“Nel fondale del porto di Augusta c’è un’alta concentrazione di metalli pesanti, lo sanno tutti”. Mentre parla, il veterinario Teo Paratore mostra la radiografia di una ricciola con evidenti malformazioni pescata nella rada del porto. E avverte: “Pesci così sono stati pescati più volte da miei conoscenti, questo è uno dei tanti”. Il pericolo, ovviamente, è che il frutto della pesca finisca sulla tavola dei siciliani, passando dai mercati o venduto ai ristoranti. “Pericolo? E’ presumibile che sia così, molto presumibile”, dichiara il comandante della capitaneria di Augusta Antonio Donato, che ribadisce come nei porti la pesca sia proibita. Ma la legge non basta a fermare chi in un area che rimane pescosa nonostante l’inquinamento, vede l’occasione di portare a casa un profitto. “Quando altrove non si pesca nulla, qui qualcosa la prendi”, spiega a ilfattoquotidiano.it chi vive di questa attività. Con la garanzia dell’anonimo, il pescatore conferma: “Il pesce arriva al mercato di Catania, oppure i pescatori dilettanti lo vendono nei ristoranti più vicini. Ci sono delle squadre che partono da Acitrezza (Catania) con la fiocina e la lampara, passano al setaccio pontile per pontile, per prendere spigole, polpi e seppie”