Mentre la ricerca prosegue senza sosta parte da Barcellona la prima sperimentazione clinica sull’uomo di una nuova terapia cellulare per tentare di fermare la sclerosi multipla, una malattia autoimmune che colpisce tre milioni di persone nel mondo e 70mila in Italia. Proprio dal nostro paese arriva la notizia della scoperta di una “fonte” di neuroni nelle meningi che potrebbe fornire una nuova arma anche contro la SM.

Intanto due team di ricercatori vareranno quasi contemporaneamente dal mese prossimo in due ospedali catalani, l’Hospital Clinic e il German Trias i Pujol ‘Can Ruti’, la prima applicazione all’uomo di una terapia cellulare dendritica finora sperimentata, con successo, solo sui topi. La sperimentazione catalana – come riporta l’Ansa – interviene in un momento di fermento nella ricerca contro la Sclerosi Multipla. Negli ultimi giorni due studi internazionali pubblicati sul New England Journal of Medicine hanno illustrato una nuova terapia farmacologica basata su una sostanza, il ocrelizumab, che potrebbe sostituire migliorandone gli effetti quelle finora usate fra cui l’interferone per cercare di frenare la progressione della malattia.

A volte definita “il cancro del sistema nervoso” la Sclerosi multipla – in forma remittente-recidivante o progressiva – ha effetti devastanti sui malati, spinti verso la disabilità fisica e cognitiva. La terapia cellulare dendritica avviata dai ricercatori catalani usa il sangue dei pazienti per combattere il ‘suicidio’ del sistema immunitario provocato dalla patologia. Le cellule dendritiche sono trattate in laboratorio fra l’altro con vitamina D3 e poi reiniettate nel paziente con la ‘missione’ di combattere l’attacco contro la mielina condotto dagli anticorpi ‘devianti’ dei linfociti B che porta all’infiammazione del tessuto nervoso, a lesioni e alla morte dei neuroni.

La Sclerosi multipla si sviluppa in modo diverso praticamente in ogni malato. Cosi anche la terapia cellulare dendritica è stata pensata “in forma personalizzata, con dosi diverse, per ogni paziente” spiega Pablo Villoslada, il neurologo galiziano trapiantato im California che guida il team SM del Clinic di Barcellona. La spinta avanti in corso nella ricerca sulla Sm rende più ottimisti gli specialisti: “finora eravamo come i primi oncologi, che potevano solo dire ai malati ‘avete il cancro, ma non possiamo guarirlo’. Ora ci avviciniamo al momento in cui anche noi potremo iniziare a proporre soluzioni” afferma Villoslada. Venti pazienti si sottoporranno per sei mesi alla sperimentazione clinica del Clinic, patrocinata dalla Fondazione Gaem di Vicens Oliver e diretta dalla basca Irati Zubizarreta, e del Can Ruti nel servizio Sm della neurologa Cristina Ramo. Se sarà un successo, la terapia potrà essere estesa ad altri malati nel 2018.