“A nemmeno un anno dalla grande inaugurazione, gli scavi di Terina… sono nel più completo abbandono. 3.500 metri quadrati ricoperti da erbacce, cancello sbarrato e nessuna possibilità di effettuare delle visite guidate“. Alessandra Renda su il Lametino.it descrive così una situazione che ha del paradossale. Gli scavi dei quali parla sono quelli presso Sant’Eufemia Vetere, territorio di Lamezia Terme, nel sito della città antica di Terina, fondata nel V sec. a.C. A guardare dall’esterno si fa fatica a riconoscere il progettato parco archeologico. Se non fosse per il cartello “scavi archeologici (Terina)” che spunta dalla vegetazione, lungo la recinzione e, soprattutto, per quell’altro sul cancello d’ingresso che informa sulle azioni realizzate e sul tipo d’intervento. Si può leggere “Parco archeologico di Terina, scavo, restauro e valorizzazione. Azioni per la tutela, la messa a sistema, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale della Calabria costituito dalle Aree e dalle Fortificazioni Militari, dalle aree e dalle strutture di archeologia”.

Si tratta di uno degli interventi del Programma Operativo Regione Calabria FESR 2007/2013, finanziato con un milione di euro nel maggio 2012. Bando di gara mediante procedura aperta dell’aprile 2014 firmato dall’architetto Francesco Prosperetti, allora Direttore Generale per i Beni culturali e paesaggistici della Calabria. Degli effettivi 801.770,20 euro disponibili, 382.051,72 euro sono serviti per gli “scavi archeologici”, oltre a, tra gli altri, 15mila euro per la “Realizzazione di un sistema informativo per la promozione e la fruizione del patrimonio archeologico del parco archeologico”. A giugno 2015 appalto aggiudicato con un ribasso del 29,59% a base di gara, per un importo contrattuale pari a 655.089, 60 euro. A quel punto tutto pronto per i lavori, anche se é trascorso quasi un altro anno prima che gli archeologi potessero dare inizio alle ricerche.

“I beni culturali e archeologici rappresentano un’importante risorsa. Sono un importante patrimonio da valorizzare, perché contribuiscono a formare l’identità di un popolo”. Paolo Mascaro sindaco di centrodestra del comune calabrese da giugno 2015 sembrava avere le idee chiare. A marzo 2016, salutando la ripresa delle indagini archeologiche nel sito della città antica di Terina, sosteneva la rilevanza dell’iniziativa, “soprattutto per la valorizzazione del territorio e di conseguenza i risvolti di carattere economico che ne derivano per le popolazioni”, se inserita in un circuito culturale archeologico. L’obiettivo dichiarato? La realizzazione di Parco Archeologico, che comprendesse anche l’Abbazia Benedettina e il Bastione di Malta. Quindi dopo un decennio di abbandono, finalmente un nuovo avvio. Dopo le indagini del 1997, proseguite fino al 2006, da parte della Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria che avevano portato alla scoperta di un “settore dell’abitato con case e strade che denunciano l’esistenza di un impianto a pianta ortogonale del IV sec. a.C.”, riecco l’archeologia protagonista.

Dopo l’abbandono denunciato nel 2007 da Italia Nostra e la latitanza imputata alla Soprintendenza archeologica della Calabria, Lamezia Terme sembrava aver deciso per la valorizzazione di una delle sue eccellenze culturali. È necessario “continuare a scavare, trovare nuove conferme dell’impianto urbanistico. Possiamo arrivare a un comprensorio fino all’Abbazia Benedettina e far diventare Lamezia il centro del mondo archeologico” diceva Fabrizio Sudano, direttore scientifico dello scavo, a novembre 2016. All’inaugurazione insieme a lui anche l’assessore regionale Carmela Barbalace, il consigliere regionale Tonino Scalzo, il segretario regionale Mibact per la Calabria Salvatore Patamia e, naturalmente, il sindaco. Al taglio del nastro, le strutture scoperte erano ben visibili dai percorsi di visita. In due spazi espositivi all’ingresso pannelli didattici. Servizi igenici e parcheggio ancora da fare ma previsti. A distanza di otto mesi il parco esiste, anche se si ha difficoltà a riconoscerne le parti, tanto che le visite sono state sospese da tempo. Meglio evitare che si vada ad osservare un’area incolta costata poco meno di un milione di euro, avranno pensato al comune che dovrebbe occuparsi della manutenzione del sito archeologico. “Ogni opera ultimata deve essere un’opera fruibile dalla collettività. Altrimenti non serve a nulla” aveva detto il sindaco Mascaro il giorno dell’inaugurazione.