Il governo britannico non può avviare la procedura prevista dall’art. 50 del Trattato di Lisbona per notificare il recesso volontario e unilaterale del Regno Unito dall’Unione Europea se non dopo aver consultato il Parlamento. Questa la conseguenza della sentenza pronunciata stamattina dalla High Court di Londra che ha accolto il ricorso di alcuni cittadini che contestavano al governo la facoltà di servirsi della Royal Prerogative, cioè dei poteri dell’esecutivo, per innescare la procedura per la Brexit.

L’avvocato David Pannick e altri avvocati dei ricorrenti hanno immediatamente chiesto al tribunale una dichiarazione ufficiale con la richiesta al governo di coprire i costi legali dei loro clienti. Da parte sua l’avvocato James Eadie, che ha sostenuto le ragioni del governo, ha ringraziato il tribunale per la rapidità della decisione, ma non per il suo contenuto.

Prima di comunicare la decisione, il Lord Chief Justice ha dichiarato che la materia di cui è stata investita la Corte è di sua competenza trattandosi dell’interpretazione di un punto di legge. Con questo ha dato una risposta a chi contestava il fatto che il potere giudiziario stava travalicando i suoi limiti, invadendo il campo dell’esecutivo e del legislativo.

Nella sua premessa il Lord Chief Justice ha voluto ricordare che sia gli avvocati del governo che quelli dei ricorrenti, nel corso delle udienze, avevano accettato che la notifica secondo l’art. 50 non potesse essere, a seconda delle condizioni, ritirata una volta innescata.

La precisazione è importante perché, secondo alcuni costituzionalisti e secondo lo stesso Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, lo Stato membro che intende lasciare l’Unione potrebbe, nel corso delle trattative, revocare unilateralmente la sua notifica di recesso perché l’art. 50 non dice nulla di esplicito a questo proposito e, in mancanza di un divieto esplicito, sarebbe possibile ritirare la richiesta.

Se dunque la notifica secondo l’art. 50 partisse senza consultare il Parlamento i cittadini britannici perderebbero definitivamente alcuni dei diritti acquisiti grazie ad una legge del Parlamento, il European Communities Act del 1972, che ha ratificato il trattato sull’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità Europea, e questo non è costituzionalmente possibile senza una nuova legge del Parlamento.

L’avvocato Eadie ha già chiesto alla Corte il certificato necessario al governo per procedere con una richiesta di appello e la Corte ha acconsentito. Il ricorso del governo non è stato ancora  presentato ufficialmente, ma si presume che ciò avverrà a breve e, in questo caso, sarà la Corte Suprema ad avere l’ultima parola.