Tutti a scuola sì, ma i libri sono solo per pochi fortunati. Non i meno abbienti, perché il famoso “bonus” di Stato – se arriva – arriva molto dopo il suono della campanella. Succede a Napoli, dove il comune l’anno scorso non è riuscito a erogarli e anche quest’anno, nonostante gli sforzi di Regione e Comune per accelerare la burocrazia resta il buio in fondo al tunnel: così in tutte le secondarie di primo grado e nelle classi del primo anno di superiori di Fuorigrotta, Bagnoli, Secondigliano, Ponticelli di libri non c’è traccia. Così almeno 25mila famiglie attendono ancora l’aiuto, quando l’anno scolastico è già oltre la metà. Ma non è un’eccezione, è la regola. Ne dà conto il Mattino in un’inchiesta che si allarga ad altre regioni partendo da una rilevazione di Save The Children pubblicata a settembre dell’anno scorso.

L’associazione aha monitorato l’erogazione dei buoni in tutte le regioni. Buoni previsti per legge a favore delle famiglie con basso reddito (sotto i 10.633 euro) che in assenza di quel sostegno vedrebbero ostacolato il diritto all’istruzione dei figli. Solo le province autonome di Trento e Bolzano, Valle d’Aosta e Friuli- Venezia Giulia che garantiscono il comodato d’uso gratuito a tutti gli alunni frequentanti la scuola dell’obbligo fanno arrivare i libri in tempo utile, le altre “non riescono a mettere in campo misure efficaci atte a garantire l’acquisto dei libri di testo per tutti gli studenti a inizio anno scolastico, in particolare per i meno abbienti”.

Per l’anno scolastico 2016/2017 il piano di riparto regionale approvato dal MIUR prevede una somma di 103 milioni di euro come contributo all’acquisto dei libri di testo. L’assegnazione dei fondi è calcolata in base alla distribuzione degli studenti meno abbienti ma la burocrazia blocca l’erogazione del bonus. Ogni regione, in attuazione della propria competenza, gestisce l’operazione bonus con tempistiche, modalità e criteri propri, senza assicurare nella maggior parte dei casi un equo accesso “né in termini di congruità né di tempestività”. Basti pensare che a fronte di un tetto di spesa fissato dal MIUR per le scuole secondarie di primo grado che va da 294 euro per la prima media a 132 euro per la terza, i rimborsi o i bonus variano di molto (da 120 euro massimo in Lombardia a 800 euro massimo in Liguria) senza soddisfare nella gran parte dei casi la reale richiesta delle famiglie. Sono infatti pochissime le amministrazioni che garantiscono una copertura totale delle spese: dei comuni interessati nel monitoraggio solo due riferiscono di rimborsare il 100% della spesa effettiva sostenuta dagli utenti.

Questo perché, da una parte il sistema di ripartizione dei fondi non si basa su un monitoraggio del reale fabbisogno da parte delle famiglie, dall’altra perché vengono poste numerose restrizioni nell’accesso. I criteri per poter richiedere un buono libri o rimborso delle spese sono nella maggior parte dei casi molto restrittivi: ad esclusione delle regioni che prevedono il comodato d’uso gratuito, solo 6 regioni allargano il tetto di accesso alle famiglie con un ISEE maggiore a 10.633 euro o prevedono criteri preferenziali per le famiglie particolarmente svantaggiate. Ad aggravare la complessità del sistema di supporto all’acquisto ai libri di testo “sono poi i ritardi burocratici dovuti ai numerosi passaggi istituzionali che hanno ripercussioni ormai croniche in tutte le regioni italiane, ad eccezione di quei rari casi in cui i bonus o i libri vengono dati ad inizio anno scolastico”. Infine, solo poche regioni prevedono la copertura della spesa anche per l’acquisto di altro materiale scolastico, dizionari o e-readers. Eppure “sono proprio questi materiali, insieme ai libri, a pesare di più sulle spalle delle famiglie che, come testimoniato dalle esperienze riportate dal monitoraggio, faticano ad acquistare tutto il necessario per garantire un adeguato percorso di studio dei loro figli”.