“Signorina, LaMia 933 è in guasto totale, guasto elettrico totale, senza carburante“. A parlare è il pilota dell’Avro Regional RJ85 della compagnia boliviana Lamia, precipitato lunedì notte con 77 passeggeri a bordo, tra cui i calciatori della squadra brasiliana Chapecoense che stavano andando a Medellin per giocare la finale della Coppa Sudamericana. Solo sei persone, tra cui tre giocatori, sono sopravvissute all’incidente. Di cui ora gli inquirenti colombiani con la collaborazione di colleghi arrivati da Brasile, Bolivia e Regno Unito stanno ricostruendo le cause anche grazie alle drammatiche registrazioni audio della torre di controllo. Lo schianto dell’aereo potrebbe essere stato causato proprio dalla mancanza di carburante.

Prima sui social network ha cominciato a circolare un messaggio vocale registrato su WhatsApp in cui il pilota di un aereo Avianca che si trovava vicino Medellin al momento dell’incidente, Juan Sebastian Upegui, raccontava di avere sentito via radio il collega del velivolo della Chapecoense, Miguel Quiroga, dire di avere problemi con il carburante e chiedere il via libera a atterraggio d’emergenza. Poi in serata la radio colombiana W Radio ha pubblicato in esclusiva l’audio della conversazione di Quiroga con la torre di controllo. “Signorina, Lamia 933 è in guasto totale, guasto elettrico totale, senza carburante”, dice il pilota. Ma, secondo il racconto del pilota di Avianca, l’impiegata avrebbe detto che “c’era un’emergenza con un altro aereo” che volava da San Andres a Bogotà e aveva chiesto l’autorizzazione di atterrare a Medellin per un guasto. “Il pilota ha continuato a scendere e noi abbiamo visto passare l’aereo. Poi ha dichiarato l’emergenza e ha detto che aveva un totale guasto elettrico”, ha detto Upegui nel messaggio vocale rilanciato da diversi media locali. Dalla conversazione con la torre di controllo, tuttavia, emerge anche che alla fine l’impiegata aveva detto al pilota “pista libera e si attende pioggia sulla superficie, Lamia 933, pompieri allertati”.

Il direttore generale della compagnia Lamia che operava l’aereo caduto, Gustavo Vargas, in dichiarazioni rilasciate al canale boliviano Unitel e al quotidiano Pagina Siete ha detto che il pilota, se avesse notato un deficit di combustibile, avrebbe potuto fare rifornimento a Bogotà, ma ha scelto di non farlo. “Abbiamo alternative, un’alternativa vicina era Bogotà e se lui (il pilota ndr.) vedeva che aveva mancanza di combustibile, aveva tutto il potere di andare a fare rifornimento”, ha spiegato il manager. Secondo il direttore generale di Lamia, inizialmente era previsto che l’aereo si rifornisse di carburante nella città boliviana di Cobija, nel nord, vicino alla frontiera con il Brasile, ma il piano è poi cambiato per mancanza di tempo, e il pilota “ha preso la decisione di non entrare a Bogotà perché ha pensato che il carburante sarebbe bastato”.

Intanto parlano anche i sopravvissuti: “Le luci si sono spente poco prima dell’impatto. Poi non ricordo altro”, ha raccontato Ximena Suarez, assistente di volo boliviana della compagnia LaMia, che dispone di soli tre aerei, due dei quali bloccati a terra per manutenzione. Ximena, 28 anni, è stata trovata dai soccorritori all’interno della fusoliera ed è ricoverata in ospedale con fratture alle gambe e alle braccia ma i medici la considerano fuori pericolo. Il suo collega boliviano Erwin Tumiri, tecnico di bordo della LaMia ma fuori servizio su volo per Medellin, ha raccontato di essersi salvato per aver rispettato le procedure di emergenza. “Molti si sono alzati dai loro posti in preda al panico, gridando. Io sono vivo perché mi sono messo in posizione fetale, con una valigia tra le gambe, come prevede il protocollo di sicurezza in caso di incidenti”, ha raccontato.

L’aereo caduto, l’Avro Regional RJ85 della compagnia boliviana Lamia specializzata in voli charter per gli spostamenti di squadre di calcio, si è schiantato contro il monte Cerro Gordo della località di La Union, nel dipartimento di Antioquia, mentre si avvicinava verso l’aeroporto di Medellin. Tre dei sopravvissuti sono giocatori della Chapecoense, ancora tutti in ospedale: il portiere di riserva, Jackson Follmann, ha subìto l’amputazione della gamba destra, il difensore Helio Neto resta in terapia intensiva con diversi traumi a cranio, torace e polmoni e il difensore Alan Ruschel ha subìto un intervento alla spina dorsale. I corpi di tutte le vittime sono stati recuperati e verranno riportati in Brasile e Bolivia. A Chapeco, la città brasiliana della Chapecoense, il club ha in programma di mettere a disposizione il suo stadio per una veglia. E allo stadio di Medellin, quello dell’Atletico Nacional contro cui la Chapecoense avrebbe dovuto giocare proprio in serata, è in programma un omaggio alle vittime.