Quel modo di registrarsi è poco sicuro e non garantisce che ad effettuare l’operazione sia il reale richiedente. Una beffa, oltre al danno di una ‘militarizzazione’ che i Forestali non hanno ancora digerito, si è materializzata davanti ai dipendenti del Corpo quando hanno scoperto come funziona la piattaforma attraverso la quale, entro il 13 dicembre, devono indicare se e dove vogliono essere assegnati nel caso in cui rifiutassero il passaggio nelle forze armate o in polizia. Perché tutto passa attraverso tre sole credenziali: il proprio numero di matricola, il codice fiscale e un indirizzo mail registrato su un qualunque dominio. Sarebbe molto semplice, dunque, ‘spedire’ al Segretariato regionale per la Calabria del ministero dei beni e delle attività culturali, attivo a Catanzaro, un forestale che non ha alcuna intenzione di finire in un ufficio. E farlo a sua insaputa.

Per questo il Sapaf, il sindacato autonomo di polizia ambientale e forestale, e l’Ugl hanno scritto una lettera di diffida al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia: vogliono che “i termini finali di presentazione dell’istanza per esprimere le preferenze di assegnazione in relazione all’offerta di mobilità” vengano differiti e prevedano “differenti modalità di registrazione che garantiscano adeguati livelli di sicurezza e certezza nell’individuazione dei fruitori dell’offerta”.

La storia è l’ultimo strascico di una battaglia che i Forestali stanno combattendo affinché il corpo non venga sciolto trascinando gli 8.200 dipendenti nei carabinieri, in polizia, nei vigili del fuoco o nella guardia di finanza. Tutti, eccetto 659 persone per le quali è possibile la mobilità in altri settori statali, a seconda della disponibilità di posti. Il modo con il quale dev’essere effettuata la richiesta, secondo i sindacati, è però talmente semplice da creare il rischio che sia qualcun altro a effettuare l’operazione dalla quale dipende la possibile futura destinazione del richiedente.

La procedura prevede la registrazione sul sito www.mobilita.gov.it, il quale tra l’altro, sempre secondo i rappresentanti sindacali, non ha “connotazione giuridica sostitutiva della notifica legale” del decreto legislativo ancora non pubblicato in Gazzetta ufficiale né sul Bollettino ufficiale del Corpo forestale. Per iniziare la procedura – definita sullo stesso portale “non più modificale” – basta essere in possesso di un indirizzo mail registrato su qualsiasi dominio, del codice fiscale e del numero di matricola del dipendente. E qui scatterebbe il problema: perché, è l’obiezione dei sindacati, quei dati sono disponibili a tutte le 8.200 guardie forestali. Quindi una richiesta che dovrebbe essere personale, può essere inoltrata da qualsiasi altro dipendente, magari per dispetto a un collega o per ritorsione nei confronti di un sottoposto.

A supporto della tesi, ilfattoquotidiano.it ha ricevuto tutti i passaggi di una registrazione effettuata con le credenziali di un’altra persona senza però che fosse premuto il tasto ‘conferma’ alla fine della procedura: nessun ulteriore inserimento di documenti è richiesto né ci sono particolari passaggi che restringano il campo delle possibili violazioni. “Il ministero ha deciso di procedere a tappe forzate verso il nostro smembramento. Nella fretta di cancellarci hanno pensato bene – spiega un forestale a ilfattoquotidiano.it – di affidare a un sistema insicuro le modalità di scelta della destinazione di chi vuole sfruttare la mobilità. Potrei passare le prossime due ore a spedire una decina di colleghi in uffici della pubblica amministrazione, a loro insaputa. E se poi la loro domanda venisse realmente accolta, quanto ci metterebbero a spiegare che non è stata una loro scelta?”.