dalla fusione tra Banco Popolare e Bpm.

A darne conto sono i quotidiani del gruppo Riffeser (Giorno, Nazione, Resto del Carlino), che ricostruiscono in un lungo articolo i guai di Vacchi, a partire da un debito di 30 milioni che avrebbe accumulato con la sua First Investments spa, di cui è amministratore unico. I 30 milioni poi erano diventati 10, ma “dopo aver restituito un paio di rate”, scrive Pino Di Blasio sul Giorno, “il nostro avrebbe smesso di pagare, finendo nel capiente calderone dei crediti deteriorati”. Se non bastassero i problemi “seri”, ecco spuntare anche il sospetto che nell’esorbitante numero di 12 milioni di follower su Instagram “ci sia lo zampino di qualche società inglese del settore, specializzata nel vendere pacchetti di amici e seguaci a chi vuole scalare le vette dei social”.

Ma se sul fronte Instagram si tratta solo di un sospetto, decisamente più concreta è la lista di problemi economici che ha dovuto affrontare in passato, a cominciare dal mutuo di 6 milioni ottenuto dalla Popolare di Vicenza per una villa a Porto Cervo che non sarebbe stato interamente restituito. Mentre è ormai noto il particolare rapporto che lega Gianluca Vacchi al gruppo Ima, la holding di famiglia che fattura 1,3 miliardi l’anno e che è gestita dal cugino: il reuccio della vita smeralda riceverebbe 5 milioni di euro l’anno pur di restare lontano dalla gestione dell’azienda. E con gli stessi cugini Marco e Alberto, Vacchi avrebbe (o almeno lo aveva a maggio) un debito di 380mila euro “per le spese di noleggio elicotteri e aerei”.

Il lungo articolo dei quotidiani Riffeser sui dolori (finanziari) del (non più) giovane Vacchi si conclude con una stima dei debiti: “La cifra di 60 milioni – si legge – potrebbe non essere distante dalla realtà. Mentre il patrimonio della Cofiva Holding (altro acronimo della galassia Vacchi) si aggirerebbe sui 28 milioni, la metà da azioni proprie”.