“Le donne sono più di buon senso, più accomodanti, più capaci di trovare delle soluzioni non aggressive, non violente. Per questo le donne sono più intelligenti degli uomini”. Sono parole di Umberto Veronesi, il grande oncologo scomparso la sera di martedì 8 novembre. Per allestire la camera ardente, Milano ha aperto le porte della sala Alessi a Palazzo Marino, dove centinaia di milanesi si sono messi in fila per un ultimo saluto a “un grande uomo” (foto). Moltissime le donne, dalle ammiratrici alle tante pazienti oncologiche. Infinitamente grate perché “mi ha salvato la vita, ma anche la mia femminilità. Mi ha permesso di conservare me stessa”. Una testimonianza che ricorre tra i ricordi commossi dei momenti difficili. “Il professore si è circondato di donne anche in ambito professionale”, racconta chi lavora all’Istituto Europeo di Oncologia da lui fondato nel 1991, confermando la sua capacità “di comprendere le donne, il valore aggiunto della maternità nell’esperienza umana e professionale di una persona”. “Superiorità del mondo femminile“, la definiva Veronesi. E le ‘sue’ donne, in fila davanti alla camera ardente, sobriamente confermano: “Ma è bello che a dirlo fosse un uomo”. “E poi le donne hanno più cultura – sosteneva Veronesi – Se vai a una mostra di quadri sono donne, se vai a teatro sono donne. Se vai allo stadio sono uomini, perché lo stadio è aggressività. Oggi l’aggressività maschile non serve più. E’ un peso che crea nevrosi perché in una società civile l’aggressività non può più essere sfogata. Allora ricorri al mobbing, alla tortura psicologica dei dipendenti, tratti male i tuoi figli. Questo crea una superiorità del mondo femminile su quello maschile che gli uomini accettano malvolentieri. E allora il femminicidio diffuso non è altro che un sintomo di disagio del mondo maschile che si vede superato”