Prima le critiche alla legge di Bilancio affidate alla carta stampata. Poi l’attacco in viva voce da Torino sulla questione degli esodati. Per la seconda volta in una manciata di ore Tito Boeri mette nel mirino l’esecutivo guidato da Matteo Renzi. “Mi sembra che gli impegni del governo sulle salvaguardie degli esodati non siano tanto credibili. Speriamo che nella seconda fase del confronto con i sindacati, il prossimo anno, si possa mettere in campo una strategia coerente. Bisogna vedere se il governo avrà la forza per farlo”, ha detto il presidente dell’Inps durante un workshop sul welfare organizzato a Torino. In particolare l’economista si riferiva ai continui interventi sugli esodati: “Ci avevano detto che il settimo sarebbe stato l’ultimo, invece c’è stato l’ottavo e ho già il tam tam del nono“.

Il primo affondo era arrivato dalle colonne del Corriere della Sera: principale obiettivo la legge di Stabilità, approvata dal governo due settimane fa e non ancora arrivata in Parlamento. “La mia riforma delle pensioni costava meno“, ha detto il presidente dell’Inps: “La manovra sulle pensioni è positiva nella parte in cui elimina le ricongiunzioni onerose fra casse previdenziali diverse e per la “flessibilità in uscita“, ma bisogna stare “attenti a non aumentare il fardello che grava sulle generazioni future”.

Boeri si è anche detto preoccupato dalla sanatoria su penali e interessi per i possibili “effetti sulla raccolta contributiva. Con operazioni di questi tipo c’è sempre il rischio di dare segnali di lassismo, non vorrei si indebolisse la campagna fatta per contrastare l’evasione”. Infatti, c’è già un “effetto sulle riscossioni, che sono crollate da quando in Italia si è cominciato a parlare di questa rottamazione delle cartelle”.

Il presidente Inps ha quindi replicato al ministro Padoan che, in merito alla “sua proposta per la flessibilità pensionistica” sostiene che implica “un aumento dei costi”. “In termini di debito pensionistico”, ha detto, “le nostre proposte lo riducevano. Per due motivi, primo applicavano i coefficienti di trasformazione, che danno sostenibilità al nostro sistema, e ogni flessibilità che veniva concessa era pienamente all’interno di quei parametri. In più la proposta Inps prevedeva un’operazione di riduzione parziale delle pensioni in essere. Facendo queste operazioni il debito pensionistico scendeva di circa 4 punti di Pil, una riduzione importante”.

Secondo le stime dell’Inps “ciò che oggi è scritto nella legge di bilancio, gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull’Ape social, aumenta il debito pensionistico di circa 20 miliardi. Poi ci sono i costi legati all’estensione della fascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d’imposta per chi chiede l’Ape di mercato. E varie altre questioni aperte, che possono generare ulteriori spese”. Inoltre, “non è detto che dopo il 2018 sarà facile interrompere l’Ape social” e “se questo strumento venisse rinnovato anche solo nella forma attuale e reso strutturale, calcoliamo che ci sarebbero altri 24 miliardi di debito pensionistico. Dunque in totale 44 miliardi in più“.

Boeri ha anche parlato della referendum sulla riforma della Costituzione: se da una parte ha detto di non potersi esporre personalmente, dall’altra ha parlato dei benefici che potrebbero esserci con la riformulazione della seconda parte della Carta. “Come voto? Non posso dichiararmi come funzionario pubblico. Mi auguro solo che le persone riflettano sui contenuti del referendum, quello che c’è dentro”. Ma ha anche aggiunto: “Il nuovo titolo V potrebbe darci gli strumenti per far meglio le politiche sociali in Italia”.