Se avete battutine da fare, fatele subito, tanto in 14 anni c’ho fatto l’abitudine. Ma vi esorto almeno a essere originali, perché alcune ormai sono abusate: ‘Un commissario è per sempre’, ad esempio, è la più inflazionata”. Filippo D’Ambrosio, lo “sconosciuto ingegnere” finito al centro delle polemiche parlamentari, è il tecnico a capo di uno dei più longevi “carrozzoni italiani”, nato all’indomani del terremoto dell’Irpinia – 23 novembre 1980 – e rimasto in vita, di proroga in proroga, fino ad oggi, 37 anni dopo. L’ultima spinta verso il futuro, la scorsa settimana. È lui il “commissario da abolire“, secondo le opposizioni, M5s in testa. Sempreché non sia lui a lasciare. La Camera infatti ha appena votato contro la soppressione della struttura che lui dirige e lui si dice “stufo di questi vili attacchi”. Tanto che al fatto.it annuncia: “Me ne vado, mollo tutto“.

Emendamento M5s per rimuoverlo: bocciato. “Agghiacciante”
La carica ricoperta da D’Ambrosio appare destinata ad eternarsi nei secoli. Ma, a sentire il parere del diretto interessato, è caratterizzata anche dalla precarietà. “Un tecnico che, come me, si assume certe responsabilità, non può vivere sotto la perenne minaccia di essere rimosso dal suo incarico”. L’ultima di queste minacce è arrivata la scorsa settimana dalla Camera, quando il deputato avellinese del M5s Carlo Sibilia ha firmato un emendamento al decreto Terremoto per sopprimere la struttura commissariale. Proposta raccolta da altre forze d’opposizione, ma respinta dall’Aula, col voto del Pd e del resto della maggioranza. Anche stavolta, dunque, pericolo scampato. “Quello che è avvenuto – si sfoga, a distanza di ore ma ancora furioso, D’Ambrosio – è agghiacciante. Questi signori alla Camera parlano di cose che non conoscono”. Ce l’ha con chi ha appoggiato l’emendamento M5s: Lega Nord, Fratelli d’Italia, qualcuno del Misto. “C’è ad esempio questa deputata, lì, la Castello…”. Castiello. Giuseppina Castiello, napoletana, è da poco passata da Forza Italia alla Lega Nord. “Ecco, proprio lei. Mi ha definito un ‘commissario fantasma’, ha detto che non si sa quello che faccio. Io ogni mese mando le mie relazioni al governo e al Parlamento. Se le legga, questa signorina. E sappia che in questi 14 anni ho assunto 1640 decreti e firmato 27mila lettere di corrispondenza: ce la seppellisco sotto”.

Monti provò ad abolirlo, Renzi lo rimise al suo posto
D’Ambrosio denuncia quella che definisce “ferocia delle balle” con cui viene messa in discussione la sua carriera. Romano, classe ’46, D’Ambrosio viene assunto Matteo Renzi e Mario Montinel 1993 come dirigente dal ministero dello Sviluppo economico. Lo stesso che, 10 anni più tardi, lo nomina con chiamata diretta commissario per l’Irpinia. “Commissario ad acta, non straordinario. Vuol dire che io sono comunque tenuto a rispettare le leggi canoniche”. Un incarico che D’Ambrosio continua a svolgere anche dopo il 2011, quando va in pensione (“Circa 3mila euro al mese”).

Nel giugno del 2012 sembra avvicinarsi la conclusione della sua esperienza, nel momento in cui il governo Monti stabilisce che la struttura commissariale dovrà essere smantellata al termine del 2013. “Una scelta scellerata”, la giudica oggi D’Ambrosio. E non deve esser stato l’unico a pensarlo, se a maggio 2014 un nuovo decreto del governo Renzi lo rimette al suo posto fino alla fine del 2016. A dicembre scorso il Milleproroghe provvidenziale che garantisce a D’Ambrosio altri 12 mesi. In quel caso, nessuna protesta da parte delle opposizioni.

