Ennesimo aumento per la doppia tratta autostradale A24 (Roma-L’Aquila-Teramo) e A25 (Torano-Avezzano-Pescara), in concessione da quindici anni alla Strada dei Parchi del gruppo Toto. L’unico collegamento diretto tra l’Adriatico e il Tirreno, che si snoda anche attraverso oasi e parchi naturali, castelli e borghi storici. Peccato però che molti, soprattutto autotrasportatori, e studenti e lavoratori pendolari diretti a Roma, abbiano smesso di prenderla vista l’inesorabile escalation delle tariffe. Quest’anno il ritocco sarà del +1,62% medio, e bruciano ancora i numeri del recente passato. Negli ultimi 13 anni su A24 e A25 i pedaggi sono aumentati infatti del 187%, e dal 2009 al 2016 l’aumento è stato del 42,88% a fronte di una lievitazione dell’inflazione del 10%. Oggi per coprire (in auto o in moto) i 208 km che separano Pescara Nord da Roma, casello-casello, bisogna sborsare 21 euro e 30 centesimi. Quasi il doppio del costo dei biglietti dei pullman che tutti i giorni percorrono la medesima tratta.

“Un comportamento inqualificabile e vergognoso che si trascina da anni – queste le parole di Gianni Melilla, deputato pescarese di Sinistra Italiana -. La nostra autostrada è vecchia e insicura. Basta ricordare come per 100 km da Chieti a Magliano dei Marsi non c’è alcuna stazione di servizio. Uno scandalo nazionale”. Quattro anni fa manifestarono il proprio dissenso numerosi sindaci, imprenditori e sindacalisti abruzzesi; ma da allora gli aumenti non sono cessati, perché stabiliti dal bando di gara e dalla convenzione di inizio 2000. Rincari automatici. In teoria, nemmeno l’Anas potrebbe nulla contro la moltiplicazione delle tariffe su A24 e A25.

“I proventi dei pedaggi sono destinati a sostenere le spese di ammodernamento, gestione e manutenzione della rete”, nonché “a recuperare il prezzo pagato in caso di procedure di vendita o privatizzazione – replica la società Strada dei Parchi di Carlo Toto -. E i criteri per la determinazione delle tariffe sono stati stabiliti da un bando di gara in base a un insieme di parametri quali il tasso di inflazione, il totale degli investimenti effettuati, gli ammortamenti e i costi di gestione. Il meccanismo di calcolo è fissato rigidamente da una formula che è inserita nella convenzione e nelle norme in materia di servizio pubblico dato in concessione. Queste sono polemiche strumentali e abitudinarie, stucchevoli”.

Aggiunge Melilla: “E’ ora che le istituzioni abruzzesi facciano sentire la loro voce, a fianco dei cittadini, pendolari e autotrasportatori”. La politica sta alla finestra: “Il più potente esponente politico abruzzese, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, è uno che si è autodefinito nei processi che lo hanno coinvolto “damo di compagnia” dei Toto (Carlo è stato anche suo testimone di nozze) – racconta Maurizio Acerbo, leader abruzzese di Rifondazione comunista -. Nell’anno passato abbiamo ottenuto una grande vittoria sventando il mega-progetto da 6,7 miliardi e 50 km di nuove gallerie presentato da Toto per allungare la concessione di altri 35 anni, a cui D’Alfonso aveva dato parere favorevole senza averne mai parlato, né in campagna elettorale, né dopo”.