Alfa Romeo Giulia: l’anno prossimo arriva la versione station wagon. O forse no? Dopo le autorevoli anticipazioni dello scorso ottobre, alla conferenza FCA tenutasi al Salone di Detroit 2017 Marchionne fa le prove tecniche di dietrofront: “Non lo so se faremo la Giulia Station Wagon: per adesso stiamo guardando come va la Stelvio in questo momento non sono convinto se dare priorità a fare una station, invece di insistere sulla strategia delle suv Alfa Romeo. Quella delle familiari, del resto, è una partita tutta e solo europea“. In effetti l’ad non ha tutti i torti, anche se i competitor diretti – Bmw, Mercedes e Audi – sono tutti ampiamente attrezzati in tema di giardinette di lusso, soprattutto perché nel remunerativo segmento premium europeo le familiari valgono circa il 42% delle vendite.

È invece in perfetta sincronia con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca l’annuncio del maxi investimento in USA da parte di FCA: un miliardo di dollari e 2.000 nuovi posti di lavoro. “Continuiamo a rafforzare gli Stati Uniti come hub manifatturiero globale per quei veicoli essenziali per il mercato delle Suv”, aveva commentato Marchionne poche ore fa, “sarà effettuato nell’arco di tre anni e riguarderà gli stabilimenti di Warren, in Michigan, dove saranno prodotte la Jeep Wagoneer e la Grand Wagoneer, e di Toledo (Ohio), dove nascerà anche il nuovo pick-up up della Jeep”. Mentre per rispondere ai sorrisetti dei cronisti più maliziosi presenti al NAIAS 2017, il numero uno del colosso italo-americano ha assicurato che “la mossa annunciata poche ore fa sui nuovi investimenti in America non è legata all’insediamento del nuovo presidente”.

Sembra invece confermato l’impasse sul futuro delle berline compatte del gruppo: “Non abbiamo trovato partner validi né dal punto di vista delle architetture né dei costi”, dice Marchionne. Anche se l’interesse della compagnia che guida è altrove: “La necessità di rinnovarle non c’è, perché l’80% dell’aumento delle vendite dal 2011 a oggi è arrivato da suv e pick-up. Se lo avessimo saputo all’epoca, non avremmo investito in quel modo sulla Dart“, che è stato un vero bagno di sangue per FCA. Volendo leggere fra le righe, comunque, il discorso sembra poter essere valido anche per la nuova Fiat Punto, di cui vi abbiamo parlato la settimana scorsa.

Se non altro l’uomo col maglione blu ha aperto definitivamente la porta alla guida autonoma: sulla prima Marchionne specifica che FCA raggiungerà il 4° livello di questa tecnologia – cioè sistemi capaci di effettuare manovre complesse come superare ostacoli improvvisi, effettuare cambi di direzione, svoltare e sostituirsi al guidatore se quest’ultimo non risponde in maniera adeguata ad un imprevisto – già nel prossimo quinquennio, sfruttando l’alleanza con Google.

Mentre in tema di propulsione elettrica ed ibrida la strada sempre ormai tracciata: “Non credo che il mondo si sveglierà un giorno e ci saranno solo auto elettriche, per ragioni ecologiche ed anche economiche, ma la tendenza è quella”. Specie perché l’adeguamento dei motori diesel al rispetto delle future norme in tema di emissioni inquinanti appare insostenibile: “i costi andrebbero al di là di quelli degli ibridi elettrico-benzina. Adeguare l’80% dei nostri motori alle norme future comporta un investimento di mezzo miliardo di euro. È chiaro che a queste condizioni il futuro del diesel nel campo automobilistico è seriamente a rischio”.

Smentite le voci su ipotetiche cessioni di Alfa e Maserati, ma sulla graticola rimane Magneti Marelli, ritenuta “non essenziale per FCA”: anche se la vendita dell’asset della componentistica automotive italiano potrebbe essere meno semplice del previsto, dopo il forfait dei coreani di Samsung. Peraltro al CES2017 l’azienda di Corbetta (Mi) ha presentato gruppi ottici di nuova concezione, che incorporano telecamere, radar, sensori a ultrasuoni e lidar: tutto l’hardware necessario per la guida autonoma.

Mentre sull’impegno di Ferrari in Formula 1, Marchionne è speranzoso: “I ragazzi stanno lavorando senza sosta, a Natale hanno fatto solo due giorni di vacanza. La macchina pare cresca bene, il motore al banco gira alla grande. Però stavolta non commetterò l’errore dell’anno scorso, vediamo cosa succede quando scenderemo in pista”. L’ad è comunque pronto a lasciare le redini del comando alla fine del 2018, quando al suo posto arriverà un manager scelto dall’interno di FCA; ma non prima di aver raggiunto l’obiettivo dei 9 miliardi di utile operativo e cinque di utile netto. Auguri…