Si tuffò in acqua subito dopo aver mangiato e morì annegata. E adesso oltre alla perdita della figlia 14enne, i genitori dovranno affrontare un’indagine penale (e forse un processo) per omicidio colposo e omissione di controllo genitoriale. La vicenda riportata da il Messaggero non ha precedenti: per la prima volta una madre e un padre devono rispondere davanti alla legge della morte di un figlio provocata da un incidente.

I fatti risalgono al giugno 2011, quando la famiglia decide di passare una giornata al lago del Salto, a Borgo San Pietro di Petrella, in provincia di Rieti. Per pranzo decidono di fermarsi in uno stabilimento balneare. Mangiano abbondantemente. Poi i genitori si sdraiano su un prato sulle rive del lago. Mentre le due sorelle si avvicinano all’acqua. La più grande si tuffa, nuota per qualche metro, poi scompare. La più piccola di 8 anni corre ad avvertire il papà che si tuffa e cerca di recuperare la ragazzina. Arriva anche un’eliambulanza che trasporta la 14enne al Policlinico Gemelli di Roma. Quando arriva in ospedale le sue condizioni appaiono subito gravissime. Secondo i medici del 118 di Rieti, i primi a intervenire, la ragazzina è rimasta in apnea per cinque minuti. Viene subito ricoverata in Terapia intensiva, dove muore. L’autopsia conferma che è morta per una congestione causata dall’aver fatto il bagno nell’acqua fredda a stomaco pieno.

Secondo la Procura di Rieti, guidata da Giuseppe Saieva, quella disgrazia si sarebbe potuta evitare se i genitori avessero prestato più attenzione. Le indagini non sono ancora chiuse. Il gup ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 18 gennaio. A quel punto deciderà se mandare a processo o meno i genitori. Il giudice ha anche disposto una nuova perizia con l’obiettivo di accertare che la ragazza sia morta per il bagno, come ha già stabilito l’autopsia.

Oltre all’omicidio colposo, ai genitori viene contestato – scrive il Messaggero – di aver violato “gli obblighi di legge derivanti dalla loro qualità”. Secondo il pm “omettevano di vigilare sul comportamento della minore e di impartirle idonee informazioni sui rischi della balneazione postprandiale, e non impedivano alla medesima di tuffarsi a stomaco pieno nelle acque del lago del Salto”.

Anche il gestore dello stabilimento balneare è accusato di omicidio colposo per “imprudenza, negligenza e imperizia”. Non solo. Perché “oltre che in violazione del regolamento citato, ometteva di predisporre un idoneo presidio di salvataggio continuativo durante il funzionamento dell’impianto, e comunque di apporre semplici cartelli indicativi del pericolo derivante dalla balneazione non assistita“.