Il governo: “E’ gratis”. Lui: “No, guadagno 65mila euro all’anno”
Tutto ciò è assurdo”, protesta D’Ambrosio. “È assurdo che io debba lavorare restando appeso ogni anno al gancio del Milleproroghe. Così non si può andare avanti”. Dunque cosa chiede al governo? “Di trovarmi un sostituto, perché io me ne vado”. E quando? “Anche domani, se qualcuno entrasse al mio posto. Non ci sto a fare la vita che faccio, senza neppure riuscire a vedere mio figlio ed essere costantemente additato come l’emblema di sprechi e inefficienze”. Proprio alla Camera le opposizioni hanno parlato di uno stipendio annuo da 100mila euro. “Ignoranti. Quella cifra corrisponde al costo dell’intera struttura. Io, per me, ne prendo solo una parte. Percepisco 65mila euro lordi all’anno”. In ogni caso, quindi, il suo incarico non è “a titolo assolutamente gratuito”, come ha garantito in Aula, a nome del governo, il sottosegretario Paola De Micheli. Una svista? Una menzogna? “Bisognerebbe chiederlo al sottosegretario”. Questo giornale ci ha provato, più volte, alla ricerca di un chiarimento, senza mai ottenere risposta. “Io posso solo dirvi – prosegue il commissario – che il resto del budget, 35mila euro, serve a pagare i miei collaboratori e i costi della struttura. Faccio presente che avrei a disposizione 15mila euro per le missioni e che ne spendo però solo 5mila, visto che durante le mie trasferte dormo in dei cessi d’albergo. Ma poi, fatemi capire: quale sarebbe l’alternativa?”. Rocco Palese, deputato fittiano, dice ad esempio che si potrebbe tornare ad affidarsi a un prefetto, come è già accaduto in passato proprio per l’Irpinia. “Roba da pazzi: significherebbe far crollare tutto. Questo incarico richiede competenze specifiche e un impegno costante, con interventi d’urgenza per i quali si viene svegliati anche di notte”.

D’Ambrosio racconta che quando è arrivato, nel 2003, si ritrovò a dirigere 71 opere, per un totale di 102 milioni, “inaugurate dopo il sisma del 1980 e rimaste incomplete o mai cominciate”. E gli espropri, con migliaia di procedure sospese. Il progetto più importante che D’Ambrosio ha per le mani è la Lioni-Grottaminarda, la strada a scorrimento veloce che dovrebbe collegare la Napoli-Bari alla Salerno-Reggio Calabria. Un’opera indicata come strategica nel 1981. “Ma i primi finanziamenti sono arrivati nel 2013. Ecco i tempi della politica”.

L’altro commissario in Irpinia: addetto alla galleria dell’Acquedotto Pugliese
In Irpinia, però, D’Ambrosio non è l’unico commissario che supervisiona i lavori post-sisma. C’è anche Roberto Sabatelli, “commissario delegato” che è chiamato a realizzare la cosiddetta Pavoncelli-bis: una galleria che dovrebbe sostituire il cunicolo che in passato collegava la Valle del Sele a quella dell’Ofanto e costituiva il primo tratto dell’Acquedotto Pugliese. Danneggiata dal sisma 37 anni fa, si decise di rimpiazzarla, nel 1985, con una galleria doppione che però resta ancora una grossa incompiuta. Il commissario, che ha il compito di provvedere all’approvazione dei vari progetti, oltreché all’appalto e all’esecuzione dei lavori, resta comunque al suo posto. Come nel caso di D’Ambrosio, anche per Sabatelli l’unico avviso di sfratto arrivò da parte del governo Monti. Seguì una analoga marcia indietro; e lo stesso decreto del maggio 2014 riportò in vita entrambe le strutture, prorogate poi di nuovo nel dicembre scorso fino alla fine del 2017. Chissà che allora anche Sabatelli, in segno di solidarietà nei confronti del collega, non decida adesso, pure lui, di mollare tutto.