L’esternazione di Luigi Di Maio sulle Ong ha ottenuto un duplice risultato: diffondere una generalizzata diffidenza nei confronti di tutte le Ong, a prescindere da effettive responsabilità. Ma soprattutto liberarci finalmente la coscienza: non dobbiamo più sentirci in colpa se gli immigrati ci danno fastidio. Non dobbiamo più domandarci perché continuiamo la nostra vita come se niente fosse, mentre qualcuno cerca di aiutare chi muore. Le Ong – chissà quali, quindi tutte – fanno affari con gli scafisti, le coop – non ci ricordiamo quali, quindi tutte – fanno affari con Mafia Capitale.

I buoni diventano cattivi e gli indifferenti come noi possono continuare a vivere tranquilli.

Non sappiamo quale sia la ragione delle esternazioni di Luigi Di Maio. Se parla per raccattare i voti del centrodestra, gli auguriamo di prenderli. Che sia contento e soddisfatto.
Se non aveva valutato le conseguenze delle sue parole, forse è ancora più grave. Ma lasciamolo a crogiolarsi davanti ai microfoni dei giornalisti che dice di non sopportare.
Di una cosa, però, dobbiamo essergli grati. E non è un artificio retorico: le parole di Luigi Di Maio ci hanno ricordato “ciò che non siamo… ciò che non vogliamo”, come diceva Eugenio Montale.

Ma forse adesso è il momento di chiederci “cosa siamo”. E di ricordarci magari chi eravamo. Allora magari nello scaffale recuperi i libri sulla storia dell’Africa (“Storia dell’Africa nera” di Ki Zerbo), ritrovi le foto di Salgado, i libri che una volta leggevi sulla fame, la povertà, l’Aids e la malaria che uccidono decine di milioni di persone. Rileggi gli studi che parlano di 500mila morti l’anno per mancanza di zinco in Africa, di quasi un milione di bambini che rischiano la cecità per mancanza di vitamina A. Dei piccoli africani che rischiano 20 volte più dei nostri di morire nei primi cinque anni di vita. Rileggi le inchieste sugli affari di Eni ed Elf, per dirne solo due, in Africa.

A questo scappa la gente sui barconi, non importa che abbia o meno lo status di profugo. Il bollino blu. Scappa dalla morte.

Una volta magari avevi sperato di cambiare il mondo. Di provarci, almeno.

Adesso sono anni che hai rinunciato.

Ora le parole di Di Maio ci hanno risvegliato. Se vuoi, puoi credere che la colpa sia davvero delle Ong cattive. Ora il leader M5S ti ha dato perfino l’alibi.

Altrimenti prova a cambiare. Stare in mezzo non si può più.