Donald Trump ha selezionato il generale dei marine in pensione James Mattis come capo del Pentagono. L’annuncio da parte del presidente eletto è arrivato in Ohio, nel corso del “thank you tour” nelle zone del Paese che gli hanno dato la vittoria l’8 novembre. “Non ve lo voglio dire, mi rifiuto di dirvelo… nomineremo ‘Mad Dog’ Mattis come nostro segretario alla difesa, non lo annunceremo sino a lunedì, quindi non ditelo a nessuno”.

La nomina arriva dopo un incontro che i due hanno avuto a fine novembre al golf club di Trump a Bedminster. Allora il militare si era rifiutato di fare qualsiasi dichiarazione, ma Trump aveva spiegato che Mattis “è una cosa seria”. Il transition team ha cercato in un primo tempo di negare la nomina – rivelata per primo dal Washington Post. Poi è appunto arrivata la conferma dello stesso Trump in Ohio.

Nonostante il soprannome – Mad Dog – James Mattis è una scelta destinata a rassicurare gli ambienti militari e quelli politici di Washington. Mattis dovrebbe ricevere il via libera del Senato senza molti problemi, anche se avrà bisogno di una speciale esenzione per diventare segretario alla difesa (ha infatti lasciato la carriera attiva da meno di sette anni). Fin da quando il suo nome è emerso come possibile capo del Pentagono, i giudizi, soprattutto dei repubblicani, sono stati sostanzialmente positivi. “Jim Mattis ha un rispetto profondo per gli uomini e le donne che hanno messo le loro vite in prima linea per il nostro Paese”, ha detto Kori Schake, ex consulente alla difesa per John McCain e un esponente del movimento “never Trump”. E proprio McCain, che guida l’Armed Service Committee del Senato, ha definito Mattis “un impressionante e straordinario leader”.

La speranza di molti è che Mattis riesca a neutralizzare le spinte troppo radicali che un altro ex generale, Mike Flynn, nominato da Trump adviser alla sicurezza nazionale, potrebbe portare in questa amministrazione. Mattis, ha raccontato Trump durante il suo incontro con la redazione del New York Times, è l’uomo che ha fatto riflettere il futuro presidente sull’inutilità della tortura. “Un pacchetto di sigarette e un paio di birre funzionano meglio della tortura”, avrebbe spiegato Mattis a Trump, che si è detto “molto impressionato” da quella risposta, che pure non sarebbe servita “a farmi cambiare totalmente idea”.

Il soprannome di ‘Mad Dog’ viene a Mattis soprattutto per la tendenza a parlare chiaro e ad attaccare senza molti giri di parole gli alti gradi del Pentagono e i politici – la cosa gli ha anche guadagnato un hashtag, #mattisisms. Resta tristemente famosa la frase che pronunciò nel 2005, “è divertente ammazzare certa gente”, riferita ai militanti contro cui gli Stati Uniti combattevano in Iraq e Afghanistan. Altra frase spesso citata è quella che Mattis avrebbe pronunciato in Iraq, nella provincia di Anbar, di fronte a un interlocutore locale: “Vengo in pace. Non porto con me l’artiglieria. Ma ti imploro, con le lacrime agli occhi: se cerchi di fottermi, ti ammazzo”.

Sul piano della politica internazionale, Mattis condivide alcune posizioni del circolo ristretto di Trump, ma su altre è in netta contrapposizione. Ha per esempio avversato esplicitamente la politica sul nucleare iraniano di Barack Obama (che pure lo ha nominato al comando dello US Central Command) e ha affermato che l’Iran è “un caso che deve essere trattato come una minaccia alla stabilità regionale” (tutte le sue ultime dichiarazioni, da civile, sono del resto improntate a una critica decisa della politica estera di Obama, che ha accusato di di “atrofia strategica”). Sulla Russia Mattis è invece molto più freddo del futuro presidente. Ha criticato la politica “disgraziata e pericolosa” di Vladimir Putin e ha messo in guardia contro ogni conciliazione con “le violazioni russe della legge internazionale”.

Altra questione che potrebbe mettere Mattis in contrasto con Trump riguarda la Siria e in generale l’intero Medio Oriente. Il futuro segretario alla difesa ha nel passato criticato un diretto impegno americano in Siria – definita “una guerra molto, molto seria” – e ha in seguito chiesto che gli Stati Uniti armino i ribelli siriani (cosa che Trump, alla ricerca di buoni rapporti con Mosca, potrebbe non voler fare). Mattis ha inoltre sempre evitato qualsiasi assimilazione tra Islam e terrorismo, spiegando che i militanti islamisti si “nascondono dietro un falso abito religioso”. Queste posizioni sono in netto contrasto con quelle esposte da Mike Pompeo, il futuro capo della Cia, o dallo stesso Flynn, che ha nel passato detto che “temere l’Islam è razionale”.