Chissà che direbbe Gianni Rodari se sapesse che un centro studi a lui dedicato, dove sono raccolte molte delle sue opere, è stato dimenticato per anni, è finito sotto la polvere e non ha più risorse. Forse di fronte a quanto accade a Orvieto se ne andrebbe in un altro paese come il suo Giovannino Perdigiorno nel “Paese degli uomini di burro“. O forse sorriderebbe come sapeva fare lui persino per gli errori grammaticali. A 37 anni dalla scomparsa (14 aprile 1980) del giornalista, pedagogista, scrittore e maestro che tanto ha dato alla letteratura per ragazzi con il suo lavoro, l’Italia gli ha voltato le spalle. E’ il destino degli uomini e delle donne che in questo Paese hanno tracciato la storia della pedagogia: basti pensare a Maria Montessori, altro nome più noto all’estero che a casa nostra. Per onestà va detto che nelle case di tanti italiani non mancano “La grammatica della fantasia” o “Favole al telefono” o altre opere e che la casa editrice Einaudi ha da poco pubblicato una raccolta di cinque capolavori del maestro che va sotto il nome di “Storie del genio della fantasia”.

Il maestro di Omegna è ricordato nella sua città natale con diverse iniziative ma a Orvieto dove c’è l’unico centro studi è calato il sipario. A denunciare la situazione è la consigliera del Movimento 5 Stelle, Lucia Vergaglia: “Il centro è rimasto inattivo per cinque anni non solo per la mancanza di fondi ma anche perché non si è rinnovato il consiglio d’amministrazione. Abbiamo un fondo librario che ci è stato concesso dalle eredi che è il più importante in Italia ma è lì, senza un solo visitatore e versa in condizioni indecorose. Il centro ufficialmente è nel complesso della biblioteca comunale ma il fondo librario con riviste degli anni Cinquanta e molte foto originali, è dimenticato da tutti. Non abbiamo un telefono, il collegamento Internet, non abbiamo un sito. Va tutto catalogato: ho interpellato una professionista per capire quale spesa dovrebbe essere sostenuta e mi hanno detto che è questione di tre –quattromila euro. Non abbiamo un indirizzo fisico: potrebbero esserci arrivate delle richieste di collaborazione e non lo sappiamo. I libri sono in scaffali, impolverati, le cose più rare sono in scatole, le opere illustrate sono imballate”.

Il centro nato nel 1987 su iniziativa del sindaco dell’epoca prevede che il primo cittadino sia tra i fondatori e che l’amministrazione contribuisca ogni anno con delle quote. Del consiglio d’amministrazione fanno parte anche le eredi, la moglie Maria Teresa Ferretti e la figlia Paola che hanno assistito e fatto il possibile per mantenere vivo il centro ma alla fine si sono arrese di fronte al volta faccia delle istituzioni: “Il centro è stato istituto quando Gianni era già morto e lo hanno fatto con tanto di delibera del consiglio comunale per istituzionalizzare una realtà che funzionava in maniera spontanea. Con il passaggio di amministrazioni – spiega la moglie dello scrittore – non hanno più voluto pagare le quote stabilite da statuto. Io sono stanca di lottare. Ci siamo trovati davanti ad una cosa morta. Non abbiamo potuto fare nulla perché il centro è del Comune. Abbiamo proseguito il lavoro nel Cda gratuitamente: a me non davano nemmeno il rimborso del treno”.

Una ferita per l’anziana donna che sogna un’Italia che possa avere un luogo dove ritrovare Rodari: “Gianni è citato, si parla di lui in diverse riviste, sui quotidiani ancora oggi. Io ho lavorato nell’amministrazione sono ben lontana dalla capacità di raccontare. Mio marito ha messo molto di sé nei suoi articoli, sul giornale per ragazzi “Il Pioniere” e nei suoi libri: va conosciuto lì”.
Chi assicura un impegno è il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, che non vuole illudere nessuno ma con i piedi ben saldi a terra, assicura che il centro “Rodari” è una priorità: “Ho preso in mano un comune con nove milioni di euro di buco di bilancio. La prima cosa che ho fatto è cercare di sistemare l’aspetto finanziario: quest’anno siamo riusciti ad uscire dal pre-dissesto. Ora ho iniziato a stanziare 5mila euro per il centro Rodari. La mia strategia è quella di tornare a valorizzarlo. Faremo tutto il possibile nel limite delle risorse che ho a disposizione”.