La torre piloti di Genova non aveva protezioni nonostante fosse costruita sul limite della banchina del porto di Genova e non vennero considerati i rischi di eventuali urti di navi. E, nonostante tutto, i datori di lavoro non misero in atto tutti gli accorgimenti per tutelare l’incolumità dei dipendenti. Sono le conclusioni del sostituto procuratore Walter Cotugno che – come riporta l’Ansa – ha chiuso l’inchiesta sulla costruzione della Torre piloti, crollata il 7 maggio 2013 dopo che la nave Jolly Nero si schiantò contro di essa causando la morte di 9 persone. Sono 18 gli indagati, 16 persone fisiche e la società Rimorchiatori riuniti e la corporazione dei piloti del porto di Genova. Le accuse sono di omicidio colposo, disastro e crollo colposo.

Le persone indagate sono il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova (Gino Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino) che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione; il presidente e i membri della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto (Ugo Tomasicchio, Mario Como, Antonio Rinaldi, Giuseppe Parise); il progettista Bruno Ballerini; il collaudatore Giorgio Mozzo. Nel mirino del pm sono finiti anche i datori di lavoro delle nove vittime: l’ex ammiraglio capo di tutte le Capitanerie di Porto Felicio Angrisano e l’ufficiale Paolo Tallone della Capitaneria di Porto; Giovanni Lettich e Sergio Morini della corporazione Piloti e Gregorio Gavarone e Roberto Matzedda della società Rimorchiatori riuniti.

L’inchiesta era nata dalla denuncia di Adele Chiello, mamma di Giuseppe Tusa, morto nel crollo. In un primo momento il pm aveva chiesto l’archiviazione ma il gip aveva ordinato nuove indagini e approfondimenti. Il filone principale si è chiuso lo scorso 17 maggio con la sentenza di primo grado per cui sono stati condannati il comandante Roberto Paoloni (10 anni e 4 mesi), il primo ufficiale Lorenzo Repetto (8 anni e 6 mesi), il direttore di macchina Franco Giammoro (7 anni), il pilota del porto Antonio Anfossi (4 anni e 2 mesi). Condannata al pagamento di un milione e 500 mila euro la compagnia Messina ritenuta responsabile dell’illecito amministrativo relativo al comportamento del comandante. Mentre il terzo filone relativo alle certificazioni “facili” rilasciate dal Registro navale italiano (Rina) è ancora in corso e vede 35 persone indagate tra dipendenti e funzionari del Rina stesso, militari della capitaneria di porto e comandanti ed ex della compagnia Messina e altre compagnie di navigazione, accusati, a vario titolo, di falso e accesso abusivo a sistemi informatici.