Fidejussioni comunali a copertura di mutui bancari “che in diversi casi potrebbero aver superato la soglia prevista dalla legge antiusura”. Un’esposizione finanziaria di almeno 260 milioni di euro che pesa come un macigno sulle casse del Comune di Roma (e dunque sui servizi ai romani), figlia di prestiti che gli imprenditori concessionari dei cosiddetti Punti Verde Qualità – vasti parchi attrezzati e dati in concessione a operatori privati per essere messi a reddito – non hanno mai onorato. Ora, grazie a un carteggio fra banche di cui IlFattoQuotidiano.it è in possesso, alle denunce di un imprenditore e alla testimonianza resa alla nostra testata dal magistrato ed ex assessore capitolino alla Legalità, Alfonso Sabella, si scopre che proprio quei finanziamenti potrebbero essere impugnati dal Campidoglio, essendo in parte derivanti da contratti “irregolari”. Finora i vertici del Campidoglio non hanno dato seguito alle richieste di ridiscussione del credito, sono in ritardo sulle operazioni di riacquisizione al patrimonio delle aree e non hanno affidato la delega politica a uno degli assessori, lasciando tutto in capo ai tecnici del segretariato generale. Il risultato è che il debito (di fatto) del Comune tiene in scacco altri servizi: come scritto anche dai revisori dell’Oref – l’organo di controllo che ha prima bocciato e poi approvato con riserva il bilancio 2017 della Capitale – la vicenda “ritiene necessario un incremento nell’arco del triennio degli stanziamenti relativi al fondo passività potenziali”. Tradotto: soldi bloccati per pagare un debito altrui che dovrebbe essere ben inferiore, o almeno spalmato nel tempo.

COSA SONO I PUNTI VERDE QUALITÀ – Facciamo un passo indietro. I Punti Verde Qualità nascono da un’intuizione di Francesco Rutelli, sindaco negli anni ’90. L’idea era buona: riqualificare il verde di Roma, per lo più abbandonato, assegnando intere aree a imprenditori provenienti dal mondo dello sport e della cultura, i quali avrebbero potuto realizzare, su una fetta limitata di terreno, delle attività economiche a destinazione ludico-culturale, come impianti sportivi, teatri, botteghe di artigiani e ristoranti che oggi definiremmo a “chilometro zero”. Con quali soldi? Il Comune si sarebbe fatto garante per il 95% delle somme finanziate da istituti come Banca di Credito Cooperativo e Istituto Credito Sportivo.

Purtroppo, l’utopia rutelliana si è scontrata ben presto con il tessuto truffaldino operante nel sottobosco romano. Alcuni concessionari hanno fatto entrare in società soggetti senza scrupoli che hanno gonfiato le cubature e stravolto i progetti, anche grazie alla connivenza di alcuni funzionari capitolini, finiti poi in manette a cavallo fra il 2012 e il 2013; altri, semplicemente, non hanno restituito alle banche nemmeno un euro di quanto ottenuto in prestito, pur continuando a gestire attività economiche nel frattempo votate al business sfrenato (multinazionali del fitness e del cibo, sale slot, multisala, ecc.).

Simbolo di questo scandalo quella che doveva essere la Città del Rugby di Spinaceto, struttura costata oltre 30 milioni di euro ma mai terminata, dove il “verde” non esiste e vi è stato realizzato un campo da gioco per la palla ovale che non rispetta nemmeno le misure regolamentari per disputarvi gare ufficiali. Alla fine dei conti, ci sono 11 concessionari che da anni non pagano i mutui e devono restituire ancora 120 milioni di euro, da sommare ad almeno altri 140 milioni relativi agli arretrati degli altri imprenditori. Il tutto mentre il presidente Anac, Raffaele Cantone, firma pareri dove si dice che le 64 assegnazioni sono avvenute tutte con procedure “illegittime” e che non sono stati effettuati i collaudi: per questo chiede al Comune di rientrare in possesso delle aree.

IL CARTEGGIO E I “TASSI USURAI” – Eppure questa situazione non è solo responsabilità dei personaggi che hanno popolato la vicenda. Esiste un carteggio fra Banca di Credito Cooperativo e Credito Sportivo, di cui siamo in possesso, dove si apprende che la Bcc si rifiuta di restituire all’Ics un mutuo di secondo livello di 5 milioni di euro, alla luce di una “perizia contabile allegata” nella quale “si adombra senza mezzi termini” addirittura “l’usurarietà del tasso effettivo del finanziamento”, con conseguenza “la restituzione degli interessi ad oggi pagati all’Istituto”. L’ipotesi che delle banche di questa importanza – l’80% dell’Istituto Credito Sportivo appartiene al Ministero dell’Economia e il 6% al Coni – possano aver concesso finanziamenti a tassi fuori legge avrebbe del clamoroso, e di questa ipotesi si trova traccia anche in un esposto alla Procura di Roma presentato da Andrea Ciabocco, uno degli imprenditori insolventi concessionario del Parco della Madonnetta. Ma è davvero possibile una cosa del genere? Ulteriore conferma arriva da Alfonso Sabella, magistrato antimafia chiamato nel 2015 da Ignazio Marino a fare l’assessore alla Legalità, che durante la sua breve avventura in Campidoglio aveva anche la delega ai PvQ. Contattato da IlFattoQuotidiano.it, Sabella spiega: “Parliamo di un problema di carattere tecnico – ricorda – Credito Sportivo e Bcc hanno considerato quei mutui come ‘altri crediti’. Conseguentemente, si è applicata una percentuale molto più elevata del consueto. Siccome il mutuo è di solito garantito da un immobile, il tasso soglia di usura è molto più basso e in questa circostanza sarebbe stato superato. In realtà, in alcuni casi, se si considerano commissioni e altre spese, anche volendoli considerare come ‘altri crediti’ il tasso-soglia è stato comunque sforato”.

VIA D’USCITA E IMMOBILISMO – Insomma: oggi Virginia Raggi si trova sotto la sua poltrona in Campidoglio una bomba economica da un quarto di miliardo, derivante da truffe perpetrate negli anni ma anche da finanziamenti bancari con tassi oltre le soglie di legge. Cosa fare? “Il mio piano era chiaro – spiega ancora Sabella, che aveva trattato in parte l’argomento nel suo libro “Capitale Infetta” (Rizzoli, 2016) – ovvero esigere dalle banche la rimodulazione dei mutui, spalmare tutto a 30 anni, accertare le responsabilità degli istituti, salvare il salvabile e risanare il bilancio. La Bcc era disponibile, il Credito Sportivo meno. Poi la Giunta Marino è caduta”. All’attuale amministrazione pentastellata, che appare tentennante, si chiede di affrontare subito il problema. Lo fa in particolare Ignazio Cozzoli, consigliere di centrodestra che ha chiesto e ottenuto una seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina per martedì 14 febbraio. “E’ ora che il M5S prenda in mano la situazione – spiega a IlFattoQuotidiano.it – chiediamo che la sindaca e i suoi assessori si impegnino a riaprire immediatamente il tavolo con gli istituti di credito e i concessionari, per liberare il bilancio di Roma Capitale da questo fardello insostenibile e restituire alla cittadinanza aree verdi che altrimenti cadrebbero nel degrado”.