Senza un portabandiera tricolore la sfida tra gli “stranieri” è da sempre destinata a perdere gran parte dell’interesse nostrano. L’occhio balza sulle star altisonanti, vuoi che siano interpreti o registi. Solo la cinefilia spinta ama vedere i propri beniamini premiati ai festival internazionali apparire nella cinquina inevitabilmente più esotica ai gusti degli americani. Di fatto si tratta di una categoria “a sé”, spesso assai poco glamour a meno che sul palco non salgano star internazionali note anche a Hollywood, oppure politicamente sovversive ai regimi costituiti. Poiché gli 89mi Oscar coincidono con l’inizio dell’era Trump, il dichiarato nemico della comunità culturale americana, non c’è dubbio che l’Academy approfitterà della fatidica Notte per alzare la voce, specie a sostegno di uno dei candidati “stranieri” vessati dal trumpiano Muslim Ban. È noto, infatti, che l’iraniano Asghar Farhadi non sarà presente ad accompagnare il suo film candidato Il Cliente, e il paradosso vuole che le quote di una sua possibile vittoria siano salite vertiginosamente a seguito del vergognoso “divieto”. Trapelano voci di un possibile collegamento Skype con il cineasta da Teheran, evento che farebbe salire alle stelle l’impatto mediatico della celebrazione degli Academy Awards.