Doveva essere una notte d’estate come le altre, in una delle località più gettonate delle vacanze salentine. E invece la ripresa improvvisa delle attività nel cantiere del gasdotto Tap l’ha trasformata in una nottata di scontri e militarizzazione del territorio. A Melendugno, in provincia di Lecce, lo spostamento di 42 ulivi da parte della multinazionale del gas riaccende le tensioni. E non solo per strada, ma anche tra istituzioni. “Non riceviamo da tempo comunicazioni dalla Prefettura né ufficiali né informali, siamo completamente all’oscuro di ciò che avviene”, dice, irato, il sindaco Marco Potì.

Accade tutto mentre all’Unione Europea arriva una lettera aperta, promossa da 350.org, e rilanciata da Re:Common, dalla rete europea Counter Balance e dalla ong inglese Platform. È sottoscritta da decine di personalità del mondo scientifico, accademico e dello spettacolo internazionale: chiedono a Bruxelles di non sostenere il gasdotto Tap, “che se realizzato – rimarcano – distruggerebbe gli obiettivi dell’UE di salvaguardia del clima”. Nel Salento, però, stavolta, la questione centrale è un’altra. Ed è tutta in uno dei passaggi fondamentali del via libera ministeriale all’opera, ciò che per almeno altri due mesi avrebbe dovuto far stare tranquilli, per rispettare la stagione balneare, vera economia della zona: “Tap – spiega il primo cittadino Potì – decide di violare quanto riportato nell’autorizzazione unica in suo possesso: le attività sono sospese da giugno a settembre. Abbiamo le marine di Melendugno piene di turisti e qui ci sono trecento poliziotti che hanno isolato il paese. Non è possibile che accada una cosa del genere in una notte d’estate in una delle località turistiche più importanti della Puglia”.

Tap replica lapidaria: “lo spostamento delle piante è avvenuto nel pieno rispetto delle autorizzazioni rilasciate dagli enti competenti”. Non si poteva fare altrimenti, a suo avviso: gli ulivi erano già stati espiantati due mesi fa, collocati in grandi vasi e lasciati nell’area di cantiere, in contrada San Basilio, a causa delle proteste della popolazione locale. Il trasferimento è stato ritenuto dai suoi agronomi necessario per “poter accudire e proteggere adeguatamente” le piante, “come già accade per 168 ulivi trasferiti nei mesi scorsi nella nursery di Masseria del Capitano“, dove è stato installato un tendone, fornito di sistema di irrigazione.

Una provocazione, un atto di forza, invece, quello di questa notte, secondo attivisti e Comuni coinvolti. Il blitz, con decine di camionette e centinaia di agenti, non ha colto impreparati i manifestanti: da giorni era nell’aria la notizia e dopo la mezzanotte erano in tanti, sindaci compresi, a presidiare le strade per impedire il passaggio dei mezzi della multinazionale. Seduti per terra, sono stati trascinati via di peso. Non sono mancate le cariche della Polizia e le manganellate hanno colpito diverse persone.

Fino a notte fonda, il tentativo è stato quello di bloccare il passaggio dei camion che avrebbero dovuto spostare le barricate innalzate con pietre e grate lungo la strada che porta al cantiere di contrada San Basilio, a due passi dal mare di San Foca, località da cinque vele e bandiera blu. Nel parapiglia, due camion che lavorano per conto di Tap sono stati danneggiati: fanali distrutti e ruote tagliate. I responsabili sarebbero già stati identificati. Solo all’alba, con la tensione alle stelle, gli ulivi sono arrivati nel centro di stoccaggio. Per ore, fino alla mattinata, sono rimasti i posti di blocco ovunque, anche all’ingresso dei villaggi vacanze. Melendugno è stata completamente isolata, con accessi negati dalla marina e dai paesi limitrofi. Uno choc per gli operatori turistici della zona.

Intanto, viaggia a pieno ritmo la petizione allegata alla lettera indirizzata all’Ue e firmata, tra gli altri, dallo scrittore Erri De Luca, dal climatologo Luca Mercalli, dall’attore Valerio Mastandrea, dal gruppo musicale 99 Posse, dai cantanti Caparezza e Treble, mentre all’estero spiccano il climatologo James Hansen, l’attore Mark Ruffalo e gli scrittori e attivisti Naomi Klein e Bill McKibben. La richiesta è duplice: un passo indietro su Tap, terzo segmento del Corridoio Gas del Sud che parte dai giacimenti dell’Azerbaigian, perché questo “sanerebbe una contraddizione che vede da un lato i leader europei criticare giustamente la decisione del presidente degli Usa Donald Trump di non onorare l’accordo sottoscritto alla COP21 di Parigi del 2015, mentre allo stesso tempo l’UE muove passi decisivi per realizzare nuovi progetti per sfruttare l’estrazione di combustibili fossili”. Inoltre, si chiede alla Banca europea per gli investimenti e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo di non finanziare l’opera con fondi pubblici e di non accordare il “prestito record di due miliardi di euro”.