“Il vero tema non è l’intercettazione, il rapporto padre e figlio. L’intercettazione è illegale per chi la pubblica. Il tema è capire se negli ultimi mesi un pezzo delle istituzioni ha fabbricato prove false verso rappresentanti delle istituzioni”. Così Matteo Renzi partecipando alla Scuola di politica Pd “Pasolini” a Milano. Il dibattito sulle intercettazioni, aggiunge, “è una gigantesca arma di distruzione di massa”. Per Renzi il Pd deve “essere sempre dalla parte della giustizia. Che non può essere giustizialismo, subalternità culturale, per cui si chiedono le dimissioni dei politici se arriva un avviso di garanzia. Facendo passare il messaggio che l’avviso di garanzia è attestato di colpevolezza. Noi siamo dalla parte dell’onestà e della giustizia. Non abbiamo niente da temere e vogliamo solo che si rispettino le leggi. Da parte di tutti”. 

Sulla questione, però, è intervenuto anche l’esponente di Mdp Miguel Gotor. Con parole durissime: “Renzi ha ragione. Il tema, infatti, è capire se pezzi delle istituzioni che rispondevano al presidente del consiglio secondo una catena di tipo gerarchico o conformistico abbiano posto in essere dei comportamenti funzionali a inquinare, deviare o addirittura bloccare lo sviluppo di inchieste che riguardano il gruppo di potere germogliato in questi anni all’ombra del renzismo. Se penso alla vicenda Consip – ha detto il senatore bersanianao – ad esempio, sembra incredibile che sia Lotti sia l’ad Marroni possano rimanere al loro posto dal momento che uno dei due certamente ha mentito. Un risultato, però è stato certamente raggiunto: quello di pubblicizzare, condizionare e quindi limitare l’attività investigativa di un’importante e promettente inchiesta”. Sulla stessa linea Pippo Civati: “Renzi tenta di buttare il pallone fuori dal campo, il più possibile lontano. È passato dal ‘rispetto totale per la magistratura‘ all’ipotizzare che alcuni abbiano ordito una sorta di attentato allo Stato. Io sono garantista al massimo – ha aggiunto – da sempre e sempre, mi pare invece ci sia un impazzimento o, se vogliamo, il tentativo di fare un po’ di confusione”.

Alla scuola politica Pasolini, però, il segretario ha detto anche altro. Per il leader democratico “si continua a far riferimento solo ad una piccola banca di un piccolo territorio nascondendo le magagne su cui un intero sistema avrebbe molto da dire e che il nostro governo ha cercato di combattere a partire dalla riforma delle banche popolari. La verità dei fatti è lì ma la viralità, non solo su Internet ma anche sui talk, è tale che dal novembre 2015 fino a aprile 2016 si è dato più spazio alla vicenda di Banca Etruria che al terrorismo internazionale del Bataclan“. 

L’errore del Partito democratico, per l’ex capo del governo, è stato “non combattere con forza la visione grillina dell’onestà, la loro rivendicazione, clamorosamente allucinante e mentalmente discutibile, era una sorta di rivendicazione per una sola parte di quello che è di tutto, smentita nei fatti e dando vita ad una sorta di doppia morale“. Il Movimento Cinque Stelle, prosegue, “è più un algoritmo che un movimento: per anni fanno una campagna contro i vaccini, quando capiscono che stanno perdendo sui vaccini cercano di riposizionarsi e poi la cambiano. Piuttosto che andare controcorrente sulle loro idee prima cercano di nasconderle poi le cambiano”. Nei confronti dei Cinquestelle l’attacco è frontale, visto che mentre i grillini partecipano alla marcia per il reddito di cittadinanza, in Umbria, lui replica: “Noi siamo per il lavoro di cittadinanza, non per il reddito, siamo per il lavoro e non per l’assistenzialismo“.

Tra gli obiettivi della polemica di Renzi resta anche l’Europa. “Deve cambiare – dice il segretario Pd – non perché combattiamo i populisti ma perché così come è non funziona. Certe elite tecnocratiche anche italiane ci danno lezioni che quando si va in Ue bisogna saper stare a tavola non sapendo che negli ultimi anni per essere educati abbiamo rischiato di perdere pezzi della nostra economia europea. Certa classe dirigente usava stare in Europa come strumento per dire agli italiani cosa andava fatto perché da soli non lo capiscono. Un sentimento di sfiducia verso il popolo che è benzina per il populismo”.