Sulle colonne del Corriere della Sera il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha dichiarato che il Governo italiano potrebbe chiedere un risarcimento a VW per il caso emissioni: “Sul Dieselgate ci sono varie indagini in corso, come noto, compresa quella della Procura di Verona. Se alla fine ci saranno gli estremi valuteremo anche una richiesta di risarcimento”.

Un messaggio diretto più che altro all’Unione Europea, che pochi giorni fa ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per negligenza sulle indagini a carico dei diesel FCA, finiti nel mirino dopo l’accusa di presunte irregolarità da parte dell’amministrazione tedesca. Come a dire: occhio, che se andate avanti con l’infrazione per Fca noi faremo altrettanto sui risarcimenti Vw.

In effetti il report prodotto dalle autorità italiane responsabili dell’omologazione dei modelli FCA, come rivelato tempo fa dal Fatto Quotidiano, presentava delle omissioni: le stesse che sembrano aver spinto l’Europa a passare alle vie di fatto. Stupito (e probabilmente anche stizzito) dalla presa di posizione di Bruxelles, dietro forti pressioni della Germania, Delrio ha voluto precisare che quello VW e quello FCA “sono due casi completamente diversi. Per Volkswagen si parla di device illegali, che truccavano i dati sulle emissioni e non erano nemmeno denunciati dal produttore. Per FCA, invece, di dispositivi di protezione del motore, regolarmente denunciati e che l’azienda spontaneamente aveva già deciso di migliorare. A dirla tutta, prodotti da una ditta tedesca, la Bosch”.

Tornando invece al Dieselgate Volkswagen, c’è da dire che il primo Paese europeo a comminare una multa miliardaria al costruttore tedesco potrebbe essere la Francia. È quando riporta il quotidiano parigino Le Monde sulla base di un dossier prodotto dalle autorità investigative francesi nel corso delle indagini sullo scandalo emissioni: il gruppo tedesco rischierebbe una sanzione da quasi 20 miliardi di euro, pari al 10% di quanto fatturato da VW nel triennio 2012-2014, gli anni in cui sono stati commercializzati i motori col defeat device. Sanzione che potrebbe, nondimeno, innescare un effetto domino su altri paesi del vecchio continente creando non pochi problemi alle casse dell’azienda tedesca.

Volkswagen è finita sotto la lente di ingrandimento dei magistrati del Tribunale di Grande Istanza di Parigi a partire dal febbraio 2016, con l’accusa di frode in commercio e danneggiamento della salute pubblica: alle calcagna del colosso di Wolfsburg sono stati messi l’OCLAESP, Ufficio centrale per la lotta agli attacchi all’ambiente e alla stessa salute pubblica, e la DGCCRF, Direzione generale della concorrenza, dei consumi e della repressione delle frodi. E chissà che le dichiarazioni del numero uno Muller riguardo all’intenzione di non risarcire i clienti europei, a differenza di quanto fatto con quelli americani, non abbiano avuto (e avranno) un peso nella vicenda.