“La diversità è la nostra forza e la tolleranza religiosa è un valore che noi canadesi amiamo”, ha detto il primo ministro canadese Justin Trudeau, parlando subito dopo l’attacco avvenuto in una moschea di Quebec City, costato la vita a sei persone. Un’affermazione che ribadisce la linea lanciata dal premier liberale in contrapposizione alle ultime mosse di Donald Trump. Il giorno dopo la firma del presidente americano sull’ordine esecutivo che ha chiuso le porte degli Stati Uniti per 3 mesi ai musulmani provenienti da 7 paesi (Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen) e sospeso per 120 giorni il programma di ammissione di tutti i rifugiati, Trudeau ha risposto postando su Twitter con l’hashtag #WelcomeToCanada.


“A quelli che fuggono da persecuzioni, terrore e guerra: i canadesi vi daranno il benvenuto, indipendentemente dalla vostra fede. La diversità è la nostra forza”, ha scritto il 28 gennaio il premier canadese, mentre nel frattempo i primi iracheni venivano detenuti e interrogati negli aeroporti Usa. Poco dopo ha pubblicato anche uno scatto che lo ritrae con una bambina siriana, accolta da Trudeau all’aeroporto di Toronto insieme a un gruppo di rifugiati.

Il primo ministro canadese punta molto sul valore dell’accoglienza non solo a livello comunicativo. Lo scorso 10 gennaio ha nominato ministro dell’Immigrazione, dei Rifugiati e della Cittadinanza il somalo Ahmed Hussen. A 39 anni, è il primo arabo musulmano a diventare ministro federale in Canada. Fuggì da Mogadiscio a 16 anni e arrivò nel Paese con lo status di rifugiato. Con la nomina Trudeau ha voluto sottolineare il suo impegno per accoglienza e integrazione delle persone di origine straniera in Canada. Nel 2016, il Paese ha accolto sul suo territorio 25mila rifugiati siriani. Lo scorso 7 dicembre fece il giro del mondo il video in cui un commosso premier ascoltava la dichiarazione di un rifiugiato siriano che si diceva “orgoglioso di essere canadese”.