Chissà quanto sarà costata, al vecchio Filippo di Edimburgo, la decisione di non fare più apparizioni pubbliche e di “andare in pensione” in autunno alla veneranda età di 96 anni (che compirà in giugno). Proprio lui che ha sempre mal sopportato le strette regole del protocollo che lo volevano sempre un passo indietro rispetto alla moglie-regina, che sin dai primi anni di matrimonio (almeno a dar retta a biografi e serie televisive) aveva mostrato segni di insoddisfazione per il ruolo che la Corona gli aveva riservato.

Forse le sue aspettative erano state viziate dall’influenza dello zio lord Mountbatten, che tanto ha fatto per farlo diventare ciò che poi è effettivamente diventato, anche se il vero scopo di entrambi era la trasformazione della dinastia Windsor in Windsor-Mountbatten. Obiettivo fallito già nel 1960, quando Elisabetta concesse ai suoi eredi (ma solo a quelli che non si fregiavano del titolo di Altezza Reale) di cambiare il cognome, aggiungendo anche quello di Filippo. Un cognome che, peraltro, non è che la traduzione in inglese di Battenberg, visto che il tedesco Luigi, nonno di Filippo, era stato costretto a cambiarlo allo scoppio della prima guerra mondiale per non infastidire gli inglesi che lo ospitavano da anni sul suolo britannico.

Ma il greco-tedesco-danese Filippo dovette accontentarsi (assieme all’ambizioso lord Mountbatten, poi ucciso dall’IRA nel 1979) dei gentili cadeaux che di tanto in tanto la regina decideva di elargirgli proprio per farlo stare buono e placare la sua fame di potere e onorificenze. A tal proposito, forse è bene ricordare che Filippo non è principe sin dal matrimonio con Elisabetta, così come non lo è dal momento in cui cotanta moglie è salita al trono. Principe vi nacque, è vero, ma di Grecia e Danimarca, titolo al quale aveva rinunciato proprio per poter sposare la futura regina del Regno Unito. Era “solo” duca di Edimburgo, il povero Filippo, e divenne principe solo dopo un lungo e durissimo braccio di ferro tra Elisabetta e i governi di Gran Bretagna e del Commonwealth tutto. Negli anni Cinquanta, la regina aveva fatto presente a Churchill la necessità di innalzare di grado il riottoso e ambizioso marito, ma il vecchio Winston si era limitato a proporre il titolo di “Principe Consorte”. Elisabetta puntava a principe del Commonwealth, ma i governi dei vari paesi che lo componevano avevano risposto picche. Alla fine si decise per un anonimo e generico “Principe del Regno Unito”, che doveva servire solo ad ammansire il mastino Filippo.

A leggere i titoli e le onorificenze odierne del principe consorte, in effetti, ci si stancherebbe assai: Sua Altezza Reale il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, Conte di Merioneth, Barone Greenwich, Cavaliere Reale del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo, Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere di Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico, Membro dell’Ordine al Merito, Compagno dell’Ordine d’Australia, Membro Addizionale dell’Ordine della Nuova Zelanda, Compagno dell’Ordine di Servizio della Regina, Commendatore dell’Ordine di Logohu, Decorazione delle Forze Canadesi, Signore del Nobilissimo Consiglio Privato di Sua Maestà, Consigliere Privato del Consiglio Privato della Regina per il Canada, Personale Aiutante di Campo di Sua Maestà, Lord Grande Ammiraglio del Regno Unito. Tutta roba che Elisabetta ogni tanto gli affidava pur di farlo stare zitto, diciamolo francamente, perché l’ambizione e il cattivo carattere dell’uomo avrebbero potuto provocare alla Regina parecchi problemi, persino più di quelli che ha comunque provocato. L’ultimo titolo della lunghissima lista (Lord Grande Ammiraglio del Regno Unito) apparteneva proprio ad Elisabetta, che lo concesse al marito in occasione del novantesimo compleanni di quest’ultimo, nel 2011.

Una vita vissuta un passo indietro, fatta di risentimento e rimpianti, per un uomo che nonostante tutto è stato al fianco della moglie anche nei momenti più difficili di 65 anni vissuti non senza grattacapi o patemi. E proprio Filippo, a quanto pare, ha rappresentato la parte più cinica e dura della coppia reale, persino più cinico e duro della pur inossidabile Elisabetta. E questo dovrebbe bastare per comprendere con che tipo di temperamento ha dovuto avere a che fare la regina, che nella sua bizzarra e bizzosa famiglia non ha certo trovato un placido e accondiscendente alleato